Le probabili fasi finali del capitalismo finanziario
par Damiano Mazzotti
venerdì 10 aprile 2026
Il trasformismo dell'attuale capitalismo finanziario seriale è stato ben approfondito in un saggio, allo stesso tempo semplice e complesso: "Capitalismo senile. Dal Covid a Gaza, la macchina che divora il mondo" (Edizioni La Vela, Lucca, 2025, 195 pagine, euro 18).
Il professor Fabio Vighi è molto abile e sintetico nello spiegare che l'attuale capitalismo finanziario si occupa sempre più dei superlucrosi affari legati alle finanze e alle armi. Oggi il terrore è diventato un fenomeno mediatico costante: attira tutta l'attenzione e la devia dal mondo reale e dal mondo degli affari, permettendo a pochissimi miliardari di fare gli affari più lucrosi.
Probabilmente stiamo vivendo la fase terminale "del modello di socializzazione capitalista: una debacle insieme socioeconomica, culturale e psicologica che da qualche anno è entrata nella sua fase più calda" (p. 169). L'attuale "turbo-accelerata implosiva degli ultimi anni prevede ora una condizione di destabilizzazione permanente", che richiede delle guerre continue, un banale sistema "che assomiglia al disturbo delirante paranoico di chi vede ovunque" un nemico e una probabile invasione (p. 169). Negli ultimi anni le persone normali si sono rifugiate sempre di più nella visione dei film, anche per sfuggire alla realtà, sempre più avvinghiante e problematica. In questo modo quasi tutti foraggiano i primi grandi capitalisti che hanno investito nelle società che gestiscono i film digitalizzati.
L'attuale "fallimento di civiltà" è quasi "perfettamente riuscito, ma viene pervicacemente rimosso" (p. 171). E "La nebbia emergenziale è da tempo la merce più preziosa nelle mani di chi controlla i flussi di denaro" (p. 172). Ora la geopolitica è diventata "pura deterrenza finanziaria. Il rumore della guerra dev'essere continuo e assordante per garantire due dinamiche essenziali al prolungamento dello status quo: il supporto a un settore speculativo sempre più autoreferenziale e la demolizione dell'infrastruttura socioeconomica reale, che fino a mezzo secolo fa era ancora calibrata sugli ideali della mobilità sociale, del benessere delle classi medie e del consumismo quale insuperabile orizzonte antropologico di massa" (p. 172). Il mondo si è trasformato nel business internazionale dei miliardari.
Così "le banche centrali forniscono quantità sempre crescenti di contante elettronico creato con il mouse del computer", che beneficia soprattutto il sistema bancario e le grandi aziende, senza una reale utilità per quanto riguarda il 90 per cento dei cittadini. Possiamo interpretare la modernità "come un disturbo ossessivo-compulsivo socializzato dal lavoro intensivo di massa", un "tratto che accomuna tanto il capitalismo quanto il socialismo reale" (un suo "figliastro ribelle; p. 11). Tutto può diventare abitudine. Tutto può diventare normale.
Oggi "La de-dollarizzazione in corso, non può che apparire logica in termini di pragmatismo capitalista, ma evidentemente ha già innescato conflitti intra-sistemici (Ucraina, Medio Oriente) che potrebbero espandersi fino a soddisfare pulsioni apocalittiche" (p. 174). L'attuale Capitalismo Finanziario sembra essere arrivato molto vicino al suo esaurimento...
Inoltre, "dopo la recente confisca di 300 miliardi di dollari di attività russe in Occidente, ormai anche i più devoti filoatlantici cominciano a rendersi contro di quanto sia pericoloso fidarsi del dollaro" (p. 178). Ora le grandi nazioni del mondo sanno bene che il dollaro è diventata "una merce" pericolosa. Del resto "Se la bolla azionaria dovesse scoppiare, Cina, Russia, India e altri Paesi BRICS avrebbero almeno una copertura parziale (al netto delle difficoltà oggettive di battere nuova moneta comunitaria". In realtà "nessuno può sfuggire al proprio destino socialmente interconnesso (p. 179). Tutti i grandi stati del mondo sono diventati molto interdipendenti e gli sviluppi finanziari futuri saranno molto indicativi e determineranno importantissimi cambiamenti negli attuali rapporti di forza globalizzati.
La nuova crisi è semplicemente sempre più vicina: "Il gigantesco onere debitorio accumulato dalle "economie avanzate" viene costantemente prorogato mediante l'emissione di nuovo debito, che svaluta il denaro e destabilizza intere società (introduzione). Comunque le guerre servono anche a distrarre i cittadini dalle importanti questioni politiche interne che vengono dibattute dai grandi stati occidentali: USA, Regno Unito, Francia, Germania.
In definitiva si può affermare che "le speculazioni a leva su un enorme aggregato di valore fittizio sono un sanguinario gioco di specchi" (p. 173). Il valore deve restare irrealizzato per non creare il proprio vuoto, e "Il trucco funziona solo nella misura in cui il denaro fiat [il denaro liquido a corso legale] non viene rivendicato come reale riserva di valore". Una grande recessione "potrebbe rivelarsi il meccanismo di gran lunga più efficace per alleggerire il peso del debito" (p. 187). In ogni caso, il vasto peso finanziario viene naturalmente spostato sulle generazioni future.
Godetevi pure "il teatrino politico" e la "gestione cleptocratica della crisi" (p. 195). Prima o poi i grandi giochi finanziari finiranno male per quasi tutti. E finiranno molto male per tutti gli altri.
Fabio Vighi vive e lavora presso l'Università di Cardiff dal 2000. Qui insegna cinema e teoria critica (per approfondimenti: https://teoriacritica.org). Ha scritto vari libri in lingua inglese, ed è codirettore dello "Zizek Centre for Ideology Critique" dell'Università di Cardiff (la capitale del Galles).
Nota globale - Si può affermare che "quando si tratta di rinviare gli effetti catastrofici della trappola del debito, possiamo essere certi che la macchina del potere USA metterà d'accordo i suoi variegati rappresentanti (Partito della Guerra, Alta Finanza, Deep State); e magari anche qualcuno tra i suoi "nemici geopolitici" (p. 171).
Nota basilare - Poiché "gran parte dei giri d'affari globali sono in un modo o in un altro ancora "garantiti" da titoli del Tesoro USA - debito negoziato in ogni sede finanziaria del mondo - sembra legittimo concludere che siamo tutti immersi nella medesima "necessità" globalizzata. "Da qualche anno, però, il declino dell'Occidente sta convincendo diversi attori geopolitici a chiamarsi fuori da una mano di poker in cui il banco è palesemente moroso" (p. 174). Così gli Stati Uniti creano sempre un grandissimo nuovo debito: sono stati "chiamati nel 2025 a rifinanziare una quota di debito sovrano pari a circa 9 trilioni di dollari, corrispondente a un quarto dello stock complessivo" (introduzione).
Nota sul periodo epidemico covidiano - Indubbiamente "Il Covid è servito anche a questo: ad addestrare le popolazioni a segregazione e sudditanza civile" (è stato soprattutto un "grande esperimento", p. 179).
Fuoriscena aforistico - "La passione fondamentale dell'essere umano è l'ignoranza" (Jacques Lacan); "Per tutta la vita le pecore hanno paura del lupo, ma poi vengono mangiate dal pastore" (Proverbio africano); "L'obiettivo è una guerra senza fine, non una guerra di successo" (Julian Assange); "Ogni liberazione dipende dalla coscienza della servitù" (Herbert Marcuse, filosofo sociologo e politologo, morto nel 1979); "Il mercato ama le guerre" (Fabio Vighi, p. 190).
Fuoriscena finale - "Quello che io propongo, perciò, è molto semplice: niente di più che pensare a quello che facciamo" (Hannah Arendt).