Le oscure ambizioni eugenetiche di Jeffrey Epstein
par Annalisa Martinelli
lunedì 20 aprile 2026
C'è ancora molto da scrivere e scoprire su Jeffrey Epstein. Il caso è in continua evoluzione, diverse le piste investigative, e ad ogni nuova tranche di documenti pubblicati, dai Tribunali o dal Governo americano, si aggiungono tasselli al grande puzzle. Il sovraccarico informativo, che coinvolge élite globali, rende il tutto complesso, e la verità difficile da afferrare.
I documenti rivelati non riguardano solo i reati commessi, delineano anche un'importante rete di relazioni, un sistema di abusi e potere. Finora, sembrerebbe essere emersa solo la punta dell'iceberg.
Dietro la facciata del finanziere filantropo, Jeffrey Epstein coltivava un profondo interesse per il DNA, che andava oltre la semplice curiosità scientifica. Sfociava in una vera e propria ossessione legata all'eugenetica e al transumanesimo. Il suo obiettivo era manipolare il codice della vita, per assicurarsi una forma di immortalità biologica. Al centro di questa visione si colloca il suo Zorro Ranch, nel New Messico, che intendeva adibire a laboratorio umano. Progettava di inseminare un gruppo di donne contemporaneamente, con il suo patrimonio genetico. Per Epstein, il DNA rappresentava uno strumento di potere, per sconfiggere la morte e lasciare un'impronta indelebile nella specie umana.
Grazie ai documenti emersi e alle testimonianze di scienziati che hanno partecipato alle sue cene, si delineano progetti inquietanti. Voleva elevare sé stesso a "seme dell'umanità", creare quindi una razza umana con il suo DNA (convinto che i suoi geni fossero superiori). Era affascinato dall'idea di "migliorare" il codice genetico umano. Aveva perfino pianificato di far congelare la sua testa ed il suo pene dopo la morte, nella speranza che la scienza futura potesse clonarlo.
Epstein considerava il DNA un codice da poter hackerare o un software da riscrivere, per ottenere longevità e intelligenza superiore. Elargiva donazioni milionarie a Istituzioni prestigiose come Harvard e il MIT (Massachussets Institute of Tecnology) per poter gravitare intorno a luminari della scienza e tentare di influenzare le loro ricerche. La sua ricchezza lo faceva sentire invincibile, convincendosi di avere il diritto di influenzare l'evoluzione della specie umana.
Il suo era un mecenatismo tattico e anche predatorio. Non usava il suo denaro per sostenere realmente il progresso della ricerca: dava enormi quantità di soldi per ottenere prestigio, "lavare" la sua immagine, avere accesso nei circoli del potere intellettuale, per ottenere legittimità sociale e protezione.
Il MIT è una delle Università di ricerca più influenti e prestigiose al mondo, con sede a Cambridge, negli Stati Uniti. All'interno del MIT c'è il noto Media Lab, un laboratorio che si occupa di progetti futuristici, tra informatica, biologia e design. Epstein ha concentrato proprio sul Media Lab i suoi finanziamenti.
Da un'indagine indipendente dello studio legale Goodwin Procter, pubblicata nel gennaio 2020, sono emerse in totale dieci donazioni all'Istituto MIT, tra il 2002 e il 2017, per una somma complessiva di 850.000 dollari. Solo la prima donazione, del 2002, destinata alle ricerche del professor Marvin Minsky, è stata effettuata prima che Epstein fosse registrato ufficialmente come predatore sessuale. La prima condanna ufficiale di Jeffrey Epstein risale al 30 giugno 2008. Si dichiarò colpevole di due capi d'accusa nello Stato della Florida: sollecitazione alla prostituzione e sollecitazione alla prostituzione di una minorenne. Rimarrà nella storia come una delle sentenze più discusse e opinabili del sistema giudiziario americano, per via del cosiddetto "accordo di non perseguibilità" (non-prosecution agreement). Fu condannato a 18 mesi di reclusione, e di fatto ne fece 13. Gli fu concesso, grazie all'accordo, di uscire di prigione per lavoro 12 ore al giorno, sei giorni su sette, per recarsi al suo ufficio di Palm Beach. Rientrava in prigione solo per dormire.
Quel patto scellerato, ha protetto i carnefici e non le vittime, ed è stato una specie di scudo legale totale. Ha comportato il blocco delle indagini federali per almeno un decennio, immunità e protezione estesa a tutti ipotenziali co-cospiratori non identificati, nonché la segretezza dell'accordo nei confronti delle vittime. Epstein aveva strapotere economico e politico, schierò uno stuolo di avvocati per intimidire e pressare il sistema giudiziario ottenendo un trattamento di favore. L'accordo è stato negoziato segretamente tra i procuratori e gli avvocati di Epstein, escludendo in modo ignobile le trenta vittime identificate all'epoca, che avrebbero avuto il diritto di opporsi. Il patto ha congelato i fatti, permettendo per dieci anni ad Epstein e alla sua rete di complici di agire indisturbati, fino al secondo arresto nel 2019.
L'arteficie principale del patto è stato Alexander Acosta (l'Accusa), all'epoca Procuratore Federale del Distretto Sud della Florida. Anni dopo, nel 2017, fu nominato Segretario del Lavoro nell'Amministrazione Trump. Fu costretto a dimettersi nel 2019, proprio a causa dell'ondata d'indignazione che il patto aveva generato e in seguito al secondo arresto di Epstein.
I finanziamenti di Jeffrey Epstein al MIT Media Lab sono stati deliberatamente registrati come anonimi. La decisione è stata presa da un ristretto gruppo di dirigenti e accademici, aggirando le normali procedure, perché conoscevano i suoi precedenti penali. Joichi "Joi" Ito (Ex Direttore del Media Lab) è stato il principale sostenitore del legame con Epstein. Ha istruito il personale a mantenere segreta l'identità del donatore, usando lo pseudonimo di "Voldemort" (il riferimento è al cattivo della saga di Harry Potter).
Jeffrey Epstein riusciva ad entrare al MIT Media Lab, nonostante fosse una figura bandita dalle istituzioni a causa dei reati sessuali, grazie ad espedienti di copertura coordinati da Joy Ito e dal suo staff. Durante queste visite segrete, Epstein cercava di influenzare e finanziare filoni di ricerca che rispecchiavano le sue ossessioni personali.
Lo scandalo è esploso pubblicamente nel settembre 2019, a seguito di un'inchiesta del New Yorker, che ha svelato i finanziamenti occulti di Epstein al MIT. Immediate le dimissioni del direttore Joi Ito, il 7 settembre 2019. Il presidente del MIT, Rafael Reif, che non era a conoscenza delle donazioni e delle visite di Epstein, ha commissionato un'indagine indipendente interna.
I tre vicepresidenti del MIT individuati dal rapporto investigativo dello studio Goodwin Procter del 2020 come responsabili di aver approvato le donazioni di Epstein sono: Israel Ruiz, all'epoca Vice Presidente e Tesoriere; R. Gregory Morgan, ex Vice Presidente e Consulente Legale Generale; Jeffrey Newton, ex Vice Presidente per lo Sviluppo delle Risorse.
Lo scandalo ha travolto diversi scienziati, tra cui il professore Seth Lloyd, che ha ricevuto fondi per le sue ricerche. Successivamente egli ha espresso pubbliche scuse alle vittime di Epstein.
Per rispondere allo scandalo e ricostruire la propria credibilità, il MIT ha varato una riforma radicale nei processi di accettazione delle donazioni.
Jeffrey Epstein finanziava la scienza per piegarla ai suoi desideri e ossessioni, non certo per far progredire l'umanità. MIT e altre Istituzioni d'élite erano per lui strumenti di un vasto progetto: una visione distorta della sociobiologia, in cui potere, successo, ricchezza e dominio non erano conquiste morali, piuttosto tratti ereditari, scritti nel DNA di un'élite. Se la biologia guida tutto, l'etica per Epstein passa in secondo piano. Se il potere è biologico, chi lo detiene è "geneticamente superiore". Epstein manipolava i concetti della psicologia evoluzionistica per giustificare le sue perversioni. Intendeva sostenere che la pulsione di accoppiarsi con molteplici partner giovani fosse un impulso biologico naturale e necessario per la propagazione dei geni migliori. Si autodefiniva un "maschio alfa", guidato dall'impulso biologico a diffondere il proprio codice genetico. Una narrazione che usava per trasformare i suoi crimini in "necessità evolutive".