Le frequenze, il Professore e i giannizzeri del Cavaliere

par Daniel di Schuler
giovedì 19 aprile 2012

Mentre Fidel Confalonieri fa ricorso al Tar del Lazio contro la decisione, presa dal ministro Passera, di annullare il Beauty Contest, il PdL arriva a minacciare la stabilità del governo, se questo non dovesse trovare un modo per far avere a prezzo di favore le frequenze a Mediaset.

Sia vero o no, come vuole una voce diffusa in rete, che, quando l’attuale Governo si è insediato, nelle casse dello stato vi fosse denaro bastante a coprire le spese per non più di quindici giorni, appare evidente che per Monti ed i suoi sia una sfida trovare di che pagare ogni mese stipendi e pensioni. E’ quello che spesso tendono a dimenticare i loro critici; i molti che propongono soluzioni diverse rispetto a quella di “cavare il sangue alle rape”. Soluzioni che possono avere dei pregi, ma, per solito, non quelli della facilità e, soprattutto, rapidità dell’incasso. Iniziative magari lodevoli, ma che necessitando di tempi lunghi che questo Governo, anzi lo Stato, in questo momento non ha.

In simili condizioni, mentre per tirare avanti chiede sacrifici alla stragrande maggioranza dei cittadini, non dovrebbe esservi il minimo dubbio su quel che debba fare lo Stato nel caso venda un pezzo del proprio patrimonio: ottenere la cifra più alta possibile e nel più breve tempo possibile.  

Detto questo è evidente che l’assegnazione delle frequenze televisive dovrebbe avvenire in unico modo: con un’asta pubblica in cui sono date a chi più paga.

Chiunque proponga altre soluzioni a questo non problema ha in mente interessi diversi da quelli del Paese. Gli stessi che dovevano muovere il governo Berlusconi quando, pochi mesi fa, in una situazione poco meno drammatica, scelse di assegnarle con la formula del “beauty contest”; eufemismo inglese (quando i nostri politicanti usano la lingua del Bardo è meglio serrare le natiche) per dire che sarebbero state date gratuitamente, o quasi, agli operatori già presenti sul mercato televisivo, primo tra tutti, ovviamente, Mediaset. Gli stessi interessi che ha a cuore chi, oggi, dopo che il ministro Passera ha annullato quella decisione, propone che Mediaset possa utilizzare per le trasmissioni televisive le frequenze che già gli sono state assegnate per i videofonini: come dire concedere a chi ha avuto la licenza per un chiosco su una spiaggia di costruivi un hotel cinque stelle.

E’ comprensibile che simili opzioni siano sostenute dai rappresentati di Mediaset e dal loro presidente, che ha presentato oggi ricorso al Tar del Lazio contro la decisione di Passera. Confalonieri ed i suoi collaboratori, difendendo l’indifendibile con argomentazioni che, mentre si chiede di pagare l’Imu anche ai vecchietti negli ospizi, non possono che apparire sofismi, non stanno che facendo il proprio mestiere; che prendersi cura degli affari della propria azienda e difendere i profitti dei suoi azionisti.

Meraviglia (non troppo a dire il vero) che simili tesi siano sostenute anche dai parlamentari del PdL, quasi che la difesa di quegli affari e di qui profitti fosse anche la loro ragion d'essere. Dopo essersi coperti di ridicolo, ed aver disonorato la propria istituzione, con voti memorabili come quello sul caso Ruby, i giannizzeri di Berlusconi, infatti, arrivano oggi a minacciare la stabilità del Governo, se questo non dovesse trovare una maniera per far avere gratuitamente a Mediaset le frequenze che altrimenti dovrebbe pagare. Una minaccia che Monti dovrà tenere bene in considerazione  perché  il loro è ancora il partito di maggioranza relativa tanto alla Camera quanto al Senato.

E’ questo il secondo dato che sembrano spesso ignorare i critici di Monti: a controllare e limitare il suo operato, a condizionare con i propri veti ogni sua iniziativa, c’è sempre un Parlamento, quello emerso dalle elezioni del 2008, che è in larga parte costituito da figuri che tutto fanno tranne rappresentare il popolo italiano “senza vincoli di mandato”.

Personaggi di cui è difficilissimo dire il mestiere, ma che per certo un mandato, anzi un mandante, continuano ad avere.


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