Le battaglie di sinistra nella cultura neoliberista
par Damiano Mazzotti
mercoledì 28 ottobre 2026
I nuovi conflitti sociali, presenti soprattutto nelle nazioni neoliberiste anglosassoni, sono ben sintetizzati da Mimmo Cangiano, in questo saggio ottimamente denso: "Guerre culturali e neoliberismo". Per noi europei, i vecchi conflitti sociali sono più comprensibili (Nottetempo Edizioni, Milano, 2024, 189 pagine, euro 17).
Prima di approfondire le cose è meglio precisare che il termine woke viene utilizzato nel saggio, "per evitare di dover ogni volta usare locuzioni del tipo "impianto culturale progressista", "senza alcun intento ironico e sarcastico, come del resto continuano a impiegarlo molte persone interne al movimento" (p. 17). Forse è meglio aggiungere che la cultura anglosassone vorrebbe imporsi in Europa, anche in questo modo.
Quindi l'argomento centrale consiste nelle valutazioni della "riformulazione, in ambito etico-culturale, di un marxismo sconfitto sul piano economico-politico" [capitalisticamente sconfitto anche in Cina]. Si tratta quindi di un "marxismo traslato dall'ambito economico a quello culturale" (William S. Lind, p. 17). Ma bisogna considerare che secondo il costruttivismo sociale, la conoscenza non è la passiva trasmissione informativa. La conoscenza viene completata con le principali interazioni: l'interazione sociale, il linguaggio e il contesto culturale. Ma la conoscenza oggi è ben poco gratuita.
In ogni caso, "L'identità è sempre stata una categoria filosofica fondamentale, ma assai più recente è il suo uso politico" (p. 166), e i presupposti identitari "sono serviti a specificare l'oppressione e le rivendicazioni (Sandro Mezzara, professore di Filosofia politica, Università di Bologna). Sicuramente, i temi legati alla giustizia sociale, al razzismo sistemico e alle questioni di genere, sono affrontati in maniera approfondita e concisa.
Per Andrew Sullivan, "i comunisti hanno deciso, per sopravvivere, di traslare la lotta fra proletariato e borghesia in quella fra gruppi privilegiati e non privilegiati, investendo di conseguenza le proprie risorse nel rovesciamento delle strutture culturali di potere legate al patriarcato" e ai privilegi della classe dei bianchi, per favorire una "cultura della vittima" che diventa una figura privilegiata (p. 18). Si tratta quindi di un gruppo molto ampio e molto chiuso. Inoltre, come affermava Margaret Thatcher, "Non è l'esistenza delle classi a minacciare la coesione di un paese, ma l'esistenza del senso di appartenenza a una di esse" (p. 29). Ma oggi molte persone sembrano appartenere solo a sé stesse.
Comunque il movimento internazionalista woke, "rischia di occultare non solo la dialettica fra sfruttamento e oppressione (e dunque la connessione fra modo di produzione e sistema delle relazioni sociali), ma in questo modo anche la capacità del capitale di modificare continuamente i suoi rapporti con i sistemi ideologici, dunque con le stesse modalità dell'oppressione" (p. 167). Chi gestisce i grandi movimenti di capitale, conosce molto bene la natura sociale umana più moderna. A lungo andare, "La loro ideologia diventa una religione, chi non la segue come una marionetta è un eretico" (p. 22). Anche oggi, in moltissimi casi, l'appartenenza ha più valore dell'intelligenza.
In definitiva questo saggio cerca di valutare a fondo la cultura woke e la cultura di sinistra, e cerca "di comprendere le ragioni della sua formazione, oltreché le possibilità politiche, e i rischi, che tale posizionamento presenta in rapporto al sistema di relazioni sociali in cui siamo" (p. 12). In questi ultimi anni, il marxismo e le ideologie liberal, sono arrivate ad essere quasi la stessa cosa (Suella Braverman, p. 18), e "Il primo obiettivo dei governi neoliberali [...] è la metamorfosi della società, la sua trasformazione in una macchina fondata sul mercato" (Guido Mazzoni, p. 115).
Mimmo Cangiano insegna Critica Letteraria e Letterature Comparate presso l'Università Ca' Foscari di Venezia. Da molti anni si occupa di modernismo europeo, marxismo e cultura di estrema destra.
Nota aforistica - "Certe persone vogliono avere champagne e caviale, quando ciò che dovrebbero avere sono birra e hot dog" (Eisenhower, p. 14); "Sebbene il marxismo rivoluzionario sia morto, il suo compagno, il marxismo culturale prospera" (Tim Montgomery, The Times; p. 18); Compro, dunque sono (Zygmunt Bauman, p. 116); "Noi non dipendiamo dal senso di giustizia delle classi dominanti" (Rosa Luxemburg, p. 135): "Se l'emancipazione femminile è impensabile senza il comunismo, il comunismo è impensabile senza l'emancipazione femminile" (Inessa Armand, p. 154).
Nota succulenta - A quanto pare, "Amazon favorisce la formazione di sindacati su base identitaria" e "Netflix sa che esistono fette di mercato basate sull'identità di razza, genere, orientamento sessuale, classe" (p. 126). E oggi, i lavoratori, sono sempre di più "la gallina dalle uova d'oro" (Vivek Chibbet, professore alla New York University, scrive per la rivista Jacobin; p. 150).
Nota essenziale - Del resto "i capitalisti sanno bene che le identità storicamente oppresse sono, anche lavorativamente, un bersaglio più facile" (p. 168). Negli ultimi anni, queste identità oppresse, sono diventate un bersaglio ancora più facile. Inoltre, si può vedere semplicemente "il politicamente corretto come uno strumento delle élite per controllare la comunicazione in senso egemonico" (p. 22). I più potenti vogliono avere sempre ragione.