La sintesi della vita di Kant di un giovane filosofo italiano
par Damiano Mazzotti
lunedì 2 novembre 2026
"La caffettiera di Kant" è il libro asciutto e limpido, di un filosofo italiano, che sintetizza bene la vita e i pensieri del grande filosofo Emmanuel Kant (Eugenio Radin, Ponte alle Grazie, 2026, 202 pagine, euro 16,80).
Emmanuel Kant fu il filosofo tedesco illuminista che ebbe una vita piuttosto abitudinaria, insieme ad un pensiero incredibilmente originale. Invece Eugenio Radin, è il giovane filosofo italiano che si è concentrato "sul lato più luminoso di Kant: quello avventuroso, che non ha nulla da invidiare agli eroi come Alessandro Magno, ai seduttori come Casanova o agli scienziati rivoluzionari come Copernico e Galileo". Nel libro è stata quindi esaminata la parte più libera del carattere di Kant.
Il percorso del sapere del filosofo tedesco, "ci mostra che, spesso, il senso della nostra vita lo si può ritrovare solo a posteriori, quando, guardandoci indietro, colleghiamo i puntini, e anche quelli che ci erano parsi imprevedibili giri di boa, fastidiosi ripensamenti, assumono il loro giusto posto nel percorso che ha contribuito a far di noi ciò che siamo" (p. 13). Tutti noi possiamo capire che gli anni di esperienza ci portano facilmente a una maggiore conoscenza.
Ma quando si è giovani, è più facile commettere grandi errori. Nella maggior parte dei casi "L'errore consiste nel voler capire i come senza prima interrogarsi sui perchè - nell'insistere sullo spiegare un pensiero, senza tuttavia fornire a quel pensiero la benché minima contestualizzazione" (p. 23). Questa procedura è decisamente poco utile.
La scuola ci vuole istruire "sulle grandi risposte che i più grandi pensatori hanno tentato di dare alle più grandi questioni dell'universo, senza tuttavia che a qualcuno venga in mente di chiarire quali sono le domande a cui queste risposte cercano di dare soluzione - senza che nessuno si prenda la briga di fornire il perché di quelle teorie che, private così della loro ragion d'essere, si trasformano in un'accozzaglia di nozioni estremamente difficili da digerire" (p. 23). Le cose più importanti della vita, sarebbe meglio farle affrontare da menti sufficientementi mature e almeno maggiorenni.
Tuttavia per capire il grande "labirinto che è la filosofia kantiana, dobbiamo allora partire da una domanda tanto banale quanto insolita: "Perché Kant scrisse la Critica della ragion pura? A quali quesiti stava cercando di dare risposta?". Anche i filosofi, come tutti gli uomini, sono figli del loro tempo e dal loro tempo tendono ad assorbire le idee, le novità, le battaglie" (p. 25). In ogni caso, "la realtà di fine Settecento è quella del tardo illuminismo", che "aveva tentato di portare l'ingegno umano al massimo delle sue potenzialità, di sostituire il pregiudizio con il ragionamento" (p. 26). In quel tempo esisteva una sola direttiva intellettuale: "Razionalizzare!" (p. 28).
Comunque per Kant la mente è simile a una caffettiera, e così, "quando noi conosciamo il mondo, in realtà non conosciamo il mondo in sé e per sé, bensì una versione del mondo processata e filtrata dalla nostra mente - resa più digeribile dai filtri installati in noi" (p. 70). Tutto è stato progettato per capire tutto quello che ci è più utile e più dannoso. Ma il mondo naturale è molto più vasto di quello che possiamo vedere e sentire. Il mondo è probabilmente inserito in una rete di fattori fisici troppo complessa da capire, anche per gli scienziati più specializzati.
Successivamente, nel 1804, Kant "è indebolito più che mai" e si trova "a ricevere qualche ospite venuto da lontano per rendere omaggio al grande filosofo di un tempo". Ma non riesce più "a trovare le parole. Quelle preziose parole che erano state l'arma con cui egli aveva combattuto la grande battaglia del pensiero" (p. 195). Immanuel Kant venne colpito da una tremenda demenza senile, che lo portò a morire il 12 febbraio 1804, a 79 anni.
Tutto quello che ci succede, prima o poi passa. Niente dura per sempre. La vita di tutti noi è fatta così. Kant era una persona molto abitudinaria, però è stato l'autore di un'opera vasta, elaborata e illuminante: "Critica della ragion pura". Inoltre ci ha lasciato un consiglio utilissimo: "Agisci in modo da trattare l'umanità, sia nella tua persona sia in quella di ogni altro, sempre anche come fine e mai semplicemente come mezzo" (p. 183).
E questo fu l'incredibile risultato di una grande solitudine.
Eugenio Radin è nato a Vicenza nel 1994 e dopo essersi laureato in Filosofia, si è impegnato nel mondo della comunicazione. Nel 2024 ha pubblicato un libro per insegnare a sopravvivere al dibattito pubblico: "Argomentare. Watson!". Oggi è diventato un giovane divulgatore digitale: www.popsophia.com/ospiti/eug...
Nota iniziale - "In un genere delle sue conoscenze, la ragione umana ha il particolare destino di venir assediata da questioni, che essa non può respingere, perché le sono assegnate dalla natura della ragione stessa, ma alle quali essa non può neppure dare risposta, perché oltrepassano ogni potere della ragione umana" (Immanuel Kant, p. 19).
Nota intelligente - "La ragione umana è esattamente l'intelligenza artificiale del suo tempo - cioè la cosa più chiacchierata, più discussa, più venerata, più abusata" (Eugenio Radin, p. 30). Dopo la morte di un suo caro amico, Kant "si rinchiuse in un leopardiano "studio matto e disperatissimo", e "in un silenzio editoriale da cui uscì, quasi vent'anni più tardi, la Critica della ragion pura" (p. 32).
Nota finale - Ricordo anche "gli appelli di Kant alla pace perpetua, a un cosmopolitismo fondato sulla Ragione, all'affrancamento dall'autorità, dal dominio, all'importanza di trattare l'umanità come fine e mai come mezzo!" (p. 197). Infine ricordo questa sua affermazione poetica e concisa: "Il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me".