La sinistra forse spiazzata dalla vittoria del NO non è ancora pronta per le elezioni, non facciamo casini!

par Marco Barone
mercoledì 1 aprile 2026

Eh, signori miei! Qui siamo davanti a un grande classico della storia umana. Una vittoria campale, inaspettata, di quelle che lasciano i generali sul campo a bocca aperta!

Il NO ha vinto. E guardate che non è una bazzecola: un voto trasversale, dove i fanti della sinistra si sono mescolati ai cavalieri della destra, tutti uniti sotto un’unica bandiera per dare una spallata a un governo che – diciamocelo – sembrava d'acciaio. La prima vera breccia nelle mura della fortezza di Giorgia Meloni!

Ma attenzione. Perché la storia ci insegna che vincere una battaglia è una cosa, ma vincere la guerra e governare l’impero è tutto un altro paio di maniche. E l’opposizione, diciamolo con franchezza, dà l'impressione di essersi trovata tra le mani questa vittoria senza avere la più pallida idea di cosa farsene!

Il giorno dopo la battaglia: il caos nelle tende

Cosa succede nell'accampamento della sinistra il mattino dopo il trionfo? Si festeggia? Si pianifica l'assedio finale? Ma nemmeno per sogno!

Neanche passano ventiquattr'ore e i baroni iniziano a litigare tra loro:

 La fazione del "Colpo di Grazia": Vogliono presentare subito la mozione di sfiducia. All'attacco, subito!

 La fazione della "Cottura Lenta": "No, aspettiamo! Lasciamoli cuocere nel loro brodo, che tanto la strada per loro è diventata un vicolo cieco!"

E nel frattempo, la gente fuori preme perché ha fame, ha freddo e vuole risposte.

Le Primarie: Democrazia o Cavallo di Troia?

 Le primarie! Nate con l'idea illuministica di dare il potere al popolo, e diventate spesso uno strumento di confusione totale, dove entrano truppe nemiche camuffate a votare il candidato più debole.

Torniamo ai vecchi metodi! Ai congressi, dove i delegati si chiudevano in una stanza, discutevano per tre giorni e tre notti e alla fine uscivano con una decisione. È la politica dei professionisti contro la politica delle tifoserie. E forse, in un momento di sbandamento come questo, un po' di quel vecchio rigore farebbe comodo a tutti.

Il fardello del popolo: pane, salute e avvenire

Mentre i notabili litigano nelle tende, fuori c'è il Paese reale. E il Paese reale – che sia del 1348 o del 2026 – si preoccupa delle stesse cose: la sopravvivenza.

 La Sanità Pubblica: Un sistema che sta letteralmente crollando. Se non curi i sudditi, i sudditi si ribellano.

 I Giovani che scappano: Come i borghi medievali che si spopolavano durante le carestie, oggi i nostri giovani fuggono all'estero perché gli stipendi sono i più bassi d'Europa.

 La Spada e la Diplomazia: E qui la tua posizione è netta, quasi da "neutralismo medievale". Basta mandare ferro e oro all'estero per fare la guerra! Teniamoci le risorse in casa per rimettere in piedi le nostre mura. Una posizione che farebbe sobbalzare le cancellerie europee, ma che parla dritto alla pancia di un popolo stanco.

Il Condottiero (o la Condottiera)

E poi c'è la ricerca del Capo. Si fa un gran parlare della sindaca di Genova. Un profilo interessante: l'amministratore pratico, che governa una grande Repubblica Marinara, abituato a far quadrare i conti.

 Ma attenzione! Se la tiri troppo per la giacca prima di avere un piano di battaglia condiviso, la bruci. La esponi alle frecce nemiche (e al fuoco amico delle correnti) prima ancora che possa indossare l'armatura.

In conclusione, l'assist degli italiani è arrivato. È un pallone d’oro davanti alla porta vuota. Se la sinistra si inciampa sul pallone perché sta litigando su chi deve dare il calcio d'inizio, allora signori miei... la destra si rialzerà, chiuderà i ranghi e si riprenderà il campo.


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