La ricerca scientifica ed il rischio

par Antonello Laiso
giovedì 2 agosto 2012

L'inizio operativo nella città di Napoli di quel progetto già annunciato da tempo, ovvero la trivellazione per fini scientifici connessi alla Geotermia nel vulcano dei campi Flegrei a Bagnoli, ha sollevato già solo nell'intenzione di un'ipotetica trivellazione tante polemiche, non solo nel mondo scientifico ma tra gli ambientalisti e gli stessi cittadini del posto.
Le preoccupazioni oltre che dagli abitanti della zona, non lontani dal centro di quella trivellazione, vengono anche da parte del mondo scientifico che non è concorde sul rischio zero dell'operazione. Una preoccupazione legittima e naturale pur essendo garantito il pieno rispetto delle tecnologie di sicurezza e la supervisione di "esperti" con il quale tutto è stato affrontato sia nella fase di massima e di studio che in questa esclusivamente operativa.
 
I confronti con la natura sono stati alla base delle nuove innovazioni e dei progressi nel campo della scienza. Nei Paesi nordici si sfruttano da tempo i vulcani, o meglio i geyser, a fini energetici con successo. Al fine di sfruttare al meglio ciò che di naturale esiste sul nostro pianeta bisogna andare nella direzione di una assenza di rischio, cosa che è sempre necessaria.
 
Gli esperimenti ai fini di ricerca e/o sfruttamento non sono scevri, a parere di esperti, da quel rischio non calcolabile che la storia ci insegna: il rischio di un incidente imprevedibile. Il non lontano disastro della BP sulla piattaforma Deep Water Horizon, deputata allo sfruttamento ed estrazione del petrolio, ed a cui solo con moltissima difficoltà nonostante le tecnologie e le menti scientifiche internazionali è stato posto uno stato di controllo.
 
La natura fuori controllo che riversava miglia di barili di petrolio in mare è la prova incontrovertibile dell'incidente sempre possibile lì dove il rischio, anche minimo, è ipotizzabile. Non si puo' fermare la scienza i cui progressi ci appartengono nel quotidiano e sono da lì a venire. Ma non possiamo comunque creare delle situazioni di apprensione, sia pure virtuali, dove ci sia un'ipotetica possibilità d'incidenti e quindi un rischio che non sia escluso da quella sicurezza matematica.

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