La riapertura del Museo Storico Navale di Venezia

par Giovanni Greto
venerdì 23 gennaio 2026

Il MUNAV, rinnovato dalla società D’Uva S.r.l., rinasce accompagnato da una serie di attività

E’ stato presentato, con comprensibile soddisfazione delle autorità politiche e militari, oltre che da Ilaria D’Uva, AD della società che ha felicemente realizzato la ristrutturazione, il nuovo MUNAV, acronimo scelto per indicare il Museo Storico Navale di Venezia.

Come ha spiegato il Contrammiraglio Antonino Lo Duca – Direttore del Museo Storico Navale : Il Museo Storico Navale della Marina Militare è stato formalmente istituito con Regio Decreto 8 febbraio 1923, unitamente al Museo Tecnico Navale di La Spezia, con l’intento di mantenere vive le tradizioni della marineria, fin dai tempi della Serenissima Repubblica di Venezia, e della Marina Militare. Il Museo di Venezia può vantare le sue origini proprio dall’esigenza di conservare, fin dal 1600, i progetti delle navi ai tempi della Serenissima non come disegno bensì come modelli in scala, custoditi entro le mura dell’Arsenale. Il patrimonio storico culturale da allora raccolto, dal 1964 è organizzato e custodito nell’attuale sede, in un edificio che fu uno degli antichi granai della Serenissima. Negli anni ha conosciuto progressivi ampliamenti, anche in spazi aperti interni all’Arsenale, e iniziative gestionali per una sempre più efficace valorizzazione del bene culturale, raccontandolo nel modo più idoneo a generare un profondo senso di coinvolgimento del visitatore.

Il Museo è inserito nel circuito dei quindici musei militari affidati a Difesa Servizi dalle Forze Armate per l’attività di valorizzazione. Accoglie un'area espositiva di 6.000 mq dedicata alla storia della Repubblica Serenissima di Venezia, della marineria veneziana e della Marina Militare, e si articola in 42 sale su 5 piani. Comprende inoltre il Padiglione delle Navi, collocato nell’antica officina dei remèri, e il Sommergibile Enrico Dandolo all’Arsenale.

Da marzo 2024 D’Uva S.r.l. – che opera da oltre 65 anni nell’interpretazione del patrimonio culturale e nella gestione museale - gestisce il Museo Storico Navale di Venezia per conto di Difesa Servizi e ha dato inizio al processo di valorizzazione del MUNAV che coinvolge i diversi settori del sito museale – dalla comunicazione, all’accoglienza, agli allestimenti e i servizi al pubblico – per rispondere agli standard dei musei internazionali e per rendere speciale e unica l’esperienza di visita.

L’innovazione più rilevante è l’Audioguida, la prima realizzata per il Museo. Prodotta da D’Uva, anche in inglese, francese, tedesco e spagnolo, è inclusa nel biglietto d’ingresso al Museo, valido tre giorni.

La narrazione consente di esplorare la storia della Serenissima e della Marina Militare Italiana attraverso le voci di 58 protagonisti. A condurre il pubblico in questo viaggio è Isotta, figura immaginaria – ispirata all’azienda Isotta Fraschini, storica produttrice di motori navali e aeronautici, presenti anche nelle collezioni del Museo - che accompagna i visitatori nelle sale del Museo e introduce numerosi personaggi - da Marco Polo a Napoleone Bonaparte, da Francesco Morosini a Giuseppe e Anita Garibaldi, Giacomo Casanova, Angelo Emo, Lodovico Giovanni Manin, Horatio Nelson, Luigi Rizzo, Guglielmo Marconi, Teseo Tesei, Elios Toschi e Peggy Guggenheim - che si raccontano in prima persona in un percorso attraverso i secoli. Il visitatore viene guidato alla scoperta di epoche diverse, incontrando marinai, corsari, arsenalotti, rematori-galeotti, comandanti, esploratori, avventurieri, dogi, sovrani e dame che narrano le storie racchiuse nel museo.

Il percorso ha inizio con la storia dell’edificio che ospita il Museo Storico Navale, un ex-granaio del Quattrocento che per oltre tre secoli ha custodito la farina per produrre il biscotto salato, la razione di bordo della ciurma nelle lunghe traversate. Da qui Isotta accompagna il visitatore alla scoperta del Padiglione delle Navi per proseguire attraverso il racconto dell’Arsenale fino al Sommergibile Enrico Dandolo.

L’audioguida offre una prospettiva umana e avvincente della storia navale veneziana e italiana ed è composta da 109 punti di ascolto: ogni tappa permette di esplorare non solo i grandi eventi e le battaglie epiche, ma anche i racconti, le tradizioni, le innovazioni tecnologiche, le storie di coraggio e di ingegno che hanno segnato il rapporto indissolubile tra Venezia e il mare, tra la Marina Militare e i suoi protagonisti. E’ ricca di effetti sonori che ricreano l’ambientazione della narrazione (come rumori sott’acqua, esplosioni, clangore delle spade, crepitio del fuoco, voci sussurrate) e di una colonna sonora originale per arricchire l’esperienza di ascolto. Personalmente, avrei preferito un’audioguida senza musica, già a puntino con i soli, abbondanti effetti sonori.

La narrazione vede la partecipazione speciale dell'ammiraglio Dario Giacomin nel racconto della storia del sommergibile Enrico Dandolo che ha comandato, delle sue missioni nella Guerra Fredda e della vita a bordo dell’equipaggio; di Manuel Bognolo che spiega la vita dei pescatori veneziani, tra il bragozzo, casa e compagno di lavoro, e l’antica arte della pesca delle moeche; di Roberta Camerino, che ricorda sua madre Giuliana, stilista e collezionista, la cui preziosa raccolta di conchiglie è conservata nel museo; di Karole P.B.Vail, nipote di Peggy Guggenheim, che dà voce alla sua visionaria nonna. L’audioguida del MUNAV è dedicata a Annarita Panebianco, manager del Caffè Florian, recentemente scomparsa nelle acque della laguna.

Il Padiglione delle Navi

Tra le novità dell’allestimento, la riapertura del Padiglione delle Navi, completamente visitabile, nel luogo che dal Cinquecento ospitava le officine dei remèri dell’Arsenale, dove abili artigiani realizzavano i lunghi remi destinati a galee e galeazze utilizzando legni selezionati e stagionati con cura. Si tratta di una superficie di circa 3000 mq nella quale sono ospitati cimeli interessantissimi per la storia delle costruzioni navali moderne. Un patrimonio unico, che spazia dalle imbarcazioni tipiche lagunari (gondole, barche da pesca, scafi da lavoro) a navi da guerra, dall’apparato motore della motonave Elettra, il panfilo di Guglielmo Marconi, al bellissimo scafo della cosiddetta Scalè Reale, imbarcazione da cerimonia.

Il Sommergibile Enrico Dandolo

La visita del Sommergibile Enrico Dandolo – dedicato al doge veneziano che governò la Serenissima dal 1192 al 1205 – è stato il primo atto della gestione D’Uva e dalla riapertura, nella primavera scorsa, ha portato centinaia di visitatori alla scoperta di uno dei più celebri sottomarini progettati durante la Guerra Fredda. Lungo 46 metri, largo quasi 5 metri, è stato un protagonista silenzioso della storia, pronto a navigare sino a 15 giorni in immersione. Il Dandolo era un SSK, ovvero un "submarine-submarine killer", progettato per dare la caccia agli altri sottomarini. Faceva parte della classe Toti, una serie di battelli costruiti in tempi record tra il 1965 e il 1968, i primi progettati dall’Italia dopo la Seconda Guerra Mondiale per rispondere alle nuove sfide della Guerra Fredda.

I nuovi spazi – la biglietteria e il bookshop

Sono state completamente rinnovate le aree di accoglienza del pubblico con un riallestimento della biglietteria, oggi situata nell’atrio di ingresso, e la creazione di un bookshop. Il nuovo spazio, allestito nella storica sala del monumento dell’Ammiraglio della Serenissima Repubblica Angelo Emo, opera di Antonio Canova commissionata dal Senato nel 1795, propone una linea di merchandising ispirata alla nuova identità e accoglie prodotti della Marina Militare Italiana e di artigiani locali.

Nel nuovo MUNAV, iniziano a trovare spazio anche mostre culturali.

Si è appena conclusa “Chiave Terrestre” dell’artista Giulia Piscitelli (Napoli, 1965), curata da Stefano Chiodi . Rappresentava la prima tappa di un nuovo percorso che intreccia i contenuti tematici e storici del mare con le sperimentazioni d’arte contemporanea, aprendo nuove finestre sul senso del viaggio, dell’incontro e della memoria.

Nell’architettura storica del Museo a cinque piani, tra modelli navali, sezioni dedicate alla marineria, mirabilia e antichi exâvoto, l’artista ha inserito interventi puntuali e discreti. Il titolo della mostra è un'espressione napoletana che indicava tradizionalmente il rubinetto generale dell’acqua di un palazzo e Piscitelli trasforma l’antico modo di dire in metafora del nostro rapporto con il pianeta: acqua e terra come poli inseparabili, da cui dipendono migrazioni, nutrimento, conflitti, salvezza. La chiave terrestre diventa così un emblema per rileggere la lunga storia del rapporto tra la civiltà umana e il mare attraverso oltre 45 opere, che l'artista ha disseminato negli ambienti carichi di memorie del Museo.

Il nucleo più consistente di opere in mostra era rappresentato da un gruppo di inginocchiatoi rivestiti di tappeti da preghiera islamici (Unaâ¯Nuvola Come Tappeto, 2019). Il sincretismo è esplicito: il mobile litur­gico cattolico si tinge dei colori di tappeti industriali comprati nei bazar multietnici di Napoli, città natale dell’artista. Il titolo deriva dal Salmo 105 nella traduzione di Erri Deâ¯Luca – Una Nuvola Come Tappeto – e allude alla protezione divina durante l’Esodo: in un solo oggetto coabitano cristianesimo, ebraismo e islam, richiamo al Mediterraneo come mare di scambi e di conflitti.

Accanto agli exâvoto del museo, l’artista ha esposto le sue Pittureâ¯mute , piccole tele anonime, scene bucoliche ricoperte da foglia d’argento. Il metallo, sottile come pelle, vela e insieme rivela il dipinto sottostante ; la pittura diventa rilievo tattile, specchio capace di rimandare allo spettatore l’ombra dei naufragi che popolano le tavolette votive.

Al primo piano, la serie delle mappe, carte nautiche sulle quali l’artista sovrappone aureole realizzate a foglia d’oro le cui forme derivano da tavole dipinte treâquattrocentesche da cui riprendono il titolo (come in Corpus Christi Ponitur in Sepulchro, 2022). Sottratti i santi, le ellissi dorate affiorano tra linee di costa, indicazione di rotte e di profondità marine. Il contrasto fra i colori tenui usati dai cartografi e lo splendore metallico dell'oro evoca il difficile incontro tra il soprannaturale e la storia umana: l’aureola, segno di salvezza, si trasforma in bersaglio, esplosione, miraggio di terre promesse. La riflessione prosegue negli arazzi (Velaâ¯latina, 2015; Firma, 2015). L’’immagine non è ottenuta dall'artista con mezzi tradizionali, ma ricavata scolorendo il velluto con la candeggina. Sagome di vele, compassi, attrezzi nautici appaiono come negativi fotografici, icone dell’impronta e della rotta, mentre la superficie del tessuto ricorda carte meteorologiche o pellicole bruciate dal sale.

Nel percorso trova poi posto Planeta (2018), un paramento liturgico realizzato con il kevlar ricavato da un giubbotto antiproiettile. Il giallo oro delle fibre svela qui l’ambivalenza fra guerra e rito: protezione del corpo, ma anche vulnerabilità di fronte a poteri terreni.

Ilaria D’Uva ha dichiarato che il museo proseguirà in un cammino di rinnovamento nell’ambito di una programmazione culturale che includerà eventi capaci di aprire nuove finestre sul senso del viaggio, dell’incontro e della memoria, onde offrire ai visitatori esperienze sempre più significative.

Infine, entro quest’anno, sarà aperta una Caffetteria, proseguendo il tema del rinnovamento.

L’orario di apertura è quotidiano, eccetto il martedì, dalle 10 alle 18 (ultimo ingresso alle 17).

 

 


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