La prima di Campionato illuminata dal ’genio’ di Paz e Yildiz

par Gregorio Scribano
mercoledì 27 agosto 2025

Il primo turno di campionato è spesso un assaggio di ciò che sarà. Squadre incomplete, gambe pesanti, tatticismi che prevalgono sul bel gioco. Insomma, un antipasto in attesa della vera stagione. Ma questa volta no.

Questa volta la Serie A ha lanciato un messaggio chiaro: il nostro calcio ha ancora il potere di emozionare. E lo fa grazie a chi ha il coraggio di inventare, di rompere gli schemi, di accendere la luce quando la partita rischia di spegnersi. Due nomi, due cognomi, due fuoriclasse: Nico Paz e Kenan Yildiz.

Due ragazzi con la numero 10 sulle spalle che, in novanta minuti, hanno ricordato a tutti una verità antica ma sempre attuale: il calcio non vive di soli schemi. Vive di genialità.

Como-Lazio: il tango di Nico Paz

Cominciamo da Como, dove l’argentino classe 2004 ha trasformato la sfida con la Lazio in una piccola opera d’arte. Un mancino raffinato, una punizione che resterà negli occhi per settimane: traiettoria perfetta, potenza giusta, palla che bacia l’incrocio e fa esplodere il Sinigaglia. Già quella basterebbe per entrare nei titoli del giorno, ma Paz non si è fermato lì.

Il gol è stato l’inizio di una serata in cui ha fatto vedere tutto il repertorio. Giocate sempre lucide, mai fini a sé stesse. Il filtrante per Douvikas, quello che apre la strada all’1-0, è un manifesto del suo calcio: testa alta, visione da veterano, tempi di gioco perfetti. Poi tocchi di classe, cambi di direzione nello stretto, movimenti tra le linee che hanno mandato in tilt il centrocampo biancoceleste. Non è solo estetica: è sostanza. Ogni palla che tocca diventa un’occasione per fare male.

Il Como sa già che difficilmente potrà tenerselo a lungo. Le big europee sono in fila, pronte a investire. Ma intanto se lo gode, e non è poco. Con lui, l’obiettivo Europa non è più un sogno proibito.

Juve-Parma: Yildiz prende la scena

Qualche ora dopo, a Torino, è toccato ad un altro numero 10 trasformare una partita complicata in un successo. La Juve era partita con il freno a mano tirato, possesso sterile e poca incisività. Poi è entrato in scena Kenan Yildiz.

Il turco-tedesco, vent’anni appena compiuti, ha giocato con la sicurezza di chi sa di essere speciale. Prima una fiammata personale, tiro fuori di poco. Poi la scelta giusta al momento giusto: due assist che pesano come oro. Il primo per David, dopo un’azione che nasce da un suo lampo improvviso. Il secondo per Vlahovic, rifinito con lucidità da leader tecnico. Non è solo questione di piedi buoni: è testa, è coraggio, è quella sensazione di controllo che pochi, alla sua età, sanno trasmettere.

Tudor lo sa: per tornare a vincere servono campioni, o almeno giocatori che lo diventeranno. Yildiz è uno di questi. Ha qualità e personalità, il mix che può cambiare il destino di una stagione.

Il peso della 10 e la fame di talento

Curioso, ma non troppo, che entrambi portino sulle spalle la maglia numero 10. Un numero che non è mai banale, che racconta storie di fantasia e responsabilità. Paz e Yildiz la indossano con naturalezza, senza sentirne il peso. Anzi, sembrano esaltarsi.

Il loro impatto dice molto su ciò che manca al nostro calcio. La Serie A, per anni, si è rifugiata nella tattica esasperata, nell’equilibrio a tutti i costi. Squadre organizzate, certo, ma spesso incapaci di accendere la scintilla. Servono giocatori così: quelli che osano, che rischiano, che rompono il copione e trasformano una partita in uno spettacolo.

Continuità: la vera sfida

Naturalmente non basta una partita per scrivere la storia. La differenza tra il talento e il campione è la continuità. Paz e Yildiz lo sanno: da oggi ogni partita sarà un esame. Gli avversari li studieranno, i riflettori saranno sempre accesi. Ma la sensazione è chiara: siamo davanti a due predestinati.

Il Como, con le sue ambizioni europee, si aggrappa alle magie di Paz. La Juventus, che vuole tornare a lottare per lo scudetto, punta forte su Yildiz. Ma al di là dei traguardi di squadra, la vera vittoria è questa: averci ricordato che il calcio non è solo corsa, pressing e transizioni. È anche – e soprattutto – genialità, emozione, fantasia.

Ieri, in due stadi diversi, abbiamo rivisto quello che ci mancava: il calcio che fa sognare.


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