La politica guarda in alto, gli italiani sempre più in basso!

par Gregorio Scribano
giovedì 25 settembre 2025

Il palcoscenico internazionale ha preso il primo piano nel dibattito politico italiano: conferenze internazionali, summit, dichiarazioni solenni, incontri, telefonate, talk show, giornali, social, ecc. Si parla di pace e di guerra, di nuove alleanze, di strategie economiche globali e di scenari geopolitici.

Tutto giusto, tutto importante.

Ma mentre i riflettori sono puntati sui destini del pianeta, chi guarda alla vita vera? Chi si occupa di quell’Italia che - diciamolo senza ipocrisia - nello scacchiere mondiale conta meno del due di coppe quando regna denari?

La nostra politica, impegnata a volare troppo alto per le sue potenzialità, dimentica che gli italiani non vivono di analisi strategiche ma di stipendio e di pensione. E qui iniziano i guai.

Ormai è certificato: gli stipendi degli italiani sono i più bassi d'Europa. Secondo l’OCSE, negli ultimi trent’anni i salari in Italia sono cresciuti appena dello 0,3%, mentre in Germania sono aumentati del 33% e in Francia del 31%. Dal 1990 ad oggi, il potere d’acquisto degli italiani è sceso del 7%.
Tradotto: lavoriamo come trent’anni fa, ma con meno soldi in tasca. Ma guai a dirlo: il dibattito è monopolizzato dai nuovi assetti mondiali e dagli scenari militari, mentre il carrello della spesa diventa sempre più leggero.

Poi c’è il capitolo pensioni: una vera e propria macelleria sociale. L’età pensionabile, che un tempo era di 65 anni, oggi è di 67 anni più tre mesi, con l'assurda prospettiva che potrebbe arrivare addirittura ai 71.

Settantuno anni: quando la vita è quasi ai titoli di coda. Ma a quell’età che si fa? Si va a ritirare la pensione in sedia a rotelle o si accredita direttamente al camposanto?

Intanto il passaggio dal sistema retributivo al contributivo ha ridotto drasticamente gli assegni futuri. Chi andrà in pensione domani, con gli stessi contributi, prenderà molto meno di chi ci è andato ieri.

Pertanto, in attesa di una riforma giusta e strutturale, si naviga a vista nel sistema previdenziale nostrano, prendendo tristemente atto che ogni novità introdotta nel ‘sistema’ ha un prezzo sempre più alto. E a pagarlo è sempre e soltanto il lavoratore pensionando.

Ma va bene così, no? Tanto la politica ha altro a cui pensare: i vertici internazionali, i tavoli sul clima, le strategie globali, la guerra e la pace. Temi alti, troppo alti per chi non riesce a risolvere neppure i problemi terra-terra di casa propria, con gli italiani che non arrivano a fine mese.

Il risultato? Chi ha un lavoro – anche precario e sottopagato – se lo tiene stretto. Perché un salario modesto oggi, è meglio di una pensione da fame domani. E questo sarebbe un Paese moderno, democratico, europeo, proiettato nel futuro? Ma per favore. Qui il futuro è diventato una scommessa. E, come sempre, vince il banco: lo Stato. E chi perde? Sempre lui: il lavoratore.

La verità è che la politica, invece di gonfiarsi il petto parlando di “alta diplomazia” e di "grandi sistemi", dovrebbe abbassare lo sguardo. Guardare verso quei milioni di italiani che non sanno se arriveranno a fine mese, che temono di invecchiare senza dignità. Perché le grandi strategie internazionali saranno pure importanti, ma senza stipendi decenti e pensioni sicure un Paese non va da nessuna parte.

Ma a lorsignori conviene giocare alle superpotenze, mentre qui siamo ridotti alla canna del gas, peraltro sempre più caro, dove la gente conta i centesimi per sbarcare il lunario, mentre la politica fa solo chiacchiere.

Forse sarebbe il caso di spostare lo sguardo, almeno un po’, dai grandi equilibri globali al piccolo grande equilibrio che manca qui, in casa nostra: quello tra lavoro, dignità e futuro.


Leggi l'articolo completo e i commenti