La forza dei territori a Roma Ecr rilancia coesione e competitività
par Vincenzo Caccioppoli
martedì 21 luglio 2026
La politica di coesione europea non può più essere considerata soltanto uno strumento di redistribuzione delle risorse. Deve diventare la leva strategica per rafforzare la competitività dell’Europa, ridurre i divari territoriali e garantire ai cittadini il diritto di vivere, lavorare e fare impresa ovunque scelgano.
È questo il messaggio che emerge dall’iniziativa “La forza dei territori – Coesione e competitività”, promossa dal gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei (ECR), in programma , al Crowne Plaza Rome – St. Peter’s. C’ tutta la delegazione europea del partito di Meloni, appena arrivata dalla plenaria di Strasburgo e ci sono decine di sindaci e rappresentanti degli enti locali, all’evento che la delegazione di Fdi ha organizzato a Roma per spiegare l’importanza di puntare sulla forza dei territori in Italia ed in Europa.
Il partito della Meloni in questo primo scorcio di legislatura ha certamente contribuito in maniera determinante a spostare l’asse della maggioranza del parlamento europeo verso il centro destra. sui migranti cosi come sul Green Deal, i popolari ormai votano stabilmente insieme ai conservatori contro sinistra e liberali verso provvedimenti che stanno cambiando una politica europea che sia in campo economico che sui migranti stava indirizzandosi verso una politica ideologica eccessivamente dannosa per cittadini ed imprese.
Lo ha detto Carlo Fidanza aprendo la kermesse, impreziosita anche dalla presenza del responsabile dell’organizzazione del partito, Giovanni Donzelli, e i due capigruppo Lucio Malan e Galeazzo Bignami. che il modello Meloni sta cambiando gli equilibri del parlamento europeo.
L’appuntamento arriva in un momento cruciale per il futuro dell’Unione europea. Bruxelles è infatti impegnata nella definizione del prossimo quadro finanziario pluriennale e della politica di coesione post-2027, mentre cresce il confronto tra chi vorrebbe centralizzare sempre più le risorse comunitarie e chi, invece, ritiene che lo sviluppo debba continuare a partire dai territori e dalle loro specificità.
Per ECR, la competitività europea non può prescindere dalla valorizzazione delle aree interne, delle regioni meno sviluppate, delle zone rurali, montane e insulari. Il rafforzamento del tessuto produttivo locale, la modernizzazione delle infrastrutture, la semplificazione amministrativa, il sostegno alle imprese e gli investimenti in innovazione vengono considerati strumenti essenziali per costruire un’Europa più forte e meno dipendente dalle grandi potenze economiche mondiali.
Non è un caso che il dibattito si svolga in Italia, uno dei Paesi che negli ultimi anni ha sperimentato alcune delle principali politiche territoriali europee, dal PNRR alla ZES Unica, fino ai programmi dedicati alle aree interne e alla ricostruzione dell’Appennino centrale. Esperienze che dimostrano come la coesione possa diventare un motore di crescita se accompagnata da investimenti produttivi, capacità amministrativa e partenariato tra istituzioni, imprese e comunità locali.
Il confronto organizzato da ECR si inserisce anche nel più ampio dibattito sul Right to Stay, il diritto a restare, la strategia che sta portando avanti Raffaele Fitto, il vicepresidente esecutivo della Ue, presente all’evento, che sta assumendo un ruolo crescente nelle strategie europee. Garantire servizi efficienti, collegamenti moderni, accesso alla casa, lavoro qualificato e innovazione significa infatti permettere ai cittadini di non essere costretti ad abbandonare i territori più fragili per cercare altrove opportunità di vita. La coesione, in questa prospettiva, non è assistenzialismo, ma investimento sulla competitività complessiva del continente.
Un tema particolarmente rilevante riguarda il ruolo delle imprese. Per ECR lo sviluppo delle regioni europee passa attraverso una politica industriale capace di sostenere gli investimenti privati, ridurre gli oneri burocratici e creare condizioni favorevoli alla crescita. La competitività europea viene così collegata non solo alle grandi industrie strategiche, ma anche alle piccole e medie imprese, ai distretti produttivi, all’agroalimentare, al turismo, all’innovazione tecnologica e alla transizione energetica.
L’evento romano rappresenta quindi anche un’occasione per riaffermare una diversa visione della politica di coesione: non semplice distribuzione di fondi, ma costruzione di opportunità durature. Una coesione che punta sulla responsabilità dei territori, sulla valorizzazione delle identità locali e sulla capacità di attrarre investimenti, mantenendo al tempo stesso forte il principio della solidarietà europea.
L’iniziativa del gruppo ECR arriva dunque in una fase in cui il futuro della politica regionale europea è ancora tutto da scrivere. Il messaggio che parte da Roma è che la crescita dell’Europa non può essere costruita soltanto nei grandi centri economici, ma deve coinvolgere l’intero continente, valorizzando il potenziale delle comunità locali e trasformando i territori da periferie dello sviluppo a protagonisti della nuova stagione europea. Coesione e competitività, in questa visione, non sono obiettivi alternativi, ma due facce della stessa strategia per rendere l’Europa più forte, più resiliente e più vicina ai cittadini.