La fine del 2026. La Cina al centro del mondo
par Damiano Mazzotti
lunedì 19 ottobre 2026
"La Cina è un'aragosta. Come sta cambiando il gigante asiatico" è il saggio ben vissuto di Giada Messetti, una professionista, soprattutto televisiva, che ha descritto molto bene, la grandezza economica della Cina, fornendo notizie, informazioni e dati molto importanti (Mondadori, 2025, 210 pagine, euro 18,50).
L'esempio dell'aragosta è più che utile per far capire bene che "La Cina in questo momento è come un'aragosta che attraversa lo stadio di muta, in attesa di sostituire il vecchio carapace con uno nuovo" (Yu Lin, p. 3). In realtà "si tratta di una transizione faticosa, dolorosa e rischiosa, durante la quale l'animale è scoperto e vulnerabile". Con questo strano esempio, possono risultare più chiare le grandi trasformazioni cinesi.
Infatti "Dal 2009 la Cina è diventata il maggior consumatore di energia e il principale produttore e fruitore di carbone, tutti primati che le sono valsi critiche aspre". Negli ultimi anni "L'Agenzia internazionale dell'Energia (AIE) ha stimato che 7 delle 10 città più inquinate al mondo si trovassero in Cina e che lo smog causasse 400.000 morti premature all'anno" (p. 162). Purtroppo, in ogni nazione del mondo, le grandi trasformazioni industriali e tecnologiche, hanno peggiorato la salute delle persone. Per fortuna, in questi ultimi anni, quasi tutte le nazioni del mondo sono più attente.
Col passare del tempo tecnologico, il Partito comunista cinese si è reso conto che "il sistema industriale alla base della sua economia stava anche distruggendo il paese" (Isabel Hilton, giornalista bilingue fondatrice di "China Dialogue", intervista su "Quartz"). I diritti dei cittadini sono quasi sempre risultati secondari, rispetto agli interessi delle varie aziende e degli interessi nazionali legati al commercio. Cosa che avviene quasi sempre, anche nel mondo occidentale. In ogni caso, alcuni tipi di lavorazioni, molto pesanti e inquinanti, si fanno soprattutto fuori dall'Europa.
Così l'economia è "più equilibrata, scandita da una crescita più lenta, da un ruolo maggiore dei servizi e dei consumi interni e da un focus sull'innovazione e sulle tecnologie a basse emissioni di carbonio" (p. 165). La Cina si è trasformata nel braccio destro e nel braccio sinistro della produzione industriale mondiale. Con l'Occidente quasi fermo nella frenetica attesa. Ma il divario tra il genere maschile e quello femminile rimane. Ad esempio, "Dopo il XX Congresso del Partito nell'ottobre 2022, Xi Jinping ha ridotto da 25 a 24 i membri del potente organo decisionale del Politburo, rimuovendo per la prima volta in venticinque anni l'unica posizione assegnata a una donna" (p. 100).
Comunque la grande nazione cinese è risultata comprensibile attraverso i dialoghi con "L'ambientalista Ma Jun, la professoressa Li Hua, la studentessa patriottica Zhao Tongtong, il comico Li Hua, la mamma single Wu Zheyun, la donna in carriera Wu Hailun, i nonni Kong, l'enologa Emma Gao". E una cinese che era seduta a fianco di Giada Messetti, in aereo, ha detto: "Peccato che ora gli occidentali in Cina siano così pochi" (p. 205). A quanto pare, oggi, la grande "assenza di occidentali nella Repubblica popolare è diventata un problema (soprattutto per noi) e una quantità crescente di informazioni che ci arrivano sulla Cina è di "seconda mano" e non affidabile (p. 206). Del resto la stampa è controllata in Cina. E bisogna pensare che viene ancora astutamente controllata anche dalle nostre parti.
Come ultima cosa, segnalo una persona che ha cambiato molto il suo paese: Ma Jun, "il fondatore dell'Institute of Public and Environmental Affairs (IPE) di Pechino, un'importante organizzazione governativa che da due decenni raccoglie, analizza e diffonde i numeri delle emissioni di milioni di aziende situate sul territorio cinese, nonché i dati sulla qualità dell'aria, dell'acqua e del suolo" (da p. 191).
Da dieci anni è entrato tra le cento persone più influenti del mondo per la rivista "Time" e ha ricevuto "il Goldman Environmental Prize, uno dei più importanti riconoscimenti mondiali per l'impegno ecologico". Una persona risultata piuttosto interessante per l'Occidente, dato che è stata ospitata negli Stati Uniti.
Ma Jun viene considerato "il padre dell'attivismo ambientalista in Cina", avendo lavorato "come reporter per il quotidiano "South China Morning Post". Inoltre "ha viaggiato per tutto il paese e si è reso conto che il degrado ambientale era allarmante dappertutto" (p. 193). Del resto anche le nazioni occidentali hanno inquinato tantissimo, durante la loro crescita industriale negli ultimi 150 anni. Anche nel vecchio Occidente, la rapidità delle crescite e dei guadagni, non ha lasciato molto energie mentali per difendere bene i vari ambienti: i fiumi, i terreni, l'aria e i mari.
Giada Messetti è nata in Friuli, ha vissuto a lungo in Cina ed è una professionista molto particolare: è sinologa e autrice televisiva e radiofonica (per Rai, Mediaset e La7). Nei vari media, risulta anche divulgatrice e opinionista sui temi legati alla Cina: in televisione, in teatro, in radio, in convegni e festival, su quotidiani e riviste. Si è occupata a 360 gradi di un programma televisivo sui rapporti tra Cina e Stati Uniti: "CinAmerica" (in onda su Rai3 e ora visibile su Raiplay). Infine segnalo anche questa pubblicazione: "Nella testa del Dragone" (Mondadori, 2020).
Nota quasi surrealista - Come mai il Fiume Giallo, il fiume-madre della Cina, è rimasto senz'acqua più di cento giorni? Le fonti idriche non erano sufficienti, a causa della forte domanda di acqua in ambito agricolo, industriale e nelle varie città intorno. Questa è stata la risposta dell'ingegnere capo del bacino del Fiume Giallo (p. 194). L'attivista Ma Jun ha pubblicato il suo primo libro proprio sulla crisi idrica cinese e del Fiume Giallo: "China's Water Crisis". Dal 2006 esiste anche la piattaforma interattiva "China Water Pollution Map" (p. 195).
Nota finanziaria - Buona parte del debito pubblico degli Stati Uniti è ancora oggi in mano alla Cina. Quindi potrebbe esserci un'eventuale guerra per cosa?
Nota demografica - La Cina non è più il paese più popoloso del mondo. Nel 2023 è avvenuto il secondo calo consecutivo della popolazione in Cina e dal 2024 è stata definitivamente scalvacata dall'India (p. 88).