La fenomenologia Vannacci

par Gerardo Lisco
giovedì 18 giugno 2026

Con l'ufficializzazione del partito Futuro Nazionale, Roberto Vannacci è entrato definitivamente nella scena politica italiana. Il successo editoriale de Il mondo al contrario ha rappresentato il trampolino di lancio che ha trasformato il Generale di Brigata da figura militare a leader politico.

Ridurre il fenomeno Vannacci a una semplice riproposizione del fascismo sarebbe tuttavia una semplificazione che rischia di sottovalutarne la portata politica e sociale. Allo stesso modo, considerarlo una parentesi destinata a esaurirsi rapidamente potrebbe rivelarsi un errore di valutazione. La forza di Vannacci risiede soprattutto nella comunicazione. Lo stile diretto, il linguaggio semplice e la capacità di affrontare temi controversi attraverso formule immediatamente comprensibili non sembrano il frutto dell'improvvisazione, ma di una strategia comunicativa efficace. Il suo messaggio si rivolge a un elettorato ampio che negli ultimi quindici anni ha manifestato una crescente sfiducia nei confronti delle forze politiche tradizionali. Una parte di questo elettorato ha trovato in passato una rappresentanza nel Movimento 5 Stelle, che alle elezioni politiche del 2018 ottenne circa il 33% dei voti. Un'altra parte si è progressivamente rifugiata nell'astensione. Si tratta di un bacino elettorale che tende a riemergere quando percepisce l'esistenza di un'offerta politica in grado di mettere in discussione gli equilibri consolidati del sistema politico.

Le dichiarazioni di Vannacci che hanno suscitato maggiore attenzione riguardano temi che toccano direttamente questioni identitarie, culturali e sociali. Tra queste vi sono quelle relative all'introduzione del reato autonomo di femminicidio. La posizione di Vannacci si colloca all'interno di un dibattito che non riguarda la gravità del fenomeno, unanimemente riconosciuta, ma l'opportunità di introdurre una fattispecie penale specifica. Alcuni giuristi hanno evidenziato possibili criticità. Secondo questa impostazione, l'ordinamento disponeva già di strumenti idonei a punire severamente gli omicidi maturati in contesti di violenza relazionale e l'introduzione di una nuova fattispecie potrebbe assumere prevalentemente una funzione simbolica. L'avvocato Lucio Scotti, ad esempio, ha sostenuto che la nuova norma potrebbe sollevare dubbi in relazione al principio di determinatezza della fattispecie penale, poiché richiama concetti come dominio, controllo e prevaricazione che potrebbero risultare difficili da tradurre in criteri oggettivamente verificabili. Altri studiosi e movimenti femministi sostengono invece che il femminicidio rappresenti un fenomeno specifico, caratterizzato da una matrice culturale legata ai rapporti di potere tra uomini e donne. In questa prospettiva il riconoscimento giuridico del fenomeno svolgerebbe una funzione non soltanto repressiva ma anche culturale e preventiva. Il dibattito resta dunque aperto e riflette una più ampia discussione sul rapporto tra diritto penale, cultura e trasformazioni sociali.

Un secondo tema riguarda la distinzione tra sesso biologico e identità di genere. Vannacci contesta la distinzione tra sesso biologico e genere così come viene formulata nelle versioni più radicali della teoria gender. Secondo questa impostazione critica, il dato biologico mantiene una centralità che non può essere completamente superata attraverso processi educativi o culturali. A sostegno di tale posizione viene spesso richiamato il caso di David Reimer, il bambino canadese che, dopo una grave lesione subita durante una circoncisione, fu educato come una bambina nell'ambito degli esperimenti dello psicologo John Money. L'esito della vicenda è stato utilizzato da diversi autori come argomento contro le interpretazioni che attribuiscono all'educazione un ruolo esclusivo nella costruzione dell'identità sessuale. Al tempo stesso, altri studiosi continuano a sostenere che l'identità di genere sia il risultato dell'interazione tra fattori biologici, psicologici e sociali. Il confronto resta pertanto aperto. Da questa prospettiva, l'orientamento sessuale appartiene alla sfera privata dell'individuo e non dovrebbe costituire motivo di discriminazione né richiedere particolari privilegi giuridici. Il principio rivendicato è quello dell'eguaglianza dei diritti e dei doveri tra tutti i cittadini, indipendentemente dalle loro preferenze sessuali.

Un ulteriore tema centrale nella comunicazione di Vannacci è quello dell'immigrazione. Le sue posizioni incontrano consenso soprattutto in quei contesti sociali dove la percezione dell'insicurezza è elevata e dove i cittadini ritengono che i fenomeni migratori abbiano prodotto effetti negativi sulla qualità della vita nei quartieri popolari. Da una parte esistono problemi reali legati alla gestione dei flussi migratori, all'integrazione e alla criminalità; dall'altra il rapporto tra immigrazione e criminalità non può essere ridotto a un semplice schema causa-effetto. Ciò non toglie che in molte periferie urbane e in diversi contesti sociali la percezione dell'insicurezza costituisca un elemento concreto dell'esperienza quotidiana di una parte della popolazione. La forza politica di Vannacci deriva dalla capacità di tradurre tali preoccupazioni in messaggi semplici e immediati.

Limitarsi alle singole dichiarazioni rischia tuttavia di non cogliere il significato più profondo del fenomeno. Il consenso raccolto da Vannacci può essere interpretato come il prodotto di trasformazioni culturali ed economiche che attraversano l'Occidente da diversi decenni. Da un lato la cultura postmoderna ha progressivamente messo in discussione le grandi narrazioni collettive, le identità condivise e i riferimenti comuni che avevano caratterizzato la modernità. Dall'altro il neoliberismo ha esteso la logica del mercato a ogni ambito della vita sociale, trasformando gli individui in competitori permanenti e riducendo gli spazi di solidarietà collettiva. L'incontro tra postmodernità e neoliberismo ha prodotto una profonda frammentazione sociale. Il tradizionale conflitto tra lavoro e capitale, che aveva caratterizzato gran parte del Novecento, è stato progressivamente sostituito da una molteplicità di conflitti orizzontali: tra generazioni, tra uomini e donne, tra lavoratori garantiti e precari, tra cittadini e immigrati, tra gruppi identitari sempre più definiti da appartenenze particolari. In questo senso si può parlare di una vera e propria tribalizzazione della società.

Venuti meno i riferimenti collettivi tradizionali, molti individui sperimentano una condizione di smarrimento che si traduce nella percezione di vivere in un vuoto di significato. La progressiva riduzione della persona a consumatore e a valore di scambio ha accentuato questa sensazione di disorientamento. Il corpo stesso tende a essere percepito sempre più come oggetto di mercato e di rappresentazione. In tale contesto, il successo di Vannacci può essere letto come la ricerca di un principio di ordine, di limiti e di identità da parte di settori della popolazione che percepiscono come degenerative alcune conseguenze della globalizzazione economica e del relativismo culturale. Vannacci viene quindi interpretato dai suoi sostenitori non semplicemente come un leader politico, ma come colui che cerca di porre un argine a processi che vengono percepiti come dissolutivi dei legami sociali e delle identità collettive.

La questione centrale diventa allora un'altra: Vannacci rappresenta un fenomeno temporaneo oppure l'inizio di una trasformazione più profonda? Una prima interpretazione considera il suo ruolo funzionale agli equilibri esistenti. In questa prospettiva, l'emergere di nuove forze politiche ai margini dei principali schieramenti contribuirebbe a frammentare ulteriormente il quadro politico, rendendo più difficili la formazione di maggioranze stabili e la governabilità del Paese. Alcuni osservatori ipotizzano che una simile frammentazione possa favorire, in situazioni di crisi, il ricorso a soluzioni tecnocratiche o a governi di emergenza sostenuti da ampie coalizioni parlamentari. Si tratta tuttavia di un'ipotesi interpretativa che necessita di essere verificata alla prova dei fatti.

Una seconda interpretazione attribuisce invece a Vannacci la possibilità di costruire una forza politica autonoma e duratura, capace di intercettare il malcontento sociale e di consolidarsi elettoralmente, analogamente a quanto avvenuto in altri Paesi europei con movimenti sovranisti e identitari. In questo caso il fenomeno Vannacci potrebbe superare la dimensione personale del suo fondatore e trasformarsi in una componente stabile del sistema politico italiano.

Per comprendere pienamente questa prospettiva è necessario collocare il fenomeno all'interno della più ampia crisi che investe l'Unione Europea. Le difficoltà economiche, le tensioni geopolitiche, la guerra in Ucraina, il dibattito sul riarmo, la transizione ecologica e la crescente distanza tra istituzioni europee e cittadini alimentano un clima di sfiducia che favorisce l'ascesa di movimenti critici verso l'attuale assetto dell'integrazione europea. Secondo una lettura critica, le élite europee starebbero rispondendo a tali difficoltà attraverso una crescente centralizzazione delle decisioni e mediante strumenti tecnocratici che riducono gli spazi di partecipazione democratica. In questa prospettiva il conflitto bellico, il riarmo e la transizione ecologica verrebbero utilizzati non soltanto come risposte a esigenze geopolitiche ed economiche, ma anche come strumenti di riorganizzazione del capitalismo contemporaneo.

Che si condivida o meno questa interpretazione, il fenomeno Vannacci appare difficilmente comprensibile se isolato dal contesto storico nel quale si sviluppa. Esso non rappresenta soltanto l'ascesa di un leader politico, ma l'espressione di una domanda sociale che attraversa una parte significativa dell'Occidente. La vera questione, dunque, non riguarda soltanto il destino politico di Vannacci. Riguarda soprattutto la capacità delle classi dirigenti europee e nazionali di fornire risposte credibili alle trasformazioni economiche, sociali e culturali che stanno ridefinendo il rapporto tra cittadini, politica e istituzioni. Se tali risposte non arriveranno, figure come Vannacci continueranno probabilmente a emergere, indipendentemente dal giudizio che si voglia esprimere su di esse.

 


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