La doppia muraglia verde

par Massimo Icolaro
venerdì 9 gennaio 2026

La Cina è spesso indicata come il principale responsabile dell’inquinamento globale. Le immagini che circolano online – recuperi di rame e metalli preziosi ottenuti bruciando plastiche e rifiuti elettronici – sembrano confermare questa narrazione. Ed è innegabile che una parte dello sviluppo industriale cinese abbia prodotto danni ambientali enormi.

Ma questa è solo metà della storia.

Dal 1978, la Cina porta avanti la più grande operazione di riforestazione e contenimento della desertificazione mai realizzata dall’uomo. Un progetto colossale, durato decenni, che ha trasformato porzioni immense di deserto in una cintura verde continua. Un risultato che, per dimensioni e continuità, non ha equivalenti nel mondo.

All’estremo opposto, l’Africa ha avviato un progetto simile nel Sahel: ambizioso, visionario, ma oggi rallentato da conflitti armati, povertà cronica e finanziamenti incerti.

La doppia Muraglia Verde

La Cina, grande inquinatore e grande riforestatrice. L’Africa tra ambizione ecologica, guerre e scarsità di risorse


 


La Muraglia Verde cinese: un progetto lungo mezzo secolo

Il Three-North Shelter Forest Program, noto come “Grande Muraglia Verde” cinese, nasce nel 1978 con un obiettivo chiaro: fermare l’avanzata dei deserti del nord (Gobi e Taklamakan) che minacciavano città, terre agricole e infrastrutture.

I numeri del progetto

Non si tratta di una semplice piantumazione simbolica, ma di una vera ingegneria del paesaggio su scala continentale.


Le metodologie: perché la Cina ha avuto successo

Il successo cinese non è dovuto solo alla quantità di alberi piantati, ma alle tecniche utilizzate, spesso poco spettacolari ma estremamente efficaci.

1. Le griglie di paglia

Nei terreni sabbiosi, la Cina ha utilizzato reticoli di paglia interrati che:

È un metodo semplice, a basso costo, ma decisivo.

2. Specie vegetali adattate

Contrariamente a molte riforestazioni fallimentari, non sono state imposte foreste “estetiche”, ma:

3. Tecnologie moderne

In aree difficilmente accessibili sono stati impiegati:

Il risultato è una cintura verde continua che oggi circonda interamente il deserto del Taklamakan per oltre 3.000 km.


Le ombre del modello cinese

Il progetto non è esente da critiche:

Ma nel complesso, la Muraglia Verde cinese funziona. E i numeri lo dimostrano.


La Muraglia Verde africana: un sogno fragile

Nel 2007, l’Unione Africana lancia la Great Green Wall for the Sahara and the Sahel Initiative.

Obiettivi dichiarati

Risultati reali


Perché il progetto africano rallenta

1. Guerre e terrorismo

In vaste aree del Sahel operano gruppi armati come Boko Haram e milizie jihadiste. Campi riforestati vengono abbandonati, comunità costrette a fuggire, tecnici impossibilitati a lavorare.

2. Povertà strutturale

Dove la sopravvivenza è quotidiana:

3. Finanziamenti incerti

Oltre 20 miliardi di dollari sono stati promessi, ma solo una parte arriva realmente sul terreno.


Il ruolo della Cina in Africa

La Cina non è un finanziatore strutturale ufficiale della Muraglia Verde africana. Tuttavia:

Più che i fondi, la Cina esporta il metodo.


Tabella comparativa

Parametro Cina Africa
Avvio 1978 2007
Area 4.000.000 km² Fascia 8.000 km
Alberi piantati ≈66 miliardi ≈10–15 miliardi
Superficie recuperata ≈500.000 km² ≈300.000 km²
Stato Largamente riuscito Parziale

Conclusione

La Cina dimostra che anche un grande inquinatore può invertire la rotta, se dispone di stabilità politica, continuità e potere esecutivo.

L’Africa dimostra invece che senza pace, sicurezza e risorse, nemmeno la migliore idea ecologica può sopravvivere.

La Muraglia Verde non è solo una questione ambientale: è uno specchio impietoso delle disuguaglianze geopolitiche del pianeta.


 


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