La crisi come opportunità – Abbattiamo i falsi idoli

par Bernardo Aiello
lunedì 30 marzo 2009

Uno dei primi a capire quale tsunami devastante stava per colpire la finanza e l’economia mondiale è stato il Ministro Giulio Tremonti, che lo scritto in più saggi.

E ne ha anche compreso l’essenza etica: «La crisi che viviamo non è in specie solo una crisi economica. E’ soprattutto una crisi sociale e morale» (da La paura e la speranza, editore Mondatori); «Un nuovo tipo umano che non solo consuma per vivere, ma che esiste per consumare. Un soggetto che pensa come consuma e consuma come pensa, per cui i vecchi simboli civili e morali sono sostituiti dalle icone e dalle immagini commerciali» (da Rischi fatali); «…. nel conto della globalizzazione spinta dal mercatismo va messa la fondata e generale previsione di un disastro ambientale, un disastro capace di erodere alla base le ragioni stesse della nostra sopravvivenza sulla terra» (sempre da La paura e la speranza).

 
Insomma, come il popolo ebraico durante l’Esodo, siamo diventato idolatri; e, come gli ebrei adorarono un vitello d’oro, noi ci siamo prostrati dinanzi al mercatismo e dinanzi al denaro, sprezzanti dell’uomo e dell’ambiente in cui viviamo.
 
Vediamo ancora i top manager statunitensi incassare stratosferici bonus dalle Società, da essi amministrate e, di fatto, portate alla bancarotta; vediamo nella vita di tutti i giorni professionisti che non riescono a sviluppare le proprie potenzialità perché preoccupati solamente dei loro guadagni, e non dei risultati conseguiti nell’assistere i loro clienti; vediamo riproporre l’utilizzo di combustibili fossili e, persino, dell’energia atomica, senza preoccupazione alcuna degli effetti sull’ambiente; e tanti altri comportamenti del tutto privi di fondamenti etici.
 
La crisi finanziaria ed economica dovrebbe essere utilizzata per riconoscere la falsità degli idoli, che abbiamo oggi scelto di adorare; e per ritornare alle parole dette da Protagora, un greco vissuto duemilacinquecento anni orsono: Di tutte le cose misura è l’uomo: di quelle che sono, per ciò che sono, di quelle che non sono, per ciò che non sono.

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