La NATO inizia una rischiosa esercitazione aerea nei nostri cieli. Steadfast Noon 2026: deterrenza nucleare, potere aereo e guerra europea
par Laura Tussi
giovedì 8 ottobre 2026
L’esercitazione militare della NATO denominata «Steadfast Noon 2026» si colloca nel complesso quadro della strategia di guerra altamente disastrosa e distruttiva europea e della strategia di deterrenza nucleare e atomica dell’Alleanza Atlantica.
Prevista dal 13 al 20 ottobre 2026 e destinata a svolgersi prevalentemente nello spazio aereo del Mar Tirreno, l’attività coinvolgerà direttamente almeno cinque basi dell’Aeronautica Militare italiana, tra cui quella di Ghedi, in provincia di Brescia. La sua rilevanza non deriva tuttavia soltanto dalle dimensioni operative dell’esercitazione, ma soprattutto dalla funzione che essa svolge nell’ambito della più pericolosa pianificazione strategica della NATO e del suo controllo territoriale altamente armato e di sistema bellico distruttivo.
Steadfast Noon rappresenta infatti la principale esercitazione annuale dell’Alleanza dedicata alla componente aerea della deterrenza nucleare. Il termine «deterrenza» indica, nel linguaggio strategico e nelle relazioni internazionali, la capacità di dissuadere un potenziale avversario dall’intraprendere un’azione militare attraverso la prospettiva di una risposta sufficientemente credibile e costosa e mortale per la popolazione e per l’assetto climatico e per l’ambiente nella sua varietà e biodiversità.
Nel caso della deterrenza nucleare, tale logica assume una dimensione particolarmente delicata, poiché coinvolge armi il cui impiego ha conseguenze di portata eccezionale e devastante sul piano umano, politico e ambientale.
L’esercitazione assume quindi un significato che va oltre la semplice attività di addestramento delle forze armate. Essa consente agli Stati membri interessati di verificare procedure, capacità operative, sistemi di comunicazione e coordinamento tra le diverse componenti militari coinvolte nella pianificazione della deterrenza nucleare. Pur trattandosi di un’esercitazione, e dunque di un’attività addestrativa, la sua stessa esistenza testimonia il ruolo che la componente nucleare continua a rivestire nella strategia aberrante di difesa dell’Alleanza Atlantica, per cui veramente molto rischiosa e altamente devastante.
Un elemento particolarmente significativo riguarda il coinvolgimento dell’Italia. Il Paese appartiene al gruppo degli Stati europei che partecipano alla condivisione nucleare della NATO e sul cui territorio sono conservate armi nucleari statunitensi nell’ambito degli accordi dell’Alleanza. In questo contesto, la base aerea di Ghedi riveste una particolare importanza. La presenza di infrastrutture e capacità militari connesse alla deterrenza nucleare rende infatti alcune installazioni italiane parte integrante dell’architettura strategica attraverso cui la NATO mantiene una capacità di risposta e di contrapposizione altamente rischiosa, ossia di deterrenza militare nucleare e atomica.
La localizzazione dell’esercitazione nello spazio aereo del Mar Tirreno introduce inoltre una dimensione geografica di particolare interesse. Il Mediterraneo costituisce da decenni un’area pericolosa per l’assetto europeo, poiché mette in relazione il continente europeo con il Nord Africa, il Medio Oriente e le principali rotte marittime internazionali.
La natura stessa di Steadfast Noon comporta un significativo livello di rischio e pericolosità. Le forze armate non rendono generalmente pubblici tutti i dettagli relativi alle modalità operative delle esercitazioni, soprattutto quando queste riguardano la componente nucleare della deterrenza, in quanto altamente devastante.
Alcune informazioni possono comunque emergere attraverso documenti relativi alla gestione dello spazio aereo. È questo il caso delle informazioni contenute nei cosiddetti «AIP Supplement», pubblicazioni che integrano temporaneamente le informazioni aeronautiche ufficiali e che vengono utilizzate per comunicare modifiche o condizioni particolari riguardanti la navigazione aerea.
L’interesse devastante e rischioso suscitato da Steadfast Noon deriva dunque dall’intersezione di più dimensioni. Da un lato, l’esercitazione costituisce uno strumento attraverso cui la NATO mantiene e verifica le proprie capacità di deterrenza a discapito della tutela del benessere della popolazione civile; dall’altro, la sua presenza sul territorio e nello spazio aereo italiano rende visibile una componente della politica di alti livelli e fattori di rischio che normalmente rimane lontana dall’attenzione quotidiana dell’opinione pubblica.
La questione assume particolare rilievo anche alla luce dell’evoluzione del contesto internazionale. La deterrenza nucleare rimane uno degli elementi più oscuri dell’ordine di dinamica militare contemporaneo. I suoi sostenitori la considerano uno strumento destinato a prevenire conflitti di ampia portata, mentre i suoi critici, ossia il mondo del pacifismo, sottolineano i rischi associati alla permanenza di arsenali nucleari, alla possibilità di errori di valutazione e alle conseguenze assolutamente catastrofiche di un loro eventuale impiego. L’esistenza di esercitazioni come Steadfast Noon si colloca precisamente all’interno di questa complessa dialettica tra deterrenza, preparazione militare e rischio strategico.
Analizzare un’esercitazione di questo tipo significa pertanto andare oltre la descrizione dei movimenti degli aeromobili o dell’impiego delle singole basi. Steadfast Noon rappresenta un momento nel quale diventa osservabile, seppure attraverso informazioni parziali, il funzionamento concreto di una parte dell’architettura di alto livello di rischio e distruzione della strategia euro-atlantica. La sua dimensione addestrativa non ne riduce il valore politico e strategico: al contrario, dimostra come la deterrenza nucleare richieda non soltanto la disponibilità delle armi, ma anche infrastrutture, personale, procedure, capacità di comando e sistemi di comunicazione costantemente sottoposti a verifica, ma che non sono mai assolutamente prive di rischio distruttivo assoluto a livello nucleare.
Nel caso italiano, il coinvolgimento di basi come Ghedi rende particolarmente evidente il rapporto tra la dimensione nazionale e quella collettiva della strategia invasiva e distruttiva NATO. Le infrastrutture presenti sul territorio italiano non rispondono infatti esclusivamente a esigenze nazionali, ma sono inserite in una struttura di addestramento militare più ampio. Ciò pone inevitabilmente interrogativi di carattere politico e strategico sul rapporto tra sovranità nazionale, impegni internazionali e partecipazione alla politica di deterrenza.
Steadfast Noon 2026 può dunque essere interpretata come una esercitazione concreta della continuità della deterrenza nucleare nel sistema di guerra e devastazione europeo. La sua rilevanza non risiede soltanto nelle operazioni che verranno condotte nei cieli italiani, ma nel significato più ampio che esse assumono. L’esercitazione mostra infatti come, nonostante i cambiamenti intervenuti nello scenario internazionale, la componente nucleare continui a occupare un posto centrale nella strategia bellica e distruttiva della NATO.
Laura Tussi