La Columbia University New York attacca gli studnti-lavoratori sindacalizzati

par Ezio Boero
lunedì 25 agosto 2025

“Mi dispiace che noi tutti non possiamo esser qui oggi. Alcuni stanno facendo il secondo lavoro per sbarcare il lunario, perché uno dei più grande proprietari fondiari di New York non ci paga abbastanza per pagare l’affitto".

Questo cartello era esposto durante i picchetti del 12 agosto ai cancelli della sede di Broadway dellla Columbia University di New York, un ateneo dove due Sindacati (Student Workers of Columbia - SWC, affiliato a United Auto Workers - UAW, e United Healthcare Workers East, legato a Service Employees International Union - SEIU) tentano di contrattare un contratto di lavoro equo. Il primo dei due rappresenta docenti, assistenti, tutor e ricercatori; il secondo, addetti a mense, biblioteche e strutture sanitarie della facoltà. Dopo mesi di negoziati, l'ateneo, tramite i consulenti sindacali che ha assoldato, propone un aumento retributivo del 2% (che, al netto dell'inflazione, significa una diminuzione della paga), mentre il compenso dell'amministratrice delegata (CEO) della Columbia è di 18 volte la retribuzione di un lavoratore della ristorazione e di 24 volte quella di un assistente del Dipartimento di inglese e letteratura comparata, in cui la CEO è professoressa.

La Columbia University, da mesi sta tagliando progressivamente le classi obbligatorie dei corsi di laurea, il cosiddetto "Core", in cui lavorano principalmente come assistenti gli studenti che si sono sindacalizzati, per sostituirli con docenti non sindacalizzati, richiesti ad altri Atenei. 140 laureati, che insegnano corsi di base di curriculum, lingua e scrittura, hanno già ricevuto una mail di sospensione dal proprio lavoro, sebbene per il momento continuino a ricevere la retribuzione. L'Università per ora preferisce pagare due persone per lo stesso lavoro, piuttosto che avere a che fare con personale aderente al Sindacato, addebitando ad esso anche posizioni antisemite, cioè esser contro la strage di Netanyahu a Gaza. SWC ha scritto una lettera aperta a tutti i lavoratori dell’istruzione superiore degli USA invitandoli a boicottare il reclutamento di lavoro da parte della Columbia. Il taglio dei corsi propedeutici segue la strada praticata da molte aziende che approfittano dell'azzoppamento dell'agenzia federale National Labour Relations Board - NLRB, procurato dai provvedimenti di Trump che intendono eliminarne il ruolo di difesa del diritto di contrattazione collettiva di tutti i lavoratori. Dopo averlo fatto coi lavoratori pubblici, probabilmente ciò avverrà anche per quelli universitari.

Forse le sospensioni dei sindacalizzati servono alla Columbia, non per risparmiare costi ma per assecondare la richiesta di Trump che intende, minacciando tagli delle sovvenzioni agli atenei, condizionare gli argomenti d'insegnamento nelle università, per eliminare quelli non patriottici o che tengono conto delle discriminazioni sociali ed etniche con cui sono nati e continuano a vivere gli USA. Ma sono anche un modo per condizionare le trattative sindacali in corso da cinque mesi e per minacciare le persone che partecipano alle iniziative di solidarietà al popolo palestinese: dopo l'arresto da Gestapo di Mahmoud Khalil e la sua detenzione per 100 giorni, uno degli altri leader sindacali della Columbia University, il presidente di SWC, Grant Miner, uno studente ebreo, un anno dall'occupazione di Hamilton Hall nell'aprile 2024, è stato espulso ora dall'ateneo, proprio nel giorno di apertura della contrattazione, mentre sono stati diramati provvedimenti di controllo dell'accesso in facoltà.

Sulle università statunitensi s'incrociano in questo periodo un coacervo di questioni: il diritto di opinione, i rapporti internazionali degli atenei, l'intento dell'amministrazione Trump di ridurne la libertà d'insegnamento, la sindacalizzazione dei lavoratori universitari (riconosciuta nel 2016 dal NLRB e giunta ora a 150.000 iscritti). Ma anche il rapporto, spesso tormentato, tra studenti e operai.

Se studenti singoli, più spesso organizzati da gruppi politici, parteciparono ai picchetti degli scioperi, anche nelle zone minerarie, come la loro presenza nel 1964 ai picchetti itineranti dei minatori che tentavano di stipulare contratti di lavoro nelle piccole miniere degli Appalachi, fino ad allora fuori da ogni contrattazione collettiva e vere e proprie enclave di povertà e di sopraffazione padronale, è all'interno della Students for Democratic Society - SDS, la grande organizzazione studentesca, che operò negli anni '60 e arrivò a 100.000 adepti a livello nazionale, che il rapporto coi lavoratori fu uno degli argomenti che portò a lunghe discussioni e anche a divisioni. Se la nascita della SDS risale al “manifesto politico di Port Huron” nel Michigan del 1962, scritto nel campo estivo del Sindacato dell'auto UAW, il rapporto col mondo del lavoro e le sue rappresentanze fu assai condizionato dallo scritto del sociologo C. Wright Mills "Lettera alla Nuova Sinistra", nel quale si teorizzava che la lotta studentesca contro l’autoritarismo dell’establishment fosse l'unica rivoluzionaria, mentre il proletariato non lo era più. Ciò accadeva, paradossalmente, mentre molti giovani operai erano sempre più insofferenti alla vita di fabbrica (ad esempio, la GM lamentò di aver perso, tra il 1955 e il 1967, 14 milioni di ore per scioperi su questioni nazionali e locali, legate ad iniziative di base).Varie successive leadership modificarono via via la linea della SDS, finché la tendenza maoista Progressive Labor Party propugnò la priorità dell'intervento politico nei quartieri e davanti ai cancelli di fabbrica, abbandonando così l'iniziale esclusivo àmbito di ateneo, consistente dapprima nella rivendicazione del diritto di fare attività politica nei campus e poi sempre più orientato alla contestazione della guerra nel Vietnam e delle pesanti compromissioni delle Università col complesso militare-industriale e col reclutamento bellico.Il rapporto coi quartieri di popolazione povera non ebbe grande successo e rare furono le interconnessioni coi Sindacati (come quella presso l’Università dell’Illinois, in cui si attuò un'iniziativa di boicottaggio per indurla a comprare verdure raccolte in aziende sindacalizzate dal Sindacato dei braccianti UFW). La diatriba tra le correnti portò infine alla dissoluzione della SDS, una delle cui componenti, quella dei Weathermen, decise la pratica della violenza di strada e poi la clandestinità, rinunziando del tutto al rapporto con la classe operaia, le cui lotte erano considerate economicistiche.

Il tristemente noto episodio della repressione della contestazione della guerra in Vietnam presso la Kent University, quando, il 4 maggio 1970, la Guardia Nazionale uccise quattro studenti e ne ferì altri nove, segnalò una forte divaricazione di atteggiamento verso l'intervento in Vietnam tra i Sindacati, e anche nella popolazione. A New York, nella poi denominata Hard Hat Riot (la rivolta dei caschi duri) dell'otto maggio, migliaia di edili e di impiegati, a cui le imprese diedero permessi retribuiti, girarono per la città per affrontare gli studenti, assalire edifici pubblici e obbligare il Sindaco a togliere la bandiera a lutto dal Municipio che commemorava i morti della Kent University. Ma quei quattro morti, un nonnulla rispetto ai massacri della popolazione vietnamita da parte delle armi statunitensi e anche alle migliaia di militari degli USA via via uccisi, e un episodio marginale rispetto alle repressioni nei ghetti neri delle grandi città degli USA, scatenarono però una protesta senza pari: sfilarono in corteo 4 milioni e 350.000 studenti in 1.350 college (in 536 dei quali furono proclamati scioperi ad oltranza), appoggiati da uno dei Sindacati più grandi: quello dei dipendenti pubblici, l’American Federation of State, County and Municipal Employees. Questo appoggio, benché solo di una parte del Sindacato, si può considerare la premessa della massiccia sindacalizzazione che da alcuni anni coinvolge in molte università degli USA i lavoratori-studenti (post-dottorato, ricercatori, tutor e assistenti didattici).

Il più grande sciopero accademico di sempre, coi suoi 48.000 lavoratori partecipanti, è avvenuto nel 2022 per cinque settimane in 10 campus dell'Università della California, organizzato dalle 4 sezioni di studenti-lavoratori affiliate a UAW. La manifestazione nella piazza del campus di Berkeley, il primo giorno dello sciopero, raccolse 2.000 persone e la presenza solidale di alcuni grandi Sindacati californiani. La firma dell'accordo soddisfò solo 11.000 dei 18.000 studenti a UAW. Alloggio e trasporti i problemi principali, che impongono spesso debiti e secondo lavoro per campare. Non solo in California, nelle cui grandi città il costo della vita e degli affitti è altissimo, anche altrove la retribuzione di questi lavoratori universitari è così bassa, come presso la Temple University di Philadelphia, la più povera delle grandi città USA, dove la paga risicata impone di utilizzare i buoni pasto federali per gli indigenti. In una dozzina di Stati del Sud conservatore degli USA poi, è addirittura vietata da tempo la contrattazione collettiva nel settore pubblico (vietata ora da Trump ai dipendenti pubblici in tutto il Paese).

E' soprattutto il sindacato UAW a organizzare questa "nuova classe lavoratrice" in gran parte composta da precari. Giovani che sono anche magari protagonisti della campagna nazionale per aumentare il salario minimo dei lavoratori a 15 dollari all'ora (mentre è fermo dal 2009 a livello federale a 7,25 dollari) per affrontare meglio la vita e cominciare a rifondere il debito del prestito studentesco (milioni di dollari che condizionano la vita post-universitaria). 100.000 di loro sono iscritti a UAW. Cioè un quarto degli iscritti attivi UAW (che tessera anche 600.000 pensionati delle imprese dell'auto) è un lavoratore universitario.Nelle università si sono sviluppate le proteste più consistenti contro il genocidio di Gaza e le forniture di armi da parte dell'amministrazione Biden. Nelle iniziative presso la Columbia University in cui è attivo il Sindacato SWC, affiliato a UAW, ci sono stati non solo interventi della polizia, aggressioni da parte di gruppi reazionari o sionisti ma scontri verbali con lavoratori iscritti ad altri Sindacati, a cui era affidato il compito di contenere le proteste e anche di rattoppare i danni. UAW da subito aveva chiesto il cessate il fuoco a Gaza) grazie al fatto che, alla leadership storica che l'aveva gestita per 70 anni, è subentrata nel 2023 quella diretta da Shawn Fain, appoggiata dal caucus (tendenza interna) Unite All Workers for Democracy - UAWD.Il difficile rinnovo del contratto (aziendale, come d'uso negli Stati Uniti, se non addirittura di stabilimento) delle Big 3, le tre grandi dell'auto statunitensi, Ford, .General Motors e Crysler (ora incorporata in Stellantis) aveva avuto grande visibilità ma risultati contraddittori, l'appoggio successivo di Fain ai dazi di Trump sollevato parecchie perplessità, non tanto negli operai quanto nei supporter del Sindacato, gli esautoramenti di importanti esponenti della nuova maggioranza sindacale trasmesso un'immagine di divisione. Ciò mentre le imprese coglievano al volo il ritorno di Trump per non mettere in pratica alcuni impegni contrattuali (riapertura di stabilimenti, stabilizzazione di contratti temporanei, non ostacolo della sindacalizzazione nei nuovi stabilimenti di auto elettriche nel Sud).

La lotta pro-Palestina dei giovani iscritti universitari, forti del loro ruolo centrale nell'appoggio alla nuova maggioranza di UAW, ha finito per evidenziare anche le contraddizioni interne. La vicenda ricorda le divisioni degli anni '60 tra operai poveri e studenti ricchi. Anche se i ruoli oggi sono quasi invertiti: gli operai sindacalizzati sono relativamente abbienti (ma solo in confronto a coloro che lavorano nei fast food o anche nelle imprese auto straniere o compartecipate con imprese USA, spesso nel Sud ostile al Sindacato), mentre la maggior parte degli universitari-lavoratori hanno retribuzioni falcidiate dai rimborsi del debito studentesco e dalle spese quotidiane, soprattutto le locazioni, nelle grandi città dove solitamente sono presenti i grandi atenei.

Il caucus UAWD, che ha contribuito a eleggere Fain a presidente della UAW, dopo una pesante discussione, si è spaccato in due; la maggior parte degli operai da una parte, gli universitari dall'altra, e si è sciolto a fine aprile per l'impossibilità di conciliare le posizioni. I primi hanno rimproverato una “cultura tossica” importata nel caucus, che ha allontanato molti colletti blu dalle lunghe riunioni in cui i secondi dominavano. Molti lavoratori veterani hanno ancora in bocca il retrogusto amaro che i grandi aumenti retributivi propagandati alla firma del contratto erano, non solo lontani dalla richieste, ma anche da quelli percepiti dai cosiddetti temporanei che avevano iniziato a lavorare a 15,78 dollari all'ora. Un apparentemente giusto riequilibrio retributivo tra anziani e giovani ha dunque finito per essere un ulteriore elemento di scontento della classe operaia che era stata massacrata dalla chiusura di molti stabilimenti e da anni di "vacche magre" per i lavoratori dell'auto e di immense introiti per gli amministratori delegati. Anche nel caucus UAWD, dove metà dei membri proveniva dall’esterno della produzione e alcuni di loro hanno importanti incarichi di direzione in alcune regioni sindacali, il coacervo delle varie questioni in ballo, che partono da Gaza, attraversano gli Stati Uniti autoritari di Trump e arrivano fin nei campus delle università come quello della Columbia, ha finito ad aprile per innescare un corto circuito e indurre la chiusura dell'attività di caucus, nato nel 2019, e la nascita di due separate tendenze interne a UAW.

Dopo un quinquennio di rinascita delle lotte sindacali, oggi in alcuni Sindacati statunitensi la storia sta riavvolgendo il filo all'indietro e ritornano le divisioni in un momento politico e sociale in cui c'è bisogno di unità delle forze di progresso. Una grande responsabilità impone invece di essere all'altezza dei milioni di statunitensi che hanno manifestato contro i provvedimenti antisociali e antiambientali del governo Trump.

Fonti principali:

J.Brown, Columbia Tries to Undermine Its Unions, Hire Scab Instructors, Labor Notes, 13.8 - Columbia Is Replacing Its TAs With Nonunion Adjuncts, Jacobin, 13.8

A.Mahajan, Trump’s War on Higher Ed Comes to the Bargaining Table, The Nation, 21.8

https://www.studentworkersofcolumbi...

https://uaw.org/in-shocking-move-co...

 

 


Leggi l'articolo completo e i commenti