L’ineffabile leggerezza delle intercettazioni

par Virginia Visani
lunedì 24 gennaio 2011

Ma davvero i direttori dei giornali credono di aumentare le vendite pubblicando i resoconti delle intercettazioni telefoniche? Io non credo.

 

Penso che la ragione prima per la quale in questi giorni ogni medium cartaceo è zeppo di paginate di noiosissime conversazioni telefoniche tra le signorine e i diversi comprimari della storia infinita (Ruby, Bunga Bunga, Arcore e via elencando) è un’altra e molto squallida: “lo fa il Corriere, lo fa Repubblica, lo fanno tutti e allora perché non noi?”.

Di qui l’inondazione di “Eh sì'”, “Beh”, “A già”, “Senti”, ecc. ad intercalare dichiarazioni che vorrebbero essere eclatanti e invece in sostanza dicono e contraddicono poco o quasi nulla che sia degno di considerazione.

Chi compera un giornale, o lo fa per abitudine e dunque non sposta di una virgola il dato di diffusione, o lo fa per curiosità e allora lo compera una sola volta e dunque non determina un aumento significativo delle vendite.

Poi veniamo ai talk show: qui la noia in tutti, Santoro, Floris e compagni, è ancora più colossale, proprio come osserva Aldo Grasso sul Corriere e Grasso è uno che se intende.

Prendiamo ad esempio il “teatrino” di Santoro (proprio un teatrino visto che il programma nell’ambizione del suo conduttore evoca uno spettacolino con un “Anteprima” e con la musica di sottofondo nel momento in cui l’orchestrina accorda i suoi strumenti), ecco, la messa in onda delle intercettazioni recitate da due attori, è quanto di più ridicolo e stucchevole si possa immaginare.

Conclusione: i resoconti delle telefonate intercettate servono soltanto a riempire pagine e spazi che altrimenti non si saprebbe come colmare. Possono muovere al sorriso e magari alimentare una discussione da bar sport, ma niente di più.

Persino le signore per bene, quelle dei salotti più o meno mondani, possono soltanto commentare con finto sdegno e morbosa curiosità le prodezze di questa o di quello. Ma queste intercettazioni non spostano di una virgola l’opinione politica (ammesso che esista) degli italiani.

E allora non sarebbe ora di smetterla?


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