L’impero del Male

par Massimo Icolaro
mercoledì 14 gennaio 2026

C’è un momento in cui le parole diventano insufficienti e le perifrasi una forma di complicità. Chiamare la Russia di Putin “potenza regionale”, “attore problematico” o “interlocutore difficile” è ormai una menzogna lessicale. Ci troviamo di fronte a un impero del male, non per metafora ideologica ma per pratica concreta: aggressione militare, terrorismo di Stato, ricatto energetico, criminalità organizzata elevata a sistema di governo.

Le invasioni: una linea continua di violenza

La storia recente è inequivocabile.
Cecenia (1999–2009): città rase al suolo, Grozny ridotta a un cratere, repressione sistematica della popolazione civile.
Georgia (2008): invasione lampo, amputazione territoriale, creazione di protettorati armati.
Crimea (2014): annessione illegale, violazione diretta del diritto internazionale.
Donbass (dal 2014): guerra per procura, mercenari, intelligence, destabilizzazione permanente.
Siria (dal 2015): bombardamenti su ospedali e infrastrutture civili, sostegno a un regime criminale.
Ucraina (2022–oggi): invasione su larga scala, distruzione sistematica, deportazioni, crimini di guerra documentati.

Non si tratta di episodi isolati. È una dottrina: la forza come strumento di legittimazione interna e di sopravvivenza del regime.

Distruggere tutto, poi pretendere immunità

Putin ha autorizzato — politicamente e militarmente — la devastazione dell’Ucraina: città sventrate, reti energetiche colpite deliberatamente, civili usati come bersagli. Eppure, ogni tentativo di colpire il cuore simbolico del potere russo viene immediatamente presentato come sacrilegio, terrorismo, linea rossa invalicabile.

L’incursione di droni sull’area di Mosca e sulla residenza presidenziale — comunque la si voglia interpretare — ha scoperchiato una verità imbarazzante: il capo di uno Stato che rade al suolo un paese pretende di restare intoccabile. Come se la violenza fosse lecita solo in una direzione. Come se la guerra fosse ammessa solo quando la fa lui.

E quando emergono notizie, mai del tutto chiarite ma ricorrenti, su tentativi di eliminazione fisica del presidente ucraino, la domanda diventa inevitabile: davvero qualcuno crede che un sistema che avvelena oppositori, elimina dissidenti all’estero e usa sicari e mercenari abbia scrupoli nel pianificare un attentato politico?

Il punto non è dimostrare ogni singolo atto. Il punto è che quel sistema rende tutto plausibile.

Guerra ibrida: il fronte permanente

L’impero del male non combatte solo con i carri armati. Combatte con:

Non sono incidenti. Sono test di reazione, prove generali, passi misurati per normalizzare l’idea che il confine — fisico e politico — sia elastico.

Il caos globale come obiettivo

In questo scenario si inserisce anche il sostegno implicito e strategico a una possibile aggressione contro Taiwan. Se l’Ucraina può essere invasa e devastata senza conseguenze decisive, allora il messaggio è chiaro: il mondo è tornato alla legge del più forte. Mosca non ha bisogno di vincere ogni guerra. Le basta rendere il disordine una regola.

Mafia, oligarchie e Stato predatorio

Alla base di tutto non c’è una nazione, ma una struttura criminale verticale. Oligarchi come vassalli, servizi segreti come braccio armato, criminalità organizzata come strumento operativo. Lo Stato di diritto è una scenografia. La legge vale solo per i nemici.

È un potere che non produce benessere, non costruisce futuro, non tollera alternative. Un potere che vive di nemici esterni perché internamente è già fallito.

 

L’impero del male non cerca pace, ma tregue utili a riorganizzarsi. Non cerca dialogo, ma tempo. Ogni esitazione occidentale viene letta come debolezza, ogni concessione come incoraggiamento.

La domanda non è se questo sistema rappresenti una minaccia.
La domanda è quanto ancora il mondo potrà permettersi di fingere che non lo sia.


 


Leggi l'articolo completo e i commenti