L’ignoranza di comodo di certa sinistra e luoghi comuni sull’immigrazione italiana
par Massimo Icolaro
martedì 18 agosto 2026
A Filo Rosso, durante l'ennesimo dibattito sui fatti di Ceuta e sulla gestione dei flussi migratori, è andato in scena il consueto e stanco cliché: la passerella di pensatori e firme d'area accreditati come sacerdoti dell'accoglienza ad oltranza. Un'ideologia salottiera, sia chiaro, distante anni luce dal vero pensiero comunista e dall'analisi materialista delle dinamiche economiche e del lavoro.
Per questa sinistra "chic", il dogma è uno solo: accogliere chiunque, sempre e comunque. Un sillogismo paralizzante che, portando il ragionamento alle sue logiche conseguenze, rende del tutto superfluo l'esistente: a cosa servirebbero, altrimenti, passaporti, trattati internazionali e leggi di Stato?
Tra le perle della serata spicca lo strafalcione di Gian Antonio Stella, il quale ha rispolverato il logoro refrain storico: "Ricordiamoci di quando gli italiani andavano in America e sulle banchine venivano accolti come mafiosi, mangiaspaghetti e sporchi".
Una ricostruzione da romanzo rosa che confonde la propaganda xenofoba d'epoca con la realtà procedurale dell'emigrazione d'oltreoceano.
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Nessun comitato d'odio alle banchine: Ellis Island era un centro federale di prima accoglienza e smistamento, un’isola interdetta al pubblico e ai cittadini comuni. Non era una passeggiata a mare dove la gente andava a sventolare cartelli razzisti all’attracco delle navi.
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Il quadro legislativo e i contratti: Gli italiani non partivano all'avventura né attraversavano le frontiere a nuoto. L'emigrazione transoceanica poggiava su precisi accordi e su una severa cornice normativa, dalla Legge Crispi del 1888 alla legge organica del 1901. Il reclutamento avventato o clandestino veniva punito con sanzioni pesantissime a carico di agenti e vettori (cauzioni e sanzioni fino a 3.000–5,000 lire, cifre enormi per l'epoca). I migranti pagavano regolarmente il biglietto della nave e dovevano disporre di garanzie lavorative o contratti.
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I controlli sanitari e i reimbarchi: Chi arrivava a Ellis Island veniva sottoposto a rigide visite mediche. Tracoma, tubercolosi, patologie infettive o persino infestazioni perniciose significavano una sola cosa: la respinta immediata e il reimbarco verso l'Italia a spese della compagnia di navigazione.
Parlare di "palo della cuccagna" o fare paragoni impropri tra i flussi regolati della Grande Emigrazione e il traffico d'esseri umani sui barconi è un falso storico.
Se poi si guarda alla gestione politica nostrana, la farsa si fa grottesca. La sinistra ha governato il Paese per lunghi periodi dopo il 2000 — dai governi Amato II e Prodi II, fino alla stagione dei governi tecnici e di centro-sinistra con Letta, Renzi, Gentiloni e Conte II. Le occasioni per strutturare una politica migratoria organica e duratura ci sono state tutte, ma si è preferito lasciare la patata bollente alle emergenze.
Infine, la retorica sulla sospensione di Schengen. Si grida allo scandalo per i recenti controlli temporanei disposti dall'Italia, dimenticando i dati reali: l'Italia è storicamente tra i Paesi dell'Unione Europea che hanno fatto ricorso meno di tutti alla sospensione del trattato. Nazioni come la Francia (ferma da anni ai valichi di Ventimiglia) o la Germania e l'Austria applicano controlli sistematici alle frontiere interne con frequenza ben maggiore.
Ma la narrazione di comodo richiede il capro espiatorio ideale e la consueta dose di amnesia storica.