L’Aquila - Oncologia ospedaliera: prima devi morire e poi ti opero
par IlCapoluogo.it
venerdì 3 dicembre 2010
Potrebbe essere un solo titolo scioccante, ma non aderente alla realtà dei fatti. Invece, al nostro ospedale San Salvatore questo è un fenomeno che potrebbe accadere quotidianamente, se i pazienti più dotati economicamente, o con tangibili capacità di indebitamento, non scegliessero altre strutture extra regionali, almeno per salvare la pelle in tempo utile.
Potrebbe essere un solo titolo scioccante, ma non aderente alla realtà dei fatti. Invece, al nostro ospedale San Salvatore questo è un fenomeno che potrebbe accadere quotidianamente, se i pazienti più dotati economicamente, o con tangibili capacità di indebitamento, non scegliessero altre strutture extra regionali, almeno per salvare la pelle in tempo utile.
Naturalmente, anche il super commissario e presidente della sanità regionale può dedicare almeno un piccolo spazio di tempo per vigilare sulle corrette gestioni ospedaliere, affidate e abbandonate al libero arbitrio di un manager, al quale non viene chiesto di relazionare neppure quando un centinaio di malati terminali chiedono di diritto di essere assistiti nel rispetto delle regole e dei regolamenti, se non si vuole tener conto umanamente delle loro condizioni di salute.
Sta di fatto, che proprio uno dei più prestigiosi reparti, quello della chirurgia dei tumori, diretto dal chirurgo ospedaliero Paolucci rischia la chiusura, o meglio il trasferimento in altra struttura ospedaliera sul territorio provinciale. Le varie manovre e le varie strategie in atto lasciano pensare ad una precisa soluzione del genere. Infatti, sono più di cento i pazienti in lista di attesa per essere sottoposti ad intervento chirurgico del tipo pancreatico ed epato-biliare. Il medico preposto alla struttura cerca di darsi da fare per ottenere la disponibilità della sala operatoria per aumentare il numero degli interventi e dei pazienti da curare. La direzione ospedaliera, rendendosi conto della nutrita lista di attesa e calandosi umanamente nelle aspettative dei pazienti, riduce drasticamente la disponibilità della sala operatoria ad un solo giorno alla settimana. Nessuno leva una voce di protesta verso questi soprusi. Nessuno si rende conto del pericolo di vita a cui vengono esposti i malati in attesa di intervento. Ed è un film già visto. Altro reparto, altra defezione. E non sarà neanche l'ultima.
Il Comune è latitante, in tutt’altre faccende affaccendato. Il super commissario si pavoneggia in estrose conferenze stampa organizzate nella capitale, a Palazzo Chigi, per avere una risonanza nazionale a fianco del premier, o perché in casa avrebbe potuto essere contestato quando ha affermato che la legge sulla zona franca esiste, non c’è assoluto bisogno di un’altra legge. Bene. Se è vero quello che Chiodi afferma, perché non si organizza una conferenza stampa a L’Aquila per venirci ad illustrare pacatamente e democraticamente come funziona l’ospedale cittadino, perché non si consente di lavorare a pieno ritmo ad un professionista, luminare nella sua materia, corteggiato spasmodicamente da prestigiose strutture ospedaliere del nord Italia. In quella circostanza, forse, il Commissario ci potrà spiegare come mai sia stata rigettata la richiesta del professionista per l’acquisto di attrezzature tecnologiche d’avanguardia, mentre si parla a piena voce dell’acquisto di una ulteriore TAC, i cui valori economici sono sostanzialmente diversi. In un possibile ritaglio di tempo, potremo leggere insieme, in parallelo, la legge sulla ricostruzione esistente e sbandierata a Roma e la proposta di iniziativa popolare per l’istituzione della “zona franca”.
I cittadini devono uscire dal torpore psicologico del terremoto se vogliono difendere i diritti comuni, che rischiamo di essere cancellati o espropriati ingiustamente, sollecitando Sindaco, presidente della Provincia e tutte le istituzioni preposte ad esercitare le dovute pressioni, presso la Asl e la Regione, affinché gli stessi provvedano ad assicurare servizi ed aspettative così come previsto dalla normativa vigente in proposito, altrimenti lasciate che tutto vada alla deriva, per consentire ai “corvi” di nidificare sulle nostre strutture e sul nostro territorio e lasciamo che i pazienti di oncologia, in lista di attesa, muoiano prima di essere sottoposti ad intervento chirurgico.