Italia: immigrati cristiani sono di più dei musulmani, sfatato luogo comune
par Sergio Bagnoli
giovedì 23 aprile 2009
La recente celebrazione della Pasqua, sia quella cattolica che quelle evangeliche ed ortodosse ha permesso alla Conferenza episcopale italiana di fare il punto sulla situazione.
Sino ad oggi in Italia la gente credeva fermamente in un luogo comune, interessatamente alimentato da una certa propaganda politica di cui si faceva in gran parte portatrice la Lega Nord, secondo cui, essendo l’immigrazione nel nostro paese soprattutto composta da persone di origine musulmana provenienti da Tunisia, Marocco, Senegal e Bangladesh, il particolare fondamentalismo che caratterizza certi aspetti dell’Islam prima o poi avrebbe messo in pericolo le radici cristiane della penisola, culla della maggior religione monoteista al mondo. Nulla di più falso: la situazione di pericolo prospettata dai politici della Lega Nord non è più tale in quanto clamorosamente superata dalla realtà odierna. La recente celebrazione della Pasqua Cristiana, il 12 Aprile per i cattolici, gli evangelici e gli anglicani, domenica scorsa per gli ortodossi, ha permesso alla Conferenza Episcopale Italiana, in ogni sua articolazione, di compiere una seria riflessione sui dati ricavati da un’indagine compiuta negli uffici anagrafici del nostro paese. Ricercatori direttamente riferibili alle organizzazioni in cui si articola la Chiesa Apostolica romana hanno infatti compiuto approfondite ricerche riguardanti il complesso mondo dell’immigrazione regolare in Italia. Al trentun dicembre 2007, cioè al termine dell’anno dell’ingresso di Bulgaria, paese all’ottanta per cento cristiano-ortodosso ed al 20% musulmano, e Romania, paese totalmente cristiano, nell’Unione europea la situazione era di circa due milioni e centomila immigrati regolari cristiani residenti e di circa un milione e duecentomila immigrati residenti di fede islamica.
Di questi poco più di settecentocinquantamila, perlopiù sudamericani, polacchi e filippini, sono cattolici, duecentomila evangelici e gli altri appartengono invece all’ortodossia. In virtù di questa nuova situazione anzi si può dire che ora in Italia siano in maniera consistente presenti le due Chiese, come recentemente sono state definite del Santo Padre, in cui si suddividono i credenti in Cristo. Non potendosi con sicurezza accertare, per un espresso ed ovvio divieto legislativo di rango costituzionale, la religione dei singoli iscritti alle varie anagrafi, ci fanno notare in ambienti della Caritas italiana, la statistica è stata formata avendo un occhio di riguardo per i musulmani in quanto nel numero totale di questi sono stati computati i due terzi degli immigrati albanesi, nazione al 70% islamica secondo vecchie e non completamente attendibili stime anche se in realtà non molti sono, tra i cittadini del paese d’oltre Adriatico residenti in Italia, i ferventi credenti nella fede di Maometto. Gli albanesi del profondo Nord e quelli dell’Epiro (a Sud di Valona e Berati) invece come si sa sono cristiani, i primi cattolici, i secondi greco- ortodossi. Nel 2008 con l’arrivo di molti altri romeni poi la percentuale di cristiani sul numero totale degli stranieri residenti è ancora aumentata. Tra i cristiani, come detto, la parte del leone ovviamente la fanno i romeni, che in gran parte sono ortodossi (ma non mancano i cattolici) ma tante sono anche le ucraine o le moldave che vengono a fare le badanti ai nostri anziani. La Romania ha donato a molte città italiane anche sacerdoti cattolici e la comunità ortodosse, emanazioni della Diocesi romeno-ortodossa d’Italia che ha sede a Roma, hanno intessuto con le varie Diocesi italiane ottimi rapporti ottenendo, per i loro riti, l’uso di antiche chiese cattoliche ormai non più officiate. Oggi la presenza della chiesa ortodossa romena in Italia si sta capillarmente consolidando e ciò è un fatto positivo, soprattutto se si considera l’impatto che una guida morale può avere sulle coscienze degli immigrati dal paese danubiano e le loro chiese, dove non ne sorgono di altre di culto greco-ortodosso iniziano ad essere frequentate anche da albanesi di culto cristiano-bizantino. I romeni, che tanto ci fanno paura a causa di alcuni gravissimi fatti di cronaca dal carattere bestiale di cui si sono resi protagonisti in negativo, quindi non vanno temuti solamente a causa della depravazione di una minoranza esigua di essi ma vanno pure considerati come comunità che, a causa del loro credo religioso, contribuisce a creare un argine, insieme ad ucraini, russi, polacchi, albanesi dell’Epiro nei confronti di qualsiasi possibile espansione dell’Islam che però ormai rappresenta solamente una minoranza cui certamente non si può negare il sacrosanto diritto alla libertà religiosa come dovrebbe essere in ogni democrazia. Un domani, superate certe incomprensioni iniziali, saranno proprio i comuni valori religiosi a favorire la piena integrazione di certe comunità nazionali nel nostro paese e a far dimenticare certe vergognose campagne discriminatorie, fondate su un elemento così intimo della personalità umana quale è il credo religioso, portate avanti da certe forze politiche che in tal modo intendono far leva, a scopi elettorali, sui più bassi istinti degli italiani.