Israele | Soldati IDF saccheggiano abitazioni in Libano con il beneplacito dei loro superiori
par Medioriente.net
mercoledì 29 aprile 2026
Quello che emerge dalle pagine di Haaretz non è uno scandalo isolato, ma il ritratto di un’istituzione militare che ha smesso di fare i conti con se stessa.
Soldati regolari e riservisti dell’esercito israeliano stazionati nel sud del Libano saccheggiano abitazioni e negozi abbandonati, motociclette, televisori, tappeti, mobili, caricando il bottino sui propri veicoli alla luce del sole, senza nemmeno tentare di nascondersi. Non si tratta di episodi sporadici attribuibili a singoli individui: i comandanti di battaglione e di brigata sono informati, e il loro silenzio equivale a un tacito consenso. “Non si arrabbiano, non si lamentano”, racconta uno dei soldati citati anonimamente dal quotidiano. Un altro è ancora più diretto: “Se qualcuno venisse espulso o arrestato, o se la polizia militare venisse dispiegata al confine, tutto cesserebbe immediatamente.”
Il fenomeno non nasce dal nulla. Già negli ultimi due anni, indagini giornalistiche israeliane avevano documentato dinamiche simili nella Striscia di Gaza, segno che il problema affonda le radici in una crisi più profonda di disciplina e accountability all’interno delle forze armate. Nel caso libanese, la situazione si è ulteriormente degradata con il prolungarsi dell’occupazione: man mano che i combattenti di Hezbollah si sono spostati verso nord, le truppe israeliane si sono ritrovate stazionate per settimane in villaggi civili svuotati, in un contesto di distruzione massiccia delle infrastrutture. È in questo vuoto — fisico, morale e istituzionale — che il saccheggio si è normalizzato. “A cosa serve lasciare le cose? Tanto verranno distrutte”, è la logica che, secondo Haaretz, circola tra i ranghi.
Sullo sfondo di questi episodi si staglia una situazione umanitaria devastante: dall’inizio delle operazioni militari israeliane, oltre 2.475 persone sono state uccise in Libano, quasi 7.700 ferite e più di 1,6 milioni sfollate. Il cessate il fuoco di dieci giorni annunciato dagli Stati Uniti il 16 aprile viene violato quotidianamente, mentre i negoziati tra Beirut e Tel Aviv procedono a rilento, con il Libano che chiede — tra le altre cose — la fine delle demolizioni nei villaggi occupati. In questo contesto, il saccheggio sistematico di beni civili non è solo una violazione del diritto internazionale umanitario: è il sintomo visibile di un’occupazione che si sta consolidando in assenza di meccanismi reali di controllo e responsabilità.