Il tradimento della Memoria: Israele ha le sue leggi razziali
par Giuseppe Ottaviano
giovedì 2 aprile 2026
Il Boia di Stato e il Tradimento della Memoria: Se la "Democrazia" adotta il Cappio
Gerusalemme, Aprile 2026. L’unica democrazia del Medio Oriente ha finalmente completato il suo kit di sopravvivenza morale: dopo i droni a guida autonoma e i cecchini "etici", ecco arrivare la forca. Il 30 marzo 2026 resterà negli annali come il giorno in cui la Knesset ha deciso che per proteggere la vita dei propri cittadini, lo Stato deve farsi ufficialmente assassino.
La nuova legge sulla pena di morte per i "terroristi" — termine che nel vocabolario governativo odierno ha ormai la stessa elasticità di un blocco di piperno — non è solo un ritorno al medioevo giuridico. È una dichiarazione d'intenti scritta con un inchiostro che ricorda terribilmente quello delle leggi razziali del secolo scorso. Perché, nonostante la facciata burocratica, sappiamo tutti chi salirà su quel patibolo: non certo il colono che brucia un uliveto o una casa a Huwara con la benedizione delle IDF, ma il "nemico" per definizione, colui che è nato dalla parte sbagliata del muro.
La contraddizione dell'Altissimo
C'è un’ironia feroce, quasi blasfema, nel vedere uno Stato che si proclama custode dei valori ebraici calpestare quotidianamente il precetto Lo Tirtzach — "Non uccidere". La fede che ha dato al mondo l'etica della responsabilità e il valore infinito di ogni singola anima viene oggi usata come paravento per una politica di sterminio sistematico.
Mentre i rabbini di corte benedicono le armi, la realtà parla una lingua che con la spiritualità non ha nulla a che fare. È la lingua delle macerie di Gaza, dove la "purezza delle armi" è stata seppellita insieme a decine di migliaia di bambini. Se uccidere un bambino è un crimine di guerra, come chiamiamo l'uccisione metodica di ventimila, trentamila piccole vite? Forse la parola "genocidio" disturba le orecchie dei diplomatici, ma i numeri non hanno bisogno di aggettivi per urlare.
Il privilegio dell'orrore
Mentre a Gaza si consuma l'apocalisse in diretta streaming, in Cisgiordania va in scena il festival dell'impunità. Lì, la legge è un menu a la carte: massima severità per il palestinese che lancia un sasso, massima tolleranza per l'estremista che, armato e protetto dalla divisa, spara per sport o per "diritto divino". La nuova legge sul boia non è che il sigillo finale su un sistema a due velocità che avrebbe fatto invidia ai giuristi di Norimberga per la sua precisione chirurgica nel discriminare.
Un'ombra sulla Memoria
Ma il crimine più sottile e profondo che questo governo sta compiendo non è solo contro il presente, ma contro il passato. Utilizzare il trauma della Shoah come uno scudo spaziale per giustificare ogni atrocità è un atto di sciacallaggio morale.
Dire "Mai più" e poi applicare logiche di segregazione, punizione collettiva e ora esecuzioni di Stato, significa gettare fango sulla memoria di chi ha sofferto davvero l'oppressione. Ogni cappio stretto attorno al collo di un prigioniero palestinese, ogni bambino estratto dalle macerie di Rafah, non fa che sbiadire il ricordo di chi uscì dai cancelli di Auschwitz sperando in un mondo diverso.
Israele, con la legge del 30 marzo, non ha solo condannato a morte dei prigionieri. Ha condannato la propria pretesa di superiorità morale, trasformando la nazione che doveva essere una "luce tra le genti" nell'ennesima, banale, spietata teocrazia etnica che confonde la giustizia con la vendetta e la difesa con l'annientamento.
Il boia è pronto. Ma a dondolare su quella corda, insieme al condannato, ci sarà ciò che resta dell'anima di un intero Paese.