Il ritorno di Ton Koopman e John Axelrod alla Fenice
par Giovanni Greto
giovedì 28 maggio 2026
Prosegue con vivo interesse la stagione sinfonica del Gran Teatro La Fenice
Dopo l’esecuzione, nella stagione precedente, della Matthaus Passion di J.S.Bach, Ton Koopman (Zwolle, 2 ottobre 1944) è ritornato a Venezia, al Teatro Malibran, per dirigere l’Orchestra della Fenice con un programma interamente dedicato a Mozart (1756 – 1791), in un fine settimana in cui gli è stato consegnato il premio Una vita per la musica, giunto alla 38-esima edizione.
Con il consueto sorriso radioso e una direzione semplice e precisa, nella prima parte il Maestro olandese ha interpretato il mottetto eucaristico per orchestra in Re maggiore KV 618 Ave verum corpus. Completato nel giugno del 1791, sei mesi prima della dipartita terrena, rappresenta forse una delle pagine più pure e più legate al mondo sacro per il testo utilizzato e per la purezza della stesura musicale, nella quale fa capolino una soave polifonia, contraddistinta dalla caratteristica malinconia dell’autore. E’ un brano assai breve – per 4 voci, archi e organo - , dolcemente mesto e toccante.
A seguire la Kronungs Messe, ‘Messa dell’Incoronazione’, per soli, coro, organo e orchestra, in Do maggiore KV 317. Basandosi sulla data dell’autografo – 23 marzo 1779 – si può dedurre che fosse originariamente destinata a un’esecuzione per la domenica di Pasqua il 4 aprile.
La denominazione Messa dell’Incoronazione è successiva e dovuta all’esecuzione di Antonio Salieri nel 1791 per l’incoronazione di Leopoldo II° a Re di Boemia e, di nuovo, nel 1792, dopo la sua morte prematura e inaspettata, per l’incoronazione del suo successore, Francesco II°, nuovo imperatore del Sacro Romano Impero.
E’ un tipo di musica sacra, meno cerimoniosa, più semplice e diretta, ispirandosi anche allo stile della cosiddetta Messa napoletana. La Messa alterna parti corali e solistiche, sfruttando un’orchestra con due oboi, 2 corni, 2 trombe, timpani, con tre tromboni ma senza le viole, secondo la prassi della musica sacra a Salisburgo.
Molto bravi sia il coro che i quattro solisti : la soprano Giulia Semenzato ; la mezzosoprano Margherita Maria Sala ; il tenore Kieran White ; il basso Adolfo Corrado.
Dopo il consueto intervallo, Koopman ha concluso il concerto con l’esecuzione della Sinfonia n. 40 in Sol minore KV 550, la seconda delle tre ultime Sinfonie – Mozart ne scrisse 41 – composta nell’estate del 1788 (porta la data 25 luglio).
In quattro movimenti, è stata la prediletta nell’età romantica – considerata un irraggiungibile ideale di purezza – e rimane ancor oggi la più popolare delle sinfonie mozartiane.
Le fu dato presto il titolo di Schwanengesang, canto del cigno, a sottolineare l’emozionante senso di turbamento che la pervade, la sua impalpabile e ultima malinconia, la disperata passione che si racchiude nel suo discorso musicale. La critica più vicina a noi ne ha sottolineato l’immediatezza espressiva, il languore, il sottile e sotterraneo turbamento che la pervadono, quasi appunto si tratti di un profetico e drammatico annuncio di tempi nuovi, affrontati in prima persona e senza reticenze, con tutto il peso ossessivo di tristissime esperienze quotidiane (Lorenzo Pinzauti).
Applausi copiosi e sorrisi sia nei volti dei musicisti che in quelli del pubblico.
Il mattino seguente alle sale Apollinee il comitato scientifico, quasi al completo, ha consegnato al maestro olandese, dichiaratosi onorato per il prestigio che ne consegue, il premio Una vita per la musica, la cui motivazione è stata letta da Oreste Bossini, quale membro del Comitato e storica voce di Radio Tre :
Il Premio Una vita per la musica del 2026 viene conferito a un Maestro che ha dedicato la sua vita di musicista, di esecutore e di direttore d’orchestra allo studio e alla diffusione della musica occidentale in particolare dei secoli XVII e XVIII; dopo aver studiato musicologia, organo (con Simon Jansen) e clavicembalo (con Gustav Leonhardt), Ton Koopman ha fondato nel 1979 l’Amsterdam Baroque Orchestra e nel 1992 l’Amsterdam Baroque Choir.
Con questi complessi ha portato in tutti i continenti del mondo esecuzioni magistrali delle opere di Johann Sebastian Bach (Passioni secondo Matteo e Giovanni, Messa in si minore), di Georg Friedrich Haendel (Messiah, Concerti per organo), di Haydn e Mozart.
Docente al Conservatorio Reale dell’Aja e all’Università di Leida, tra il 1994 e il 2004 ha realizzato l’integrale delle Cantate di Johann Sebastian Bach, impresa che nel 1997 gli ha fatto vincere il Deutsche Schallplattenpreis Echo Klassik e il Bach Preistränger della città di Lipsia ; nel 2005 ha registrato l’opera omnia di Dietrich Buxtehude.
Con questa instancabile attività Koopman ha creato e fissato un modello per l’esecuzione della musica nell’età barocca fatto di rigore filologico e di naturalezza espressiva che ha fatto scuola in schiere di allievi in ogni regione del mondo; per Koopman la ‘prassi esecutiva’ deve essere ‘storicamente fondata’, cioè discendere da una visione approfondita dei testi e dei generi musicali : per questo motivo, nella registrazione di tutte le Cantate di Bach non ha proceduto secondo l’ordine numerico del Catalogo Schmieder, ma ha preferito un percorso più responsabile di evoluzione stilistica e umana.
Attivo anche come musicologo e autore di edizioni critiche (a lui si deve una ricostruzione della Passione secondo Marco di Bach), Koopman è anche membro onorario della Royal Academy of Music di Londra e dal 2019 Presidente dell’Archivio Bach di Lipsia.
Prima di Koopman, il comitato scientifico aveva consegnato il premio speciale Una vita per la musica Giovani, dedicato alle nuove generazioni. Anche in questa XIII^ edizione sono state premiate tre categorie : musicologo, compositore, interprete.
Matteo Quattrocchi, musicologo, ha vinto il premio per aver fatto luce sull’opera Nerone di Arrigo Boito, concepita nel 1862, continuamente annunciata e rimandata, rimasta incompiuta alla morte dell’autore nel 1918, completata da Antonio Smareglia e Vincenzo Tommasini su incarico di Arturo Toscanini per la prima rappresentazione postuma nel 1924, di cui resta il libretto completo in cinque atti pubblicato dall’autore nel 1901. Matteo Quattrocchi è riuscito – si legge nella motivazione - a mettere in luce non solo le numerose discrepanze tra il testo originario e la sua versione postuma, ma anche l’originalità dell’idea teatrale di Boito, rimasta sepolta sotto una nuova strumentazione debitrice all’orchestra francese del primo Novecento prediletta da Toscanini.
Il giovane compositore Davide Tramontano, classe 2000, è stato premiato, tra i molti suoi lavori, per la recente opera in due atti Cronaca di un amore, rappresentata lo scorso marzo al Teatro Municipale di Piacenza, in coproduzione con la Fondazione Haydn di Bolzano e Trento e il Teatro Comunale di Bologna. In questo lavoro, su libretto di Alberto Mattioli, ha reagito compositivamente alla vicenda della nota relazione tra Maria Callas e Pier Paolo Pasolini, assurta agli onori della cronaca alla fine degli anni Sessanta, compiendo una scelta opposta a quella che lo spunto cronachistico avrebbe potuto suggerire.
La motivazione così conclude : Per la capacità di lasciare affiorare emozioni attraverso una scrittura raffinata e complessa, senza tentazioni di immediatezza effettistica, Davide Tramontano, secondo la giuria, ha meritato il Premio Una vita nella musica 2026.
Claudia Lucia Lamanna (Noci, Bari, 1996) ha trionfato nella categoria interprete.
Dalla motivazione : Astro emergente nella sua arte, la sua vibrante energia, la sua maturità interpretativa, unite al suo virtuosismo naturale, le hanno valso un posto stabile tra i nomi più apprezzati e seguiti della sua generazione.
Una volta conclusa la cerimonia, la brillante arpista ha eseguito l’unica composizione per arpa scritta dal musicista britannico Benjamin Britten (1913 – 1976), Suite per arpa in Do maggiore, op. 83. In cinque movimenti, l’ultimo, Hymn (St.Denio), richiama un motivo gallese.
Gradevolissimo, pieno di musica ballabile scatenante, il programma di composizioni statunitensi presentato al Teatro Malibran dal direttore texano (Houston, 28 marzo 1966) John Axelrod.
Tre i brani selezionati, tutti di grande presa. Si inizia con Route 66 di Michael Daugherty (Cedar Rapids, Iowa, 28 aprile 1954). E’ la celebrazione, a ritmo di musica sincopata, della prima strada asfaltata a tagliare gli USA da Chicago a Santa Monica, celebrata, tra i tanti, da Woody Guthrie e da Jack Kerouac in On the Road, che la considera la strada dei perdenti e degli sconfitti.
Composta nel 1998, Route 66 è così descritta dall’autore :
La musica parte con quattro trombe, in canone, e un brake drum metallico [uno strumento a percussione ricavato proprio dai tamburi del freno delle automobili], che pulsano come la linea gialla che divide l’autostrada asfaltata a due corsie. Mentre legni, strumenti a percussione e bonghi continuano il ritmo sincopato, una melodia d’archi in crescendo proietta sullo sfondo un panorama sonoro lungo la Mother Road. Un solitario assolo di tuba, che segna l’unico semaforo del viaggio, si trasforma lentamente in un’espansione mozzafiato del tema iniziale, punteggiato da scale cromatiche alla velocità della luce.
C’è un po’ di tutto, interpretato con lo spirito giusto dall’orchestra fenicea, con ben quattro percussionisti e molti fiati, tra cui le trombe che spargono note gioiose, stimolando l’ascoltatore alla danza.
La prima parte si conclude con Appalachian Spring di Aaron Copland (New York, 14 novembre 1900 – 2 dicembre 1990), una versione per orchestra sinfonica del balletto in un atto nato da un progetto della coreografa e danzatrice Martha Graham, che, nel 1941, con l’ingresso degli Stati Uniti nel secondo conflitto mondiale, chiese al compositore di scrivere un balletto su «un tema americano». Siamo avvolti dai colori di molti strumenti, prodotti con passione da fiati e percussioni nuovamente in primo piano. C’è del Pop, del Jazz, della musica classica, ma soprattutto un abile percorso narrativo.
Conclusione affidata alla Sinfonia n. 2 di Charles Ives (Danbury, Connecticut, 20 ottobre 1874 – New York, 19 maggio 1954). L’autore inanella una sintesi di citazioni colte e popolari, che producono un’affascinante nostalgia per un tempo perduto. E’ suddivisa in cinque movimenti.
Nel primo, Andante moderato, c’è un bellissimo assolo di oboe : alla fine Axelrod farà alzare il musicista per fargli tributare un meritato applauso. L'Allegro è essenzialmente costruito su temi popolari e canti religiosi come Bringing in the sheaves e When I survey the wondrous Cross. Nel terzo movimento, Adagio cantabile, si ascoltano reminiscenze della quinta di Beethoven, del finale della "Sinfonia dal nuovo mondo" di Dvorak. Spicca inoltre la citazione di Wagner – Die Walkirie, Tristan und Isolde – in una maniera struggentemente malinconica. Il quarto movimento, Lento maestoso, si presenta come un preludio al finale Allegro molto vivace, una specie di fantasia su temi popolari, che non segue lo stile della forma sonata. La trama del discorso si infittisce con un concitato sovrapporsi di temi popolari, che termina con un accordo molto dissonante, formato da 11 delle 12 note della scala cromatica. Venne eseguita per la prima volta il 22 Febbraio 1951, dall’Orchestra Filarmonica di New York, sotto la direzione di un entusiasta Leonard Bernstein.
Dunque meglio tardi che mai, potremmo dire, visto che fu scritta in parte all’Università e terminata nel 1901 o 1902, nei ricordi dello stesso compositore.
Una direzione autorevole e stimolante, quella di Axelrod, pur con una pacatezza di gesti, capaci tuttavia di guidare i musicisti verso un’esecuzione entusiasmante.
Applausi e ripetute entrate e uscite del direttore, che ha richiesto l’applauso indicando tutti i componenti dell’Orchestra.