Il quasi inevitabile eurosuicidio

par Damiano Mazzotti
mercoledì 31 dicembre 2025

Per tutti i cittadini che vogliono capire bene l'insieme dell'attuale situazione politica europea, consiglio questo saggio di un giovane economista molto attivo: "Eurosuicidio. Come l'Unione Europea ha soffocato l'Italia e come possiamo salvarci" (Gabriele Guzzi, prefazione di Lucio Caracciolo, Fazi Editore, Roma, 206 pagine, euro 18,50).

Naturalmente comprendere la situazione europea significa comprendere bene la situazione economica italiana e, come affermato da Gabriele Guzzi, "Se ogni generazione è chiamata a liberare un po' di più il proprio paese dai gioghi che lo tengono bloccato e a migliorarlo dove è necessario, è indubbio che la prima missione della generazione Maastricht sia di ripensare radicalmente l'assetto politico dell'Italia e dell'Europa. Questa è la precondizione minima... per qualunque altra vera iniziativa politica" (p. 167). Oramai non si può più rimandare la cosa, e molto probabilmente entro la fine del 2026, tutte le grandi verità che riguardano la burocrazia europea verranno svelate.

In ogni caso, la probabile questione economica fondamentale è questa: "Se non ci fosse stato alcun movimento tra l'Italia e l'Unione Europea, né in entrata né in uscita, avremmo potuto fare investimenti interni per un valore pari a oltre quattro leggi di bilancio, migliorando la spesa sociale, le infrastrutture, la sanità, l'istruzione, aumentando i salari e riducendo le tasse" (p. 174). Ma... Quasi tutti i grandi avvenimenti che appaiono in televisione, hanno lo scopo ben preciso di pilotare l'opinione pubblica (non riguarda solo le questioni economiche e le innumerevoli tasse).

Inoltre "Se consideriamo che, tra spese aggiuntive e mancati introiti, il Fondo Monetario Internazionale ha calcolato che lo Stato italiano ha sostenuto nel solo 2020 una risposta fiscale discrezionale pari a circa il 7,9 per cento del PIL, ci accorgiamo di quanto le sovvenzioni europee, corrispondano a cifre irrisorie... il 4 per cento dei fondi europei va spalmato su un orizzonte temporale di sei anni". E poi esiste il gioco delle tre carte mediatico...

In realtà le sovvenzioni europee prima o poi dovranno essere ripagate dall'Unione Europea, che prende i fondi in prestito. E chiaramente ciò comporta un aumento dei contributi dei paesi europei o attraverso nuove tasse. Così "Le famose sovvenzioni, dunque, sono certamente a fondo perduto all'interno del nuovo fondo ma non all'interno dell'intero bilancio UE, a cui l'Italia contribuisce ogni anno" (p. 175). Oramai gli importi delle tasse hanno raggiunto cifre più che considerevoli, sia come numero, che come quantità, ma troppi cittadini li considera non trattabili. Econ i politici che ci ritroviamo, la cosa risulta più che comprensibile.

Quindi il futuro italiano si può profilare su tre strade: "La prima è rimanere nella nostra comfort zone: acclimatarci nello stato di "rana bollita", assuefarci al nostro declino"; "La seconda opzione consiste nell'uscita unilaterale dell'Italia"; la terza opzione si potrebbe "chiamare "vigile attesa": aspettare che altri Stati europei, come la Francia e la Germania, facciano crollare questo progetto perché divenuto ostacolo al perseguimento dei propri interessi" (da p. 176). In effetti, più una nazione è grande, più è sensibile al proprio debito pubblico.

Da un certo punto di vista, si potrebbe affermare che l'Italia potrebbe sopravvivere bene fuori dall'Unione Europea, grazie a una moderna amputazione di emergenza, riguardante il dito di una mano o di un piede. Ma è tutto troppo complesso da valutare per il cittadino medio. Dovrebbero essere i diplomatici e i grandi polici a lavorare meglio .

E se i grandi politici non esistono, perchè non farebbero comodo alla Germania, alla Francia e all'Unione Europea? E poi purtroppo in Italia siamo quasi tutti troppo distratti dalla televisione. 

In conclusione, appare molto condivisibile questa tesi di Lucio Caracciolo: "La crisi del sistema europeista colpisce le nostre legature sociali, istituzionali e geopolitiche. Possibile parlarne, con urgente calma?" (prefazione).

 

Gabriele Guzzi è nato nel 1993, ed è un economista e un filosofo, che ha fatto il consulente economico a Palazzo Chigi, presso il coordinamento della politica economica della Presidenza del Consiglio. Si è laureato con lode in Economia Politica alla Luiss e alla Bocconi. Ora è dottore di ricerca all'Università Roma Tre e svolge la professione di professore a contratto in Economia dell'integrazione europea e Storia economica all'Università di Cassino. Inoltre è stato ricercatore presso la Fondazione Luigi Einaudi di Torino. Poi ha collaborato con la voce.info, ha fondato Rethinking Economics Bocconi e presiede il movimento giovanile l'Indispensabile. Ora collabora con "il Fatto Quotidiano", "Limes" (www.limesonline.com), "La Fionda" (www.lafionda.org), Rai Radio.

 

Nota di Lucio Caracciolo - In Italia bisogna "notare che l'unica fase positiva l'abbiamo vissuta grazie alla sospensione del patto di (in)stabilità e (de)crescita , estrema filiazione del rigore... imposta dal Covid" (prefazione).

Nota di buon senso - Perchè dopo molti anni, l'Italia è ancora tra i grandissimi contributori dell'Unione Europea?

Nota fondamentale - Quindi "un'uscita dovrebbe essere condotta come "un'operazione militare". Si tratterebbe di preparare, nella massima riservatezza, un piano operativo complesso e cominciare a delineare fin da subito quali rapporti si vorrebbero mantenere con gli altri partner europei" (Guzzi su ispirazione di Jacques Sapir; p. 178-179). Anche "un blocco al libero movimento dei capitali" sarebbe indispensabile per garantire una maggiore sicurezza.

Nota generale - Guzzi contesta l'idea dell'Unione Europea come fattore di pace e ne sottolinea l'estrema debolezza che deriva da una classe dirigente che crede troppo in se stessa. Inoltre si può aggiungere che i politici europei italiani sono spesso quelli che non hanno avuto successo nelle elezioni parlamentari italiane. E questa situazione rappresenta bene quasi tutte l'inevitabili conseguenze.


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