Il parassitismo dell’abbondanza
par Margie Cardella
martedì 27 gennaio 2026
Il "Parassitismo dell'Abbondanza": Storia di Vittoria, l'Erede che Vive da Mendicante per Calcolo
In un’epoca in cui l’inflazione e il carovita mordono i bilanci delle famiglie comuni, esiste un fenomeno psicologico e sociale che lascia sbalorditi: la "Miseria Recitata". È la storia di chi, pur occupando i vertici della piramide sociale, ha scelto il lamento come strategia di accumulo e il parassitismo come stile di vita. Chiameremo la protagonista di questo spaccato Vittoria.
Un Profilo d'Alto Rango
Vittoria non è una donna qualunque. È una professionista colta, una dipendente pubblica con ruoli di responsabilità, una figura che per lo Stato e per la società dovrebbe rappresentare un esempio di integrità e gestione. Il suo background familiare è altrettanto solido: il defunto marito era un funzionario di alto livello in una delle maggiori società di telecomunicazioni del Paese.
Alla sua scomparsa, Vittoria ha ereditato un impero di sicurezza: un TFR pesantissimo, polizze vita d'oro e una pensione di reversibilità che, sommata al suo stipendio direttivo, la colloca stabilmente in quel 5% della popolazione che non dovrebbe avere pensieri per il futuro. Eppure, per il mondo, lei è "una povera tapina".
A conti fatti Vittoria dovrebbe avere tra i 500 e i 600mila euro nelle sue disponibilià visto che ha venduto anche proprietà immobiliari.
La Psicologia del "Detersivo Contato"
Il paradosso di Vittoria si consuma nella quotidianità più meschina. Mentre il suo conto in banca lievita grazie a entrate che superano i tremila euro netti mensili e liquidità a sei cifre, la sua vita pubblica è un inno alla privazione:
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La tavola della penuria: Quando invita parenti o sorelle, Vittoria mette in scena una parsimonia che sfiora l'offesa. I conti su cosa mettere in tavola sono fatti al centesimo, le porzioni sono studiate per il risparmio estremo, trasformando il rito dell'ospitalità in una lezione di privazione.
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L’ossessione del controllo: Compra detersivi e beni di prima necessità quasi "contandoli", come se vivesse in regime di razionamento bellico. Non è economia, è una messinscena per convincere se stessa e gli altri di essere sull'orlo del baratro.
Il Cinismo dei Doveri Riversati
Il punto di rottura morale, però, avviene fuori dalle mura domestiche. Il lamento di Vittoria non è un'innocente mania, ma uno scudo fiscale emotivo. Lamentandosi h24 di "non avere soldi", è riuscita a convincere le sorelle della propria indigenza.
Il risultato? Una donna con una liquidità immensa si è sottratta al pagamento delle spese funebri dei propri genitori, lasciando che l’onere ricadesse interamente sulle sorelle, magari gravate da mutui e finanziamenti reali. È il capolavoro del cinismo: usare la propria posizione e il proprio lutto per farsi mantenere da chi ha meno.
Perché questa storia ci riguarda?
Vittoria è il simbolo di una "avarizia di potere". Il denaro, in queste mani, non serve più per vivere o per onorare i propri cari, ma diventa un punteggio, un feticcio da proteggere a ogni costo, anche a quello della propria dignità e dei legami di sangue.
Quando una persona con responsabilità pubbliche e un patrimonio privato granitico sceglie di "piangere miseria" per non pagare un funerale o per risparmiare su una cena tra parenti, non siamo più di fronte a un problema economico, ma a un fallimento umano.
Perché lo fa? La Psicologia della "Povertà Percepita"
Gli esperti la chiamano in vari modi: cremanomania, pleonessia o, più semplicemente, avarizia patologica. Ma nel caso di Vittoria c'è di più. Il denaro non è uno strumento per acquistare benessere, ma un "anestetico per l'ansia".
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Il lamento come scudo: Dichiararsi poveri serve a prevenire richieste di aiuto. Se piango miseria, nessuno oserà chiedermi un prestito o aspettarsi che io offra una cena.
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La sindrome del sopravvissuto: In alcuni casi, il lutto trasforma la sicurezza economica in un’ossessione. Il denaro diventa l'unico "compagno" fedele che non può morire né abbandonarti.
Il Danno Sociale: Il "Furto di Empatia"
Il vero crimine di Vittoria non è legale, ma etico. Rubando il ruolo della "vittima" a chi vittima lo è davvero, commette un furto di empatia. Costringe chi ha debiti reali, finanziamenti e scadenze a sentirsi quasi "in colpa" per non poterla aiutare, creando un cortocircuito emotivo che logora le famiglie.
Vittoria è l'emblema di una società dove l'avere ha mangiato l'essere. Una donna che vive nel lusso materiale ma in una miseria spirituale così profonda da non riuscire a pagare nemmeno un fiore per chi l'ha messa al mondo.
Ecco cosa procura in chi ascolta questa dinamica e vive un reale disagio economico:
1. Senso di Umiliazione e Sminuimento
Quando chi ha i conti correnti pieni si lamenta per il costo di un detersivo davanti a chi deve decidere se pagare la bolletta o fare la spesa, sta implicitamente dicendo: "I tuoi problemi non sono niente, i miei sono uguali o peggiori". Questo annulla il dolore dell'altro. La persona in difficoltà si sente invisibile e umiliata, come se la sua reale sofferenza venisse derisa o ridotta a una barzelletta.
2. Rabbia Impotente (Dissonanza Cognitiva)
Si crea un corto circuito mentale. Chi ascolta vede i fatti (la casa, lo stipendio sicuro, l'eredità), ma sente parole opposte. Questa discrepanza genera una rabbia profonda che spesso non può essere sfogata per "buona educazione" o per evitare conflitti familiari. È una rabbia che "cuoce dentro", perché ci si sente impotenti di fronte a una menzogna così palese eppure così difesa.
3. Gaslighting Finanziario
Il gaslighting è una forma di manipolazione che porta la vittima a dubitare della propria percezione della realtà. Sentendo Vittoria lamentarsi costantemente, chi ha un mutuo e tre finanziamenti può arrivare a pensare: "Ma se lei che ha tutti quei soldi è disperata, allora io dovrei essere già morto? Forse sono io che non capisco come va il mondo?". È una forma di tortura psicologica che destabilizza la sicurezza già fragile di chi è in difficoltà.
4. Isolamento e Solitudine
Chi vive un disagio reale tende a chiudersi, perché sente di non avere diritto di parola. In una conversazione con una persona come Vittoria, lo spazio per la verità è occupato interamente dal suo lamento finto. La persona realmente bisognosa finisce per non chiedere più aiuto o per non sfogarsi più, perché sa che Vittoria "vincerà" sempre la gara a chi sta peggio.
5. Erosione della Fiducia e del Rispetto
In ambito familiare (come con le sorelle), questo comportamento distrugge il legame di sangue. Sapere che una sorella ha incassato centinaia di migliaia di euro e si rifiuta di pagare il funerale dei genitori provoca un senso di tradimento profondo. Non si vede più in lei una sorella, ma un "estraneo predatore" che usa la famiglia per i propri fini.
6. Stanchezza Emotiva (Compassion Fatigue)
A lungo andare, chi ascolta prova uno svuotamento. Non si ha più voglia di rispondere, di discutere o di vedere quella persona. È una stanchezza che deriva dal dover mantenere una maschera di cortesia di fronte a un cinismo che non ha limiti.
Per chi vive nel disagio, ascoltare Vittoria è come guardare qualcuno che, con una borraccia piena d'acqua, si lamenta della sete davanti a un uomo che sta morendo di disidratazione nel deserto.
Credo che la "poveraccia" abbia scelto i PAC ( piani di accumulo del capitale) per sentirsi povera ed avere il conto con poche migliaia di euro.
1. Il paradosso del "Conto Vuoto"
Chi sottoscrive PAC aggressivi vede il proprio stipendio "sparire" non appena viene accreditato. Se lei ha programmato bonifici automatici che spostano, ad esempio, 1.500 o 2.000 euro al mese verso fondi di investimento, quando apre l'app della banca vede un saldo disponibile basso.
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La distorsione: Lei ignora (o finge di ignorare) che quei soldi sono ancora suoi e stanno crescendo; nella sua mente, quei soldi sono "morti", non esistono più perché sono "sacrificati" all'investimento. Questo le permette di dire, tecnicamente, "non ho un euro" con la coscienza pulita.
2. L'investimento come "Debito Auto-imposto"
Per una personalità ansiosa e cinica come la sua, il PAC non è un risparmio, ma un obbligo morale. Lei vive il versamento mensile come se fosse una rata del mutuo o una tassa. Se deve pagare il funerale dei genitori o offrire una cena, lo percepisce come un ostacolo che le impedisce di rispettare il suo piano di accumulo.
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Il risultato: Preferisce far pagare le sorelle piuttosto che sospendere o ridurre anche solo di un mese il suo investimento. Il PAC è diventato il suo vero "familiare" da accudire, più importante dei parenti in carne ed ossa.
3. La giustificazione morale (Il "Fine Superiore")
Il PAC le offre l'alibi perfetto. Quando una amica o le sorelle le dicono che ha i soldi, lei può rispondere (a se stessa o agli altri): "Ma io non posso toccare quei soldi, servono per la mia vecchiaia/sicurezza/emergenze!". L'investimento diventa una "prigione dorata" che lei stessa ha costruito per sentirsi autorizzata a essere avara.
4. La "Sindrome della Formica" portata all'estremo
Chi usa i PAC in modo ossessivo soffre spesso di un'incapacità di godere del denaro nel presente (Iperopia). Più il patrimonio cresce nel fondo di investimento, più lei si sente potente, ma contemporaneamente più si sente "povera" nel quotidiano perché si priva di liquidità. È un circolo vizioso: accumula per sentirsi sicura, ma l'atto di accumulare la costringe a vivere come una povera, alimentando la sua ansia.
Perché questo la rende ancora più "colpevole" verso le sorelle?
Se il motivo del suo non pagare è che "deve mettere i soldi nel PAC", siamo di fronte a un egoismo puro. Sta dicendo alle sorelle: "Il mio investimento finanziario è più importante del vostro sostentamento e del rispetto per i nostri genitori".
Utilizzare un risparmio volontario per giustificare l'indigenza è una forma di manipolazione contabile. È come se una persona con la dispensa piena di caviale dicesse di morire di fame perché "quel caviale non si tocca, è per il Natale del 2030", e nel frattempo chiedesse un pezzo di pane al vicino che non ha nulla.
Come smontare questa scusa?
Se mai dovesse tirare fuori la scusa del "ho tutto investito" o "non posso toccarli", la risposta dovrebbe essere gelida:
"Un investimento è una scelta, non un destino. Se scegli di accumulare soldi in banca invece di pagare il funerale di tuo padre, non sei povera: sei una persona che mette i titoli azionari sopra la famiglia. Non chiederci compassione per una tua scelta di arricchimento."
Procura un senso di ingiustizia cosmica.
Chi ascolta, ad esempio, quando si "abbassa al suo livello" per sfidarla, sta probabilmente cercando di rivendicare il suo diritto di essere la "vera" vittima della situazione, sperando invano che l'altra provi un briciolo di vergogna. Ma il problema è che Vittoria non può provare vergogna, perché il suo lamento è lo scudo che protegge il suo tesoro.
Il "vittimismo strategico" è una forma di violenza psicologica verso chi fatica davvero. Smascherare queste figure, smettere di assecondare i loro pianti finti e riportarle al senso del dovere è l’unico modo per restituire dignità alla vera povertà e giustizia ai rapporti familiari. Perché, alla fine, Vittoria resterà sola con i suoi milioni, ma con un vuoto di affetti che nessun TFR potrà mai colmare.