Il nuovo mondo digitale e la tecnofobia

par Damiano Mazzotti
martedì 3 novembre 2026

"Oltre la tecnofobia. Il digitale dalle neuroscienze all'educazione", è un saggio ampio e attuale, opera di tre professori, che si occupano in vari modi di tecnoscienza (Vittorio Gallese, Stefano Moriggi, Pier Cesare Rivoltella; Raffaello Cortina, 2025, 182 pagine, euro 16).

I tre autori sono uno professore di Psicobiologia, un professore di Cittadinanza digitale, e un professore di Didattica e Tecnologie dell'educazione. Si tratta quindi di un testo molto ricco e complesso, come l'attuale società digitale, che è diventata quasi un organismo artificiale completamente globalizzato.

Ma oggi, "Il disagio delle nuove generazioni dipende dal fatto che li controlliamo troppo, che abbiamo messo il loro corpo sotto sequestro, che passiamo la nostra vita davanti a uno smartphone e a lavorare [...] Vietare alle nuove generazioni comportamenti che ogni giorno governano le nostre vita spingerà i ragazzi e le ragazze a pensare che Internet sia davvero più autorevole di noi adulti: genitori, insegnanti, educatori e psicologi" (Matteo Lancini, psicoterapeuta e formatore, nell'introduzione). L'evoluzione tecnologica ci fa raggiungere dei livelli problematici, che portano spesso le nuove generazioni e le vecchie generazioni, su terreni troppo diversi e troppo distanti.

Quindi, per affrontare "la Tecnofobia, che rischia di trasformarsi nel totale rifiuto dell'Intelligenza Artificiale, si può imboccare una prima via, che apprezza gli algoritmi e i sistemi generativi che facilitano l'uso di strumenti di emancipazione. Questa sarebbe la grande "strada di una cittadinanza digitale matura, segnata da una consapevolezza equilibrata e non ingenua del valore ambiguo" di moltissima tecnologia (p. 177). L'essere umano è nato con le trasformazioni naturali e sociali, più o meno lente, per poi arrivare all'attuale società rapida e multipolare.

Esiste però una seconda via, che non ci lascia quasi nessuna via di scampo: "la progressiva subordinazione di noi cittadini agli imperativi del capitalismo digitale, in cui gli strumenti tecnologici finiscono per imporsi come dispositivi normativi, più che come mezzi per l'autodeterminazione individuale e collettiva" (p. 178). Gli uomini stanno perdendo gran parte della propria autonomia senza rendersene conto. Anche i loro consumi vengono grandemente pilotati, così come buona parte del loro lavoro nelle grandi aziende.

L'oligopolio delle Big Tech sembra andare oltre i poteri dell'attuale politica, e sembra seguire solo la solita pista capitalista: "produrre di più, produrre più in fretta, battere la concorrenza". Nel 2026, sono i capi delle società più grandi e danarose, a decidere le cose più importanti, non solo per le aziende, ma anche per tutti i cittadini.

Bisogna quindi fare molta attenzione, ad un uso "eccessivo e improprio delle evidenze neuroscientifiche", al "montare di un autoritarismo intollerante e colpevolizzante verso i più giovani" e alla "fiducia soluzionista nel controllo e nella proibizione" (p. 12). Bisogna lasciar perdere la superficialità della "tecnofilia ingenua" e della "tecnofobia sterile". Le nostre esperienze personali saranno sempre totalmente dipendenti dalle imposizioni delle società in cui avvengono.

Così "Le neuroscienze sociali studiando il rapporto corpo-cervello-mondo, hanno svelato come il corpo e le sue pratiche costituiscano la forma originaria di ogni mediazione. Il corpo... è la mediazione radicale" (p. 25). Tutto, è sempre più in relazione con il tutto; soprattutto a livello mediatico. Perciò "i media non dovrebbero essere analizzati isolatamente, in termini di proprietà intrinseche [...] ma dovrebbero essere analizzati in relazione alle forme di azione e interazione che l'uso dei media porta alla luce" (John Thompson, antropologo, p. 30). In ogni caso, le varie interazioni tecnologiche e sociali, stanno producendo risultati sempre più interessanti e sempre più vasti.

Comunque, in questo momento storico, è anche utile ricordare come è nato il web, per capire bene come nasce la piccola e la grande conoscenza. Riporto quindi le parole di Tim Berners-Lee, fondatore del World Wide Web: "Volevo che fosse qualcosa che ci permettesse di lavorare insieme, di progettare insieme. La parte davvero interessante di un progetto è quando in giro per il mondo c'è tanta gente che ne ha un pezzo in testa" (2007, p. 119). Le varie comunità globalizzate, che hanno sviluppato una cultura molto comunicativa e molto trasformativa, derivano sicuramente anche dalla cultura profonda del Web. Perciò, in questi ultimi anni, il sapere è diventato più pubblico, più rivedibile e più controllabile: "controllabile, in quanto rivedibile; rivedibile in quanto pubblico" (p. 119). Il sapere dovrebbe regnare su di noi, invece sono i grandi capitalisti che possono regnare bene nell'attuale mondo del sapere. Cioè l'inizio della piena commercializzazione dell'Intelligenza Artificiale.

Infine chiudo con il sintetico decalogo del Manifesto dell'Oltretecnofobo: 1) "La tecnologia è umana" (l'uomo ha sempre creato della tecnologia); 2) "Non siamo spettatori, ma agenti" (siamo noi che creiamo e orientiamo le tecnologie); 3) "Pensare con la tecnologia, non contro di essa" (l'innovazione aiuta a ripensare la società); 4) "Critica sì, rifiuto no" (prima di tutto la conoscenza); 5) "Tecnologia non è solo consumo" (possiamo anche creare e regolare); 6) Il digitale è un ambiente, non una minaccia; 7) "Non esiste un'unica alfabetizzazione" (serve l'educazione al pensiero critico sui media); 8) "Il vero pericolo è il determinismo" (sono le scelte politiche e non le grandi tecnolgie che decidono veramente come procederanno le nostre vite); 9) "Tecnofobia e tecnolatria sono le due facce della stessa medaglia" (la cosa importante è comprendere bene le due cose); "Il futuro è da scrivere, non da temere" (serve spirito critico; p. 182). Così, il nuovo mondo digitale, vuole diventare più importante del mondo reale.

 

Vittorio Gallese insegna Psicobiologia presso l'Università degli Studi di Parma e insegna all'Italian Academy for Advanced Studies della Columbia University. Si occupa dello studio del cervello, del corpo e delle relazioni sociali.

Stefano Moriggi insegna Cittadinanza digitale e di Società e contesti educativi digitali presso l'Università degli studi di Modena e Reggio Emilia. Essendo anche un membro permanente della McLuhan Foundation di Toronto, si occupa di filosofia della tecnologia, e di teorie e modelli della razionalità. Cioè del rapporto tra l'evoluzione tecnologica e gli stili di apprendimento.

Pier Cesare Rivoltella insegna Didattica e tecnologie dell'educazione all'Università di Bologna. Qui dirige il master di secondo livello MED: Media, Educazione e Didattica per l'innovazione digitale. Inoltre coordina il dottorato in Learnig sciences and digital technologies ed è membro della Commissione scuola dell'Accademia Nazionale dei Lincei.

 

Nota evolutiva - Esiste anche "la dimensione storico-culturale della mediazione corporea: l'evoluzione di nuove tecnologie e la creazione di nuovi dispositivi cambia non solo la stile di relazione, ma anche i suoi contenuti" (p. 25). Quindi la nuova tecnologia produce sempre nuove relazioni tra le persone e le cose: "la tecnologia è una rete di relazioni" (Gilbert Simondon, filosofo, p. 29).

Nota realista e surrealista - Jean Baudrillard ha affermato: "Chiariamo una cosa: se il Reale sta scomparendo, non è per mancanza di esso - al contrario, ce n'è troppo". Quindi "è l'eccesso di realtà che mette fine alla realtà, così come l'eccesso di informazione, o l'eccesso di comunicazione mette fine alla comunicazione" (2000; citazione a pagina 44). Nel Manifesto della Media Education, David Buckingham ha scritto che "tutti noi saremmo presi da un curioso problema di miopia in materia di media, riuscendo a mettere a fuoco quello che abbiamo sotto il naso e lasciandoci però sfuggire lo sfondo che secondo lui è molto più importante" (2019, p. 139). Le limitazioni dell'attenzione vengono scarsamente studiate e scarsamente comunicate, anche se rappresentano l'80 per cento dei limiti degli esseri umani.

Nota psicologica - L'essere umano dovrebbe sempre considerare che "l'Io non è padrone in casa propria" (Freud, 1916: Interpretazione dei sogni, citazione a pagina 87). E ora vi lascio le parole straordinarie di un grande scienziato, premio Nobel per la Fisica nel 1965: "Io vivo senza risposte. E' facile. Quello che voglio sapere è come si arriva alla conoscenza" (Richard Feynman p. 121). Gli scienziati "sono abituati a convivere con il dubbio e l'incertezza". Anche le persone comuni, potrebbero riuscire a convivere bene o quasi bene, con vari dubbi (personali e sociali).

Nota finale - Oggi "Le nuove tecnologie digitali e i media, insieme all'avvento del Web 2.0, hanno cambiato radicalmente l'influenza delle immagini, dei suoni e delle parole sulle nostre società, portando, tra le altre cose, all'estetizzazione del mondo" (Lipovetsky, Serroy, 2013; citazione a p. 23). Quindi "Un approccio di tipo estetico, cioè riferito alla conoscenza attraverso corpo, sensi, azione e affetti, è in grado di illuminare l'aspetto forse più rilevante dell'impatto del digitale sulla nostra vita e sulla nostra società" (p. 23). In ogni caso, noi siamo quello che ci facciamo fare.


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