Il grande ritorno di Loretta Napoleoni. La globalizzazione e i cambiamenti geopolitici

par Damiano Mazzotti
lunedì 2 marzo 2026

"L'economia canaglia. Il lato oscuro del nuovo ordine mondiale" è la nuova pubblicazione di Loretta Napoleoni, che analizza e descrive molto bene la complessa globalizzazione affaristica, diventata sempre più una grande questione economica e un innovativo fenomeno finanziario e geopolitico (Solferino, 2026, 289 pagine, euro 20,50).

L'economia canaglia è ricorrente nella storia: gli esseri umani, soprattutto i più potenti, non sono cambiati molto. Succede quasi sempre, "nel corso di questi mutamenti radicali che i politici tendono a perdere il controllo dell'economia. E quest'ultima diventa una sorta di entità autonoma, di strumento banditesco nelle mani di attori nuovi e spregiudicati", come avvenne nell'Ovest selvaggio americano, "contraddistinto da violenza e anarchia in cui, nonostante tutto, nascono e si consolidano imponenti fortune economiche" (p. 13).

Questi grandi imperi sono quasi sempre la laboriosa opera di abili personaggi molto danarosi e ben inseriti nella società e nel governo. Così "Il carattere canaglia, banditesco dell'economia è quello che che ha contraddistinto la maggior parte delle più significative transizioni storiche", e questo carattere avventuriero ha distrutto "le vecchie logiche economiche, gli antichi imperi" facendo "nascere nuovi sistemi di potere" (p. 13), ben capaci di aggirare le limitazioni dei mondi politici nazionali.

Durante le grandi fasi di cambiamento, le persone si sentono vulnerabili e pensano che la politica sia l'unico sistema in grado di aiutarla, "Ecco perché tutti i politici moderni attingono ai ricordi, agli usi e ai simboli, che popolano l'immaginario collettivo" (p. 227). In quasi tutte le culture in questi delicati momenti vengono rispolverati i vecchi miti per tranquilizzare i cittadini, soprattutto quando ci sono stare recenti rivolgimenti politici, oppure delle rivoluzioni.

Ad esempio "La pirateria del XXI secolo non si limita a rubare pesce, razziare navi, rapire dipendenti delle società petrolifere e chiedere riscatti e smerciare carichi rubati in alto mare. Spesso le multinazionali e i governi se ne servono per trasportare rifiuti tossici lontano dai propri territori. Almeno il 47 per cento delle scorie europee è tossico, come i rifiuti elettronici, dai vecchi computer ai cellulari rotti" (p. 199). Siamo solo stati tutti molto ben pubblicizzati.

Ora "La tecnologia, frutto del progresso umano, è diventata l'arma prediletta di una nuova aristocrazia globale: i tecnotitani" (p. 287). Gli oligarchi di oggi "hanno colonizzato lo spazio digitale e stanno facendo lo stesso con quello vero, piegando l'innovazione alle logiche del profitto, sottraendola allo Stato e alla collettività. Musk, Bezos e Zuckerberg: non sono solo nomi: sono simboli". I loro imperi sono andati "oltre la legge, fondati su algoritmi, dati e sfruttamento, approfittando del vuoto normativo che l'accelerazione tecnologica ha inevitabilmentecreato" (p. 287; la precisazione finale di Loretta Napoleoni). I cambiamenti più importanti sono quasi sempre pilotati ai livelli più alti.

I grandi affari sono sempre più localizzati in pochissime mani ultramiliardarie. Del resto "Nella transizione verso lo Stato-mercato, lo Stato rischia di diventare un potente strumento nelle mani dei fuorilegge e, paradossalmente, di penalizzare proprio coloro che ne fanno parte". Vengono create delle continue girandole di miti e illusioni, per sostituire "l'ideologia quale fonte di legittimità dei politici". Purtroppo la "tecnologia rafforza i lucchetti di questa prigione" (p. 282). I cittadini comuni vengono indeboliti, sempre di più, a livello economico, mediatico e politico.

Nel 2020 la pandemia ci ha mostrato le grandi fragilità sociali: "Le big tech hanno guadagnato miliardi mentre milioni perdevano lavoro, diritti, salute mentale. Il futuro presente è una dimensione dove tutto cambia, ma nessuno sa come reagire" (p. 288). Il mondo è diventato una grandissima palude per gran parte dei cittadini, tranne sicuramente i pochi miliardari e i grandissimi imprenditori, che sanno di ottenere quasi tutte le informazioni più importanti per primi.

Comunque "Nello Stato-mercato, i politici hanno un ruolo che ha sempre meno a che fare con la politica tradizionale, perché rispecchia i desideri del mercato. Invece di condurre campagne elettorali che poggiano sulla proposta di un progetto, sul racconto della propria visione del futuro, si riducono a dire quello che la gente vuole sentirsi dire".

Così è diventata la vita modernissima di oggi, in quasi tutte le nazioni del mondo.

Il Piano Marshall e la caduta del muro di Berlino "ci permettono di capire come dal controllo della politica sull'economia si possa passare a una situazione in cui l'economia canaglia tiene sotto scacco la politica" (p. 22). Naturalmente "I mezzi d'informazione contribuiscono allo stordimento generale perchè forniscono ai lettori un mondo positivo del tutto illusorio in cui rifugiarsi" (p. 57). Per troppe persone, l'esistenza appare perennemente in bilico, tra la giornata lavorativa sempre molto dura e il fine settimana al supermercato sempre più stancante e preoccupante.

Il vero "problema è che la distribuzione del reddito è diventata iniqua" e "che i compensi dei dirigenti continuano a crescere molto più rapidamente rispetto ai salari dei dipendenti". Purtroppo "il reddito settimanale medio dei lavoratori privati è aumentato solo moderatamente" (p. 59), e finisce per essere continuamente aggredito dall'inflazione e dal costo della vita.

Una riflessione del geniale Napoleone, recitava: "Lasciate dormire la Cina". Infatti oggi la Cina comunista rappresenta la "misteriosa ascesa dello Stato-mercato per antonomasia" (p. 100). Però, "fino al 1820 Cina e India erano le maggiori economie del mondo" con "oltre l'80 per cento del Pil". Napoleone non fece dormire la Russia. E alcuni strani personaggi di oggi stanno facendo, più o meno, lo stesso errore.

In conclusione i veri visionari di oggi sono quelli "che riescono a vedere il dolore sulla Terra e decidono di agire" (p.289). E in questi difficilissimi anni, queste poche persone coraggiose, potranno agire incisivamente?

 

Loretta Napoleoni è una famosa economista specializzata nello studio dell'economia illegale e nelle forme di finanziamento del terrorismo. Tra i suoi saggi segnalo "ISIS. Lo Stato del terrore" (Feltrinelli, 2014; www.agoravox.it/L-isis-e-il-...). Per approfondimenti: www.lorettanapoleoni.com/blog

 

Nota naturale - Ukara è un piccola isola del Lago Vittoria, in Tanzania, e "Risulta densamente popolata, con un arido terreno sabbioso, poca vegetazione e nessuna risorsa, Ukara non ha mai sofferto la fame o la carestia. Per John Reader, autore del libro "Africa, biografia di un continente", "questo successo è il frutto del sistema di proprietà privata e dall'assenza di capi e dittatori" (p. 217).

Nota virtuale - "La crittografia, nata per proteggere la privacy dei cittadini, si è trasformata nella base del mondo cripto, dove il bitcoin rappresenta un paradosso: un'utopia libertaria divenuta strumento di speculazione" (p. 288). Il successo spesso taciuto della finanza islamica rappresenta invece il buon esempio opposto (alla finanza islamica viene dedicato un capitolo nella parte finale del saggio).

Nota sulla finanza - Nella finanza islamica "c'è la filosofia della "condivisione del rischio": chi presta deve dividere il rischio con il mutuatario (pratica che di fatto li rende soci)". Mentre la finanza del mondo occidentale "cerca di massimizzare i profitti e di minimizzare le perdite tramite la diversificazione del rischio" (Ann Berg, p. 260). Dato che "La finanza islamica vieta l'interesse, dunque crea i ricavi dagli affitti, dalle royalty, dai profitti aziendali e dai flussi di beni (un mutuo, per esempio, rappresenta un accordo del tipo "affitto con riscatto"). Il peso della "finanza islamica è "probabilmente "l'unica vera forza globale che si oppone attivamente agli imprenditori dell'economia canaglia". Nella finanza islamica è presente "una rivisitazione dei valori tradizionali che avevano permesso agli antenati arabi di conquistare ambienti ostili: la cooperazione e la solidarietà" (p. 269). Invece, in Occidente e negli Stati Uniti, l'indebitamento delle famiglie è in rapida crescita,: le persone fanno sempre più fatica a resistere alle innumerevoli tentazioni consumistiche (ad esempio i vari supermercati e le reti televisive a pagamento). Oltretutto, al sistema delle carte di credito bisogna poi aggiungere i prestiti auto, i prestiti studenteschi e i mutui (p. 49).

Nota sul marketing politico - Scrivere "Make America Great Again" è sufficientemente vago ma allo stesso tempo abbastanza specifico per diventare un contenitore dove ogni americano può vedere ciò di cui ha bisogno" (p. 231). La Cina investe il denaro guadagnato nel mondo e compra "titoli di Stato americani". Così "La Cina, Paese comunista, finanzia sia il commercio sia il disavanzo degli Stati Uniti, il Paese capitalista per eccellenza" (p. 48). I politici cinesi evitano la rivalutazione della moneta nazionale e i politici americani accontenano i propri elettori e consumatori. Bisogna poi aggiungere che in realtà, "la Cina del miracolo economico non ha mai assimilato il marxismo, ma è semplicemente stata indottrinata dalla sua rilettura cinese, il maoismo" (p. 111). E "L'occidentalizzazione dei giovani è il più grosso conflitto culturale che la Cina moderna sta vivendo" (Angie Junglu Lai, p.119).

Nota economica - Negli Stati Uniti "la ricchezza media delle famiglie è diminuita del 40 per cento, con una perdita netta del 7 per cento nell'ultimo anno" (p. 44). A quanto pare, "negli anni Novanta e Duemila l'offerta mondiale di manodopera è raddoppiata" (Richard Freeman, professore di Harvard che si occupa di economia del lavoro; p. 45). Alla fine dei vari conti, le democrazie occidentali, sono state indebolite "dalla fine dei regimi comunisti dell'Est" e dall'inizio della dominazione comunista cinese, della fascia bassa di mercato, americano e internazionale (una specie di "maledizione comunista"; p. 46). Inoltre, "Secondo le autorità italiane, il 34 per cento dell'enorme ricchezza prodotta dalle aziende cinesi in Italia ritorna in Cina in contanti tramite corrieri" (p. 129).

Nota riassuntiva - I nostri tempi sono pienamente caratterizzati dal tecnocapitalismo, dall'ascesa dell'autoritarismo nelle democrazie, dalle guerre dei dazi e dalla fine della Pax americana, tutti fenomeni collegati alla mano nascosta dell'economia canaglia. In definitiva l'economia canaglia "ricorda molto lo Stato di natura. Al suo interno non c'è legge, e i gangster della globalizzazione agiscono liberamente sempre e solo perseguendo la logica del loro esclusivo vantaggio personale" (p. 281). Un ultimo dato: già dalla fine degli anni Novanta, "la Russia è il terzo Paese al mondo, dopo Stati Uniti e Germania, per numero di miliardari" (p. 36). E tutte le principali trasformazioni economiche della Russia degli anni Novanta, sono state ben riportate nel bellissimo capitolo iniziale.

 


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