Il dissesto idrogeologico, condizione strutturale del nostro Paese
par Pressenza - International Press Agency
mercoledì 5 agosto 2026
I soldi ci sono, ma non si riesce a tradurli in interventi tempestivi ed efficaci
(Foto di ISPRA)
Il dissesto idrogeologico è una condizione strutturale del territorio del nostro Paese, con oltre la metà dei Comuni esposta sia al rischio idraulico che a quello da frana. E’ quanto certifica la Sezione delle autonomie della Corte dei conti con il recente Referto sulla gestione territoriale della prevenzione, mitigazione e contrasto del dissesto idrogeologico, nel quale si ricostruisce, tramite l’integrazione delle principali banche dati pubbliche disponibili, il quadro degli interventi programmati sul territorio nazionale e il loro stato di avanzamento.
L’elemento innovativo del Referto risiede nella metodologia adottata. Per la prima volta, infatti, sono state messe in relazione le informazioni provenienti dalla piattaforma ISPRA-IdroGEO, dal Repertorio nazionale degli interventi per la difesa del suolo (ReNDiS), dalla banca dati BDAP-MOP e dalla piattaforma ReGiS dedicata al monitoraggio del PNRR. È stato così possibile seguire gli interventi lungo l’intero ciclo della politica pubblica, dalla localizzazione del rischio all’avanzamento finanziario e procedurale.
Le elaborazioni effettuate su oltre 28 mila interventi censiti in ReNDiS mostrano un significativo incremento delle opere finanziate negli ultimi anni, cui hanno contribuito anche il programma ProteggItalia e il PNRR. L’aumento delle risorse disponibili, rileva la magistratura contabile, non si è tradotto, però, almeno finora, in un corrispondente incremento delle opere concluse, mentre permangono criticità nella qualità e nella completezza delle informazioni disponibili.
L’integrazione con la banca dati BDAP-MOP ha consentito di esaminare 5.463 interventi anche sotto il profilo finanziario, evidenziando che, a fronte di finanziamenti superiori a 3,17 miliardi di euro, i pagamenti raggiungono poco più del 41% delle risorse disponibili. L’analisi rileva, inoltre, che gli interventi destinati alla mitigazione degli effetti delle alluvioni e delle frane, che assorbono la quota maggiore delle risorse, presentano livelli di avanzamento inferiori a quelli attesi.
Un approfondimento specifico concerne gli interventi PNRR, di cui, attraverso la piattaforma ReGiS, sono stati esaminati 1.350 progetti, in diminuzione rispetto al monitoraggio precedente, per un valore complessivo di circa 1,9 miliardi di euro. In tale contesto, pur a fronte di impegni pari al 79% delle risorse disponibili, i pagamenti si attestano al 44,4% dell’importo totale dei progetti.
Le elaborazioni evidenziano come il dissesto idrogeologico costituisca una condizione ampiamente diffusa nel territorio nazionale e come il rischio idraulico e quello da frana non rappresentino fenomeni alternativi, ma tendano frequentemente a interessare gli stessi Comuni: oltre la metà di essi presenta infatti entrambe le tipologie di rischio, mentre soltanto una quota residuale risulta priva delle condizioni di pericolosità considerate.
Permangono, tuttavia, significative differenze territoriali: il rischio idraulico si concentra prevalentemente nelle pianure e lungo i principali sistemi fluviali, mentre quello da frana caratterizza soprattutto le aree montane, alpine e appenniniche. Nelle Regioni del Centro e in larga parte del Mezzogiorno prevalgono configurazioni nelle quali i due fenomeni coesistono. I dati mostrano, inoltre, che la frequente compresenza delle due tipologie di rischio non si traduce in analoghi livelli di esposizione. Gli indicatori riferiti al medesimo fenomeno risultano fortemente correlati tra loro, mentre le correlazioni tra rischio idraulico e rischio da frana sono generalmente modeste.
Pertanto, uno stesso Comune potrebbe essere interessato da entrambe le tipologie di dissesto, pur presentando livelli elevati di esposizione soltanto per una di esse, confermando che i due fenomeni rispondono a dinamiche territoriali differenti e richiedono conseguentemente strategie di intervento specifiche. Il rischio da frana tende a presentare, per superficie, popolazione e edifici, livelli di esposizione mediamente più elevati rispetto al rischio idraulico, mentre le differenze risultano più contenute per le imprese e pressoché assenti nel caso dei beni culturali.
Nel complesso, il Referto evidenzia che la principale problematica non riguarda la disponibilità delle risorse finanziarie, significativamente aumentate negli ultimi anni, ma la capacità del sistema pubblico di trasformarle tempestivamente in opere concluse. Alla frammentazione delle competenze, sottolinea la magistratura contabile, si affiancano, infatti, criticità nella qualità delle informazioni e nella ricostruzione unitaria del ciclo di vita degli investimenti, aspetti che richiedono un’effettiva capacità amministrativa, programmatoria e tecnico-progettuale nei diversi livelli di governo competenti per materia.
“La valutabilità delle politiche pubbliche, si legge nelle conclusioni del Referto, dipende sempre più dalla qualità delle informazioni che ne descrivono il ciclo di vita. La capacità di integrare dati base differenti non costituisce, pertanto, un mero adempimento tecnologico o normativo, ma il presupposto necessario affinché sia possibile ricostruire il percorso che collega la conoscenza del rischio, le decisioni programmatorie, l’impiego delle risorse pubbliche e i risultati conseguiti, rendendo così effettivamente valutabile l’azione amministrativa.
Le evidenze raccolte inducono a ritenere che la principale criticità del sistema non risieda nella disponibilità delle risorse finanziarie, progressivamente incrementate dal legislatore nel corso degli ultimi anni, bensì nella capacità dell’assetto istituzionale e amministrativo di tradurre tali risorse in interventi tempestivi ed efficaci. In questa prospettiva, il rafforzamento della governance, della capacità progettuale delle amministrazioni e dell’integrazione dei sistemi informativi assume rilievo non solo sotto il profilo dell’efficienza amministrativa, ma costituisce una condizione essenziale affinché le risorse destinate alla mitigazione del rischio possano tradursi in opere realizzate, in tempi coerenti con gli obiettivi di prevenzione e di tutela del territorio”.
Qui il Referto: https://www.corteconti.it/Download?id=bc9938fe-3cdd-4860-9bde-79884b501a1d.