Il diritto contro la forza: Fatou Bensouda e la difesa della giustizia internazionale
par La bottega del Barbieri
mercoledì 24 giugno 2026
15 giugno 2012: Fatou Bensouda, giurista gambiana, diventa Procuratrice capo della Corte Penale Internazionale, CPI. Resterà in carica nove anni, fino al 15 giugno 2021.
di Bruno Lai
Premessa storico-filosofica
Il filosofo tedesco Georg Wilhelm Friedrich Hegel, nei suoi importanti Lineamenti di filosofia del diritto, scrive: «[…] poiché il rapporto tra gli Stati ha per principio la loro sovranità, […] gli Stati sono l’uno verso l’altro nello stato di natura». […] «Non c’è nessun pretore tra gli Stati». «[…], la controversia tra gli Stati, nella misura in cui le volontà particolari non trovano un accordo, può essere decisa soltanto dalla guerra».
La guerra, che noi popoli civili di oggi tendiamo a considerare come il male assoluto, è quasi glorificata da Hegel: «la salute etica dei popoli viene mantenuta nella sua indifferenza contro il consolidarsi delle indeterminatezze finite, e come il movimento dei venti preserva il mare dalla putredine cui sarebbe ridotto da una bonaccia duratura, così la guerra preserva i popoli dalla putredine cui sarebbero ridotti da una pace duratura o addirittura perpetua».
Un altro grande filosofo tedesco, l’illuminista Immanuel Kant, precedentemente aveva auspicato una pace perpetua che proteggesse i popoli dalla sofferenza e dalle inutili stragi delle guerre, sempre fratricide. Hegel, come abbiamo accennato, non è d’accordo. Kant scrive di pace perpetua nel 1795, mentre Hegel pubblica i suoi Lineamenti nel 1821.
Nello stato di natura, ci ricorda ancora prima Thomas Hobbes, vige il «bellum omnium contra omnes», la guerra di tutti contro tutti.
Certo, le guerre ai tempi di Kant (1724-1804) e Hegel (1770-1831) fanno meno morti di oggi. Le guerre napoleoniche, le più grandi dell’epoca, provocano circa 4 milioni di morti, soprattutto tra i militari. La guerra Franco-Prussiana, breve ma intensa, nel biennio 1870-1871 porta alla morte di circa 170mila persone, soprattutto militari.
Kant scrive Per la pace perpetua (1795) durante le Guerre Rivoluzionarie Francesi (1792-1802), che precedono le guerre napoleoniche. Hegel scrive i Lineamenti di filosofia del diritto (1821) dopo le guerre napoleoniche, nel periodo di relativa pace del Congresso di Vienna.
Va considerato che ai tempi di Kant e Hegel le guerre riguardano soprattutto gli eserciti, che contano il maggior numero di morti. Le persone civili che muoiono sono per lo più vittime indirette delle guerre, uccise da carestie, epidemie e malattie.
Circa un secolo dopo le riflessioni di Hegel sulla guerra, i progressi negli armamenti, sempre più potenti e devastanti, hanno fatto sperimentare all’umanità prima l’“inutile strage” della Grande Guerra, che ha causato la morte di circa 10 milioni di giovani militari e di circa 13 milioni di persone civili, per un totale di circa 23 milioni di persone ammazzate; successivamente le ancora più gigantesche distruzioni della Seconda guerra mondiale, con circa 20 o 25 milioni di giovani militari ammazzati, e tra i 43 ed i 50 milioni di persone civili, bambini, donne, anziani, eliminate dalla guerra con estrema crudeltà. A tutte queste inutili morti vanno sommati altri milioni di persone assassinate dai criminali nazisti nei campi di sterminio:
tra i 5 ed i 6 milioni di persone “ebree” (Shoah);
tra i 3,5 ed i 6 milioni di persone “slave” (polacchi, ucraini, russi);
tra i 2,5 ed i 3 milioni di prigionieri di guerra sovietici;
tra le 200.000 e le 500.000 persone rom e sinte (Porrajmos);
circa 200.000 persone con disabilità e disturbi mentali (Programma criminale Action T4; disabili e malati di mente sono assassinati in altri centri di sterminio);
tra le 7.000 e le 100.000 persone omosessuali, soprattutto maschi;
circa 80.000 tra comunisti e socialisti;
tra le 2.500 e le 5.000 persone testimoni di Geova;
circa 15.000 persone massone;
altre migliaia di persone tra quelle che l’ottusa mania classificatoria nazista definiva “asociali” (senzatetto, alcolisti, prostitute), e delinquenti comuni.
Sono anche le immani sofferenze patite dalle popolazioni civili, i bombardamenti che distruggono città, due bombe atomiche sui civili, nonché l’orrore inimmaginabile dei campi di sterminio, che spingono i principali capi di Stato del mondo a dar vita all’Organizzazione delle Nazioni Unite, ONU 1945, e più avanti alla Corte Penale Internazionale, CPI 1998.
Fatou Bom Bensouda, nata il 31 gennaio 1961 in Banjul, Gambia, costruisce una carriera giuridica e politica eccezionale nel suo paese prima di passare al diritto internazionale.
Nata in una famiglia musulmana poligama in Gambia, studia legge in Nigeria. Al suo ritorno in Gambia nel 1987, inizia a lavorare come avvocata e procuratrice. Tra il 1987 e il 2000, Bensouda occupa successivamente numerose posizioni di alto livello nel sistema giudiziario e governativo gambiano.
Tra il 1998 ed il 2000, come Ministro di Giustizia, è anche consigliera giuridica principale del Presidente e del Consiglio dei Ministri del Gambia.
Tra il 2002 ed il 2004 è Consigliera giuridica e avvocata al Tribunale Penale Internazionale per il Rwanda (TPIR) ad Arusha, in Tanzania. Questa esperienza al TPIR è fondamentale per Bensouda perché la introduce al diritto penale internazionale ed ai crimini di genocidio e le fornisce competenze in giuridiche internazionali per i crimini contro l’umanità. Il TPIR chiude il suo mandato il 31 dicembre 2015, avendo emesso 61 condanne e 14 assoluzioni in totale.
Nel 1999 è delegata alla Commissione Preparatoria per la CPI a New York nel 1999.
Questa vasta esperienza fornisce a Bensouda la base giuridica e politica solida che la porta all’elezione come Procuratrice capo della CPI nel dicembre 2011.
Bensouda trasmette la responsabilità al suo successore Karim Khan, britannico, il 15 giugno 2021. Prima di lasciare, esorta il Consiglio di Sicurezza a concentrarsi sulla giustizia per il Darfour, sottolineando che la CPI è «l’unica istituzione che promette speranza alle vittime» del conflitto.
La sua eredità principale rimane l’attenzione sistematica ai crimini sessuali e basati sul genere come priorità centrale della giustizia internazionale, con politiche e documenti che guidano ancora il lavoro del Ufficio del Procuratore.
Per aver svolto bene il suo incarico diventa oggetto di sanzioni da parte degli USA, sotto il malgoverno della prima amministrazione Trump. Le sanzioni sono state emesse in seguito all’avvio di un’indagine della CPI su “presunti” crimini di guerra commessi da forze statunitensi in Afghanistan. A causa di queste sanzioni, i beni di Bensouda e di Phakiso Mochochoko (capo della divisione Giurisdizione, Complementarità e cooperazione del CPI) negli Stati Uniti sono stati bloccati e sono state imposte restrizioni sui visti. L’amministrazione democratica di Joe Biden successivamente revoca queste assurde sanzioni.
Fatou Bensouda è stata sanzionata dall’amministrazione Trump il 2 settembre 2020, con ordine esecutivo firmato a giugno 2020, con diversi pretesti. Doverosamente, la CPI, sotto la guida di Bensouda, indaga sui crimini di guerra commessi dall’esercito statunitense in Afghanistan. Mike Pompeo, Segretario di Stato durante la prima amministrazione Trump, accusa la CPI di «colpire gli americani», fingendo di non conoscere i documentati crimini oggetto di indagine.
Le assurde sanzioni, comminate contro chi indaga orrendi crimini per far rispettare la legalità internazionale, portano a inserire Fatou Bensouda e Phakiso Mochochoko nella stessa lista nera in cui figurano terroristi e trafficanti di droga. Per quanto ridicola, la situazione è serissima: Bensouda e Mochochoko non possono recarsi negli States, tutte le loro transazioni finanziarie attraverso canali USA sono bloccate, a cittadini e aziende statunitensi è vietato collaborare con loro. Associazioni per i diritti umani, giudici ed eventuali testimoni dei crimini USA rischiano una persecuzione civile e pensale se collaborano con la CPI.
Le conseguenze sulla vita quotidiana sono piuttosto pesanti: conti bancari chiusi, account Google e Gmail cancellati, account Microsoft e ICC chiusi, revoca del visto di ingresso negli States, nessun accesso ad Amazon, Alexa e servizi finanziari essenziali. Il governo degli Stati Uniti protegge i suoi criminali arrogandosi il potere di fare del male a chi ha il compito di applicare il diritto penale internazionale. Senza nemmeno un processo, quindi senza che le vittime della violenza sanzionatoria USA possano nemmeno difendersi o opporsi in qualche modo.
Le sanzioni delle amministrazioni Trump finora hanno colpito ben 11 alti funzionari della CPI, 8 giudici e tre procuratori, tra cui Bensouda.
Ovviamente, le reazioni ufficiali della CPI e dell’ONU alle sanzioni di Trump del 2020 sono state di dura condanna. Nel settembre 2020 la CPI ha espresso «profondo rammarico» e dichiarato che le sanzioni costituiscono «un’escalation e un tentativo inaccettabile di interferire con lo stato di diritto e le procedure giudiziarie della Corte». La stessa Fatou Bensouda nel suo ultimo discorso alla Assemblea degli Stati Parti, ha criticato le sanzioni come «totalmente inaccettabili», definendole un «assalto alla Corte e agli Stati membri» ed un «precedente pericoloso per un sistema internazionale basato sul diritto».
Ravina Shamdasani, portavoce Ufficio ONU per i diritti umani, ha dichiarato: «Deploriamo profondamente le sanzioni individuali annunciate contro il personale della Corte e chiediamo che questa misura venga revocata». Volker Türk, Alto Commissario ONU per i Diritti Umani, ha definito la decisione «profondamente corrosiva per la buona governance e la corretta amministrazione della giustizia», sottolineando che attaccare giudici per le loro funzioni giudiziarie «contrasta direttamente con il rispetto dello stato di diritto».
Ben 79 Paesi aderenti all’ONU hanno firmato una dichiarazione congiunta che esprime «supporto incondizionato» alla CPI, definita «pilastro vitale del sistema di giustizia internazionale». L’iniziativa avviata da Slovenia, Lussemburgo, Messico, Sierra Leone e Vanuatu, sottolinea che le sanzioni «comprometterebbero gravemente tutte le situazioni sotto inchiesta», aumentano il «rischio di impunità» e minacciano di «erodere lo stato di diritto internazionale».
Evidentemente, l’impunità e l’erosione del diritto internazionale sono proprio gli scopi a cui mira l’attuale amministrazione statunitense.
È per noi motivo di profonda vergogna constatare che l’Italia, che ha dato i natali alla Carta costitutiva della CPI, lo Statuto di Roma, non ha firmato la lettera, dimostrandosi prona al volere del pericoloso clown USA.
Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione UE, dal canto suo ha dichiarato: «La CPI garantisce la responsabilità per i crimini internazionali e dà voce alle vittime. L’Europa sarà sempre a favore della giustizia e del rispetto del diritto internazionale».
La CPI, ovviamente, mantiene una posizione di resistenza, impegnandosi a «continuare ad offrire giustizia e speranza a milioni di vittime innocenti di atrocità in tutto il mondo».
Fatou Bensouda non si è lasciata intimidire dalle inique sanzioni USA. Bensouda ha chiarito che le sanzioni mirano a «interferire con l’indipendenza giudiziaria e processuale della Corte» riguardo alle indagini su “presunti” crimini di guerra statunitensi.
L’indagine continua sotto il suo successore, Karim Ahmad Khan, che prosegue le investigazioni sui crimini commessi da Taliban, forze afghane e personale USA/CIA.
Il governo federale statunitense non si limita a proteggere i propri criminali, ma anche quelli dei propri complici, dei Paesi alleati. I giudici della Corte Penale Internazionale Nicolas Guillou, Gocha Lordkipanidze, Erdenebalsuren Damdin, nonché i Viceprocuratori Nazhat Shameem Khan, Mame Mandiaye Niang sono stati sanzionati per indagini sui crimini di guerre e contro l’umanità commessi da Israele nella Striscia di Gaza, nonché per la doverosa emissione di mandati di arresto contro Netanyahu e Gallant.
Queste sanzioni si basano su accuse menzognere, diffamatorie: con sprezzo del ridicolo, Trump ha accusato la CPI di «intraprendere azioni illegali contro gli Stati Uniti e il nostro stretto alleato Israele». Il Congresso USA ha approvato un testo che specifica sanzioni contro chiunque tenti di «investigare, arrestare o processare persone protette dagli Stati Uniti e dai suoi alleati».
Amnesty International commentato: «Gli Usa sono pronti a punire un’istituzione che assicura che le persone maggiormente responsabili di atrocità non evadano la giustizia. Nessuna persona responsabile di crimini di diritto internazionale dovrebbe essere protetta o aiutata nel suo tentativo di farla franca, tanto meno con l’assistenza del governo statunitense».