Il cinquantenario della morte di Agatha Christie
par Vincenzo Manna
lunedì 23 febbraio 2026
Il genere poliziesco si conferma fra i più letti dagli italiani nell'anno del cinquantenario della morte della regina del giallo.
C'è un lieve segnale di incoraggiamento sui dati relativi alla lettura di libri in un paese culturalmente arretrato come l'Italia: secondo statistiche ufficiali, il 76% per cento dei cittadini fra i 15 e i 74 anni ha letto almeno un libro (o, perché no, ascoltato un audiolibro) nel 2025, rispetto al 73% del 2024.
Fra i generi preferiti si conferma il giallo/noir, il genere poliziesco. Per incrementare questo trend positivo può essere utile celebrare anche su queste pagine il cinquantenario della morte della regina del giallo, Agatha Christie (1897-1976), tuttora la scrittrice più letta al mondo con oltre 2 miliardi di copie vendute dei suoi libri, l'autrice inglese più tradotta dopo Shakespeare.
Due sono i personaggi iconici – termine per una volta opportuno – usciti dalla sua fertile penna: Miss Marple ma sopratutto Hercule Poirot.
È proprio il celebre investigatore belga a fare la sua prima comparsa in questo Poirot a Styles Court, datato 1920.
Siamo negli anni della prima guerra mondiale, la Grande Guerra, e il capitano Hastings alloggia nella mansion di Styles Court, nell'Essex, ospite dell'amico John Cavendish e convalescente dopo una ferita.
Sarà proprio la matrigna di John, Emily Inglethorp, ad essere avvelenata una notte: una morte sospetta per cui Hastings richiede l'intervento del suo amico Poirot, ospite del villaggio insieme ad altri esuli belgi.
Mentre la follia della guerra impazza altrove, Poirot illustra all'amico il metodo razionalista, ordinato, che intende seguire per le indagini: “Calma, mon ami. È agitato, nervoso, ma è normale. Adesso, quando saremo più calmi, sistemeremo con ordine i fatti, incasellandoli ognuno al proprio posto. Li selezioneremo. Quelli importanti li metteremo da una parte; quelli insignificanti, 'puff'' – gonfiò le guance da cherubino e sbuffò in modo decisamente comico – li elimineremo”.
Al di là dell'intreccio, di cui non spoileriamo il finale, sta forse in questa insistita ratio la ragione del successo di questo personaggio, che è stato definito da alcuni un ragioniere dell'investigazione.
Il razionalismo di Poirot, la sua precisione, ci salvaguardano dall'assurdo, dalla gratuità del male: c'è sempre un chiaro movente dietro ogni delitto nei romanzi della Christie, e l'alta società inglese, dietro la sua flemma british, le sue convenzioni, nasconde i poco nobili sentimenti dell'egoismo e dell'avidità umani. Questo, paradossalmente, ci rassicura perfino nei tempi di guerra.
Rispetto all'archetipo di Sherlock Holmes di Conan Doyle, poi, quest'autrice aggiunge al metodo deduttivo un elemento psicologico, tipicamente femminile, che rende ogni trama un excursus nelle pieghe dell'animo umano.
“Le ha detto che non le importava?” – spiega Poirot allo stolto Hastings. “Allora le importava di sicuro. Sono fatte così, les femmes”.
Curiosità: tornando all' Italia, uno degli omaggi più riusciti alla Christie si trova ne Il bar sotto il mare (1987) del nostro compianto Stefano Benni, e precisamente nel racconto Priscilla Mapple e il delitto della II C. “La zia Agatha” viene ribattezzata, non a caso, in quell'occasione la nostra rassicurante regina del crimine.