Il carcere manicomio
par Andrea Sironi
giovedì 23 giugno 2011
Il “sistema carceri” in Italia sembra essere un tema per il quale non si muovono particolari sensibilità. I media al riguardo, celano le catastrofi che ogni giorno si verificano all’interno di questo sistema, molte volte fatto di violenza e affari.
Suicidi, atti di autolesionismo, condizioni umane precarie che trasformano il carcere in una sorta di manicomio, dove scontare una pena, molte volte corrisponde a scontare la stessa vita.
Un sistema, quello penitenziario, lasciato a se stesso.
Al riguardo, il Centro Studi di “Ristretti Orizzonti” ha stilato una interessante indagine sulle carceri – in base ai dati ufficiali forniti dalla Ragioneria Generale dello Stato, dalla Corte dei Conti e dal Ministero della Giustizia – dalla quale sono emersi dati preoccupanti.
Dal 2007 al 2010 l’attività di rieducazione dei detenuti e la manutenzione delle strutture penitenziarie hanno avuto il 31% in meno di fondi, il costo medio giornaliero per ogni detenuto è al minimo storico, per l’effetto concomitante dell’aumento della popolazione detenuta e della diminuzione delle risorse.
Dal 2000 ad oggi il costo medio annuo del Dipartimento della Amministrazione Penitenziaria è stato di 2 miliardi e mezzo di euro. Negli ultimi dieci anni il sistema carcerario italiano è costato alle casse dello stato oltre 28 miliardi di euro, ai quali vanno aggiunti gli stanziamenti per il “Piano straordinario di edilizia penitenziaria” pari a 600 milioni di euro e la spesa per l’assistenza sanitaria ai detenuti, che dal 2008 è sostenuta dal Ministero della Salute per un importo medio annuo di 90 milioni di euro.
Complessivamente, dal 2001 al 2010, le carceri sono costate circa 29 miliardi euro.
Nel 2007 la spesa, pari a 3 miliardi e 95 milioni di euro, ha segnato il massimo storico. Nel 2010 invece è risultata essere di 2 miliari e 770 milioni di euro, dunque una flessione del 10% rispetto al 2007. Il 79,2% dei costi nel decennio sono stati assorbiti dai circa 48.000 dipendenti del Dipartimento della Amministrazione Penitenziaria, quindi agenti di polizia penitenziaria, amministrativi, dirigenti ed educatori, il 13% dal mantenimento dei detenuti, quindi assistenza sociale, assistenza sanitaria e istruzione, il 4,4% dalla manutenzione delle carceri e il 3,4% dal loro funzionamento.
Sempre dal 2007 al 2010, secondo l’indagine, al personale sono stati decurtati 119.225.000 euro pari al 5% del fondo a disposizione nel 2007, mentre nello stesso periodo le spese di mantenimento dei detenuti, di manutenzione e funzionamento delle carceri hanno subito una decurtazione di 205.775.000 euro, pari al 31,2%.
I tagli di spesa hanno colpito drasticamente i detenuti, spingendo il carcere verso la forma carcere/manicomio non più capace di governare la sofferenza, il disagio, la devianza e le diversità.
A tal proposito servirebbe, oltre che una sensibilità più “estesa”, una azione di tutela a tutta quella umanità, che giustamente deve scontare una pena, che non corrisponda però alla distruzione di una vita.
La politica, quella di Sinistra, deve proporre percorsi e sensibilità, colmando così un vuoto non più accettabile.