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Il Grande Bluff del PNRR: Se l’Europa Finanzia lo "Stipendificio" di Domani

Il Grande Bluff del PNRR: Se l’Europa Finanzia lo "Stipendificio" di Domani

par Massimo Icolaro
lunedì 6 luglio 2026

C'è una miopia tutta italiana nel guardare ai flussi di cassa che arrivano da Bruxelles: la tendenza a confondere un enorme debito con una vincita alla lotteria. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), sbandierato per anni come l'elisir di lunga vita dell'economia nazionale, rischia di rivelarsi l'ennesima iattura strutturale. Il motivo? La vecchia, inscalfibile logica del clientelismo italico, che preferisce da sempre il "postarello" improduttivo all'investimento che genera vero valore.

Quando si muovono montagne di denaro pubblico, la prima mossa della politica — senza distinzione di colore — è sempre la stessa: allargare i perimetri dello Stato e del parastatale per sistemare "cumparielli", gregari e parenti. Il dramma vero comincerà quando la musica finirà.

L'illusione dell'occupazione e il nodo del 2026

Il grande inganno si consuma sul terreno dei dati occupazionali. È facile gonfiare il petto di fronte a un aumento temporaneo dei contratti, ma bisogna guardare dove questi posti vengono creati. Troppo spesso assistiamo alla nascita di task force, cabine di regia e strutture burocratiche d'appoggio che hanno tutta l'aria di essere i nuovi "stipendifici" della Repubblica.

Il problema non è solo l'inutilità presente di molti di questi ruoli, ma la loro permanenza futura. In Italia, ciò che nasce come temporaneo e straordinario ha la tendenza quasi biologica a diventare definitivo. Finita la fiammata del PNRR, queste strutture rimarranno in piedi, trasformandosi in costi fissi che zavorreranno i bilanci pubblici per i decenni a venire. Anziché sanare la macchina dello Stato, la si va ad aggravare.

Il conto da pagare: Il PNRR non è un regalo. Dei fondi totali, la fetta più grande è composta da prestiti (loans). L'Italia si è esposta per circa 122,6 miliardi di euro di debito da restituire alla Commissione Europea.

I numeri che non tornano

Mentre la politica celebra i cantieri aperti, i nodi macroeconomici vengono sistematicamente nascosti sotto il tappeto:

I fessi rimarranno a pagare

Il meccanismo è perverso e già visto. Si assumono migliaia di persone per gestire progetti che spesso si arenano o non producono rendimento economico. Quando i fondi europei saranno esauriti, quegli stipendi dovranno essere coperti dalla fiscalità generale.

La morale della favola è la solita: chi ha trovato il posto grazie alla mossa clientelare di turno si mette in salvo fino alla pensione. Tutti gli altri — i contribuenti, le imprese che producono davvero, i giovani senza santi in paradiso — rimarranno a terra a pagare il conto attraverso le tasse, erosi da un debito pubblico che continua a mangiare il futuro della nazione. Più che resilienza, questa si chiama la solita, vecchia restaurazione.


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