I limiti della tv e quelli del dolore: le colpe degli spettatori
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venerdì 8 ottobre 2010
Ho appena letto su tvblog del boom di "Chi l'ha visto?" di ieri sera.
Più della bionda conduttrice e dei suoi funambolici collegamenti, e più del viso inerte ed affranto della povera madre, io credo che questo aspetto del tragico epilogo della giovane Sarah sia da mettere a fuoco.
Ovvero: chi è il vero sciacallo tra la conduttrice che ansima, poi rassicura, poi enfatizza, poi legge notizie dell'ultim'ora e quei 3 milioni e 680mila telespettatori.
Perché è anche vero che i giornali li fanno anche i lettori, non solo i giornalisti, ed in casi come questi il "boom" si divide a pari merito tra chi scrive e tra chi legge.
A chi, di quei 3 milioni e mezzo di telespettatori, è passato solo un minuto per la testa di spegnere la tv prima della fine del programma e dire basta, magari già immaginando di non avere nulla da raccontare il giorno dopo.
O potremmo essere considerati anche noi, io che scrivo, voi che leggete, gli sciacalli dell'informazione, che in fondo con questa storia non hanno nulla a che fare.
Per evitare retorica, ipocrisia e pathos del giorno dopo, cosa sarebbe dovuto accadere: la madre di Sarah non sarebbe mai dovuta andare in tv.
E se poi grazie a quella trasmissione lei avesse ritrovato la figlia? Non è la prima volta che sarebbe accaduto, il giorno dopo tutti a parlare bene e ad elogiare il grande format televisivo.
La verità è che nel momento in cui si accende la tv è come se si decidesse di entrare in un circo: si è consapevoli di poter incontrare il pagliaccio che farà ridere, l'acrobata che tratterrà il fiato in gola, il mago che giocherà con la suspence, l'elefantino che intenerirà.
Lo spettacolo si divide a metà tra gli stati d'animo dei circensi e quelli degli spettatori.
Il trapezista invece rischierà: di rallegrarci ma anche di cadere, di spezzarsi la spina dorsale, e perché no, di morire. Sta a noi e alla nostra sensibilità decidere di accettarlo o meno.
E' da ipocriti accusare la tv di opportunismo, quando in fondo chi la guarda sa bene che è l'unica opportunità per avere qualcosa: qualcosa di cui raccontare il giorno dopo, ma anche qualcosa come le emozioni altrui.
Forse perché qualcuno ieri sera si è accorto di far parte di un sistema e non di un divano.