I grillini sono pericolosi: la legge sul voto di scambio ce lo rivela ancora una volta

par Spago
giovedì 17 aprile 2014

Si è discusso in Parlamento negli ultimi anni di come modificare la legge sul voto di scambio, cioè l’art. 416 bis comma 3. Finché il 16/04/2014 si è approvata una legge. Ma che cos’è il voto di scambio? Wikipedia lo definisce così:

Il voto di scambio è il voto dato regolarmente da un elettore, ma non motivato da scelte politiche frutto di riflessioni sincere e disinteressate, bensì corrotto da qualche tornaconto ricevuto da parte di chi si candida o chi per lui. E distingue fra un voto di scambio “legale” ed uno “illegale”:

Il voto di scambio "legale" è frutto del clientelismo politico e consente, a chi ne usufruisce, di vedere soddisfatta una propria richiesta legittima in cambio del voto. Si pensi ad un campo destinato all'agricoltura che diventa edificabile, in seguito alla modifica del PGT. Se tale modifica di destinazione d'uso è fatta nel rispetto delle norme vigenti non determina alcun reato, ma consente al proprietario del terreno di vedere legalmente accresciuto il proprio patrimonio personale. In cambio il politico guadagna il consenso di quell'elettore.

Il voto di scambio "illegale" è quello in cui un politico offre in cambio del voto qualcosa che non è legittimato ad offrire. Per esempio un posto in un'Amministrazione Pubblica con un concorso pubblico addomesticato o il condono di un abuso edilizio non condonabile o il cambio della destinazione d'uso di un immobile in violazione alle norme del PGT.

Come è intuibile al di là delle definizioni non è semplice distinguere nella realtà le sfumature tra ciò che è concretamente punibile e ciò che non lo è. Fino ad oggi era in vigore un testo di legge del 1992 (appunto il comma 2 dell’articolo 416 bis) che recitava così:

La pena stabilita dal primo comma dell’articolo 416 bis si applica anche a chi ottiene la promessa di voti prevista dal terzo comma del medesimo articolo 416 bis in cambio della erogazione di denaro.

Ma questo testo si è rivelato negli anni assai inefficace: ha dato luogo a tre sole sentenze definitive di condanna. E si è quindi raggiunto un generale consenso sulla necessità di cambiarlo in modo meno limitativo, andando oltre la sola erogazione di denaro. Il Pd ha affidato il compito di portare avanti un provvedimento in tal senso a Davide Mattiello. Che sinceramente sembra assolutamente qualificato per farlo:

Torinese, quarantuno anni di cui la metà passati nel sociale, Mattiello ha ricoperto per più di due lustri un ruolo di primissimo piano all’interno dell’associazione Libera di don Ciotti. Una laurea in giurisprudenza, buona capacità oratoria e un grande seguito nella rete delle associazioni antimafia sono stati per lui un trampolino di lancio per diventare deputato indipendente eletto nelle fila del Pd.

Insomma, è ferrato sull’argomento, si è guadagnato rispetto e credibilità sul campo del contrasto alla mafia, è esperto di giustizia, è rispetto al Pd persino un indipendente (tanto da essere uno di quelli che non votò la fiducia al governo Letta-Alfano), e sembra un esempio di buona politica affidare a lui questo provvedimento.

Inoltre, insieme a Mattiello ha collaborato Stefano Dambruoso, eletto di scelta civica, magistrato che nella sua carriera ha condotto diverse indagini di mafia, ha fatto parte dell’antimafia stessa e ha lavorato presso il Ministero di Giustizia già da prima di candidarsi.

Alla fine, dopo 400 giorni(!) di lavoro, una prima approvazione alla Camera, una seconda approvazione di un testo diverso al Senato, Mattiello formula una proposta che gli sembra una buona mediazione, e che poi sarà effettivamente approvata da Camera e Senato. Però viene aspramente criticato da molti, per esempio da Saviano su Repubblica e da vari esponenti proprio delle associazioni antimafia.

Mattiello si difende: “Non ho rimpianti. Dovevo lavarmene le mani per salvarmi la coscienza? Resistere ad ogni mediazione vuol dire non fare un cazzo”. Ritiene di aver raggiunto un buon compromesso e gli sembra meglio mediare piuttosto che rimandare all’infinito e non portare a casa nulla di concreto.

A luglio 2013 era stato approvato alla Camera, a larghissima maggioranza, un testo che riscriveva del tutto l’articolo (da questo momento si chiama 416 ter), in questo modo:

Chiunque accetta consapevolmente il procacciamento di voti con le modalità previste dal terzo comma dell'articolo 416-bis in cambio dell'erogazione di denaro o di altra utilità è punito con la reclusione da quattro a dieci anni. La stessa pena si applica a chi procaccia voti con le modalità indicate al primo comma.

A gennaio 2014 viene approvato al Senato un testo modificato, si alzano le pene a 7-12 anni e si aggiunge il principio di punibilità del politico che "si mette a disposizione" dell'organizzazione mafiosa.

Ma da dentro e da fuori il Parlamento arrivano commenti critici da diverse autorevoli voci. Qui scatta l’ulteriore compito di mediazione di Mattiello perché il testo non si areni e possa essere approvato anche in Senato. Fino alla proposta poi portata concretamente al voto e criticata anche da Saviano e dagli esponenti delle associazioni antimafia.

Infine l’ultimo testo viene approvato alla Camera con la terza lettura e in Senato, quarta lettura, e riscuote molti commenti soddisfatti del risultato ottenuto, soprattutto da chi aveva criticato il testo precedente. Si sono abbassate le pene a 4-10 anni (un regalo ai mafiosi per i 5S, una questione di proporzionalità rispetto alle pene per l’associazione mafiosa secondo altri), si è tolta la formulazione “che si mette a disposizione” (come a dire che va bene se un politico è a disposizione della mafia per i 5S, questione di eliminare l’ambiguità di una formulazione che sembra rifarsi a uno stato d’animo e non a qualcosa di concretamente riscontrabile in tribunale per chi vi vede un pericolo di inapplicabilità). Questa la formulazione:

Chiunque accetta la promessa di procurare voti mediante le modalità di cui al terzo comma dell’articolo 416-ter in cambio dell’erogazione o della promessa di erogazione di denaro o di altra utilità è punito con la reclusione da quattro a dieci anni. La stessa pena si applica a chi promette di procurare voti con le modalità di cui al primo comma.

Fra chi plaude troviamo, Sabelli (Presidente dell’Anm), Roberti (Procuratore nazionale antimafia), Libera (l'associazione di Don Ciotti), Civati (leader dell’area del Pd più critica verso Renzi e più orientata a un’intesa con i 5S).

Dambruoso di Scelta Civica dichiara in aula:

Questo testo rappresenta il miglior punto di mediazione tra le diverse istanze a dimostrazione che sul tema fondamentale della lotta alla criminalità organizzata, vi è un’assunzione di responsabilità collettiva che prescinde dall’appartenenza politica di ciascuno.

Naturalmente ci sono anche molte voci critiche (il magistrato Ingroia e il giornalista Scanzi per es.). D'altronde è un provvedimento che ha avuto un iter lungo e travagliato e ha visto schierarsi esperti e voci autorevoli sia pro che contro (anche se alla fine sembra prevalente la voce di chi apprezza). È una mediazione tra forze politiche con diverse sensibilità (chi si preoccupa di più di limitare la discrezionalità dei magistrati, chi di essere duro senza tante sottigliezze, chi è più attento ai problemi di costituzionalità, chi dà più peso alla necessità di una norma e chi invece sarebbe disposto ad attendere di più per fare meno compromessi, etc.). Comunque sia, alla fine in Parlamento è stato votato da tutti con l’astensione della Lega e la sola opposizione del M5S. E giusto prima della prossima ventura tornata elettorale.

Mantiello ha commentato così:

Con la riforma del voto di scambio abbiamo fatto una rivoluzione ragionevole. Il nuovo 416 ter rivoluziona, infatti, la capacità della magistratura di intervenire per spezzare il rapporto tra mafia e politica, perché diventa dopo 20 anni irrilevante la dazione di denaro per provare il reato. È punito d’ora in poi l’accordo, cioè lo scambio delle promesse su voti, denaro e altre utilità [...] Ragionevole infine perché il Parlamento ha recepito le preoccupazioni di magistrati, avvocati e accademici sui rischi di incostituzionalità legati alla scarsa tipizzazione del testo e all'irragionevole parificazione punitiva tra condotte differenti.

Questo è stato invece il commento dei 5S:

Un politico può essere a disposizione della mafia: non è reato. Renzi e Verdini hanno ammazzato il 416 ter. Dopo una lunga e dura battaglia il governo delle larghe intese sulla mafia, previo incontro tra capi, ha deciso che lo scambio politico mafioso non deve essere punito. Questo è tutto il punto e non ci resta che appellarci ai cittadini e lanciare il grido d’allarme su quanto sta succedendo [...]Vogliamo essere Europa, vogliamo cambiare lo stato delle cose mentre tutta la maggioranza, e il trio Berlusconi-Renzi-Alfano, si rende complice della criminalità organizzata. Non ci sono giri di parole da fare. Bisogna essere duri e determinati nella lotta contro la corruzione politica e mafiosa. E invece no, la lunga trattativa Stato-mafia continua, ora in questo momento, in Parlamento, rendendo inoffensivo il 416 ter.

Tutto quello che è successo loro lo riassumono così. Sono andati in aula esponendo dei cartelli in cui Renzi e Berlusconi erano rappresentati con la coppola dei mafiosi, esponendo la scritta: “Fuori la mafia dallo stato”, e cantando in coro lo stesso slogan. Poco dopo Beppe Grillo ha scritto sul blog:

Non la sentite la frana? Sta venendo giù tutto. Mafie, partiti, corrotti, corruttori, piduisti, lobbisti, banchieri. Sono i detriti della Seconda Repubblica, la parte più infame della Storia d'Italia. Viene giù tutto insieme come in quegli smottamenti improvvisi che distruggono in pochi secondi ponti e strade in apparenza indistruttibili [...] Questa volta non deve finire come nel 1945, dopo la frana del fascismo, la pulizia dovrà essere completa, radicale, senza sconti [...]

Dell’intero dibattito, dei pareri autorevoli dati da magistrati ed esperti, delle diverse ragioni e sensibilità, loro non sanno che farsene. Di tutto il lavoro fatto e di tutto il percorso non hanno colto niente. Tutto quello che hanno da dire non è altro che una grande indistinta accusa al mondo intero. Tutto l’arco politico viene dichiarato bellamente paramafioso. Come al solito, non gli interessa discutere, confrontarsi, mediare, raggiungere risultati all’interno della prassi democratica che su discussione, confronto, mediazione si basa. Si propongono la pulizia completa, radicale, senza sconti. I toni sono violenti e minacciosi. E non si capisce perché debbano essere presi per scherzo. Quando evidentemente sono un movimento con molti caratteri fascistoidi, che adotta una prospettiva antisistema, e specificatamente contro il sistema dei partiti, contro la democrazia rappresentativa, contro la Costituzione. Un partito che vive di toni iper violenti, di comizi che ricordano quelli di Mussolini, della totale delegittimazione di ogni istituzione e di ogni interlocutore politico, dell’annullamento di qualsiasi ragione altrui, della negazione del ruolo della stampa e dell’informazione in favore di un solo organo ufficiale, di una visione settaria e manichea che prevede la gogna per chi non sta dalla loro parte, della demagogia più sfrenata, dell’incitazione della rabbia popolare.

Il M5S diffonde nel paese una cultura antidemocratica. Non si è fermato davanti a una questione come quella della mafia, non è riuscito a fare un lavoro utile e concreto neppure su qualcosa di così importante e necessario. Ha preferito proseguire nel suo abituale comportamento rissaiolo, violento e becero. Non è un peccato veniale: questo modo di fare danneggia irreparabilmente la democrazia e quindi il paese.

La democrazia è un compromesso in nome della convivenza civile fra diversi. La democrazia ci lega tutti a una procedura, un processo di decisione a maggioranza, che ci permette di darci delle regole. Il senso è quello di far convivere in modo pacifico e non violento persone diverse per razza, ceto, religione, idee, sensibilità, carattere, valori, progetti, etc. fornendo una procedura comune accettabile, che venga rispettata anche da chi non ne apprezza l’output sulla singola legge. Se la legge è stata approvata in modo democratico, anche chi l’avrebbe voluta diversa, è tenuto a rispettarla, potendo comunque battersi per cambiarla. La procedura democratica della maggioranza non dà garanzie che si ottenga sempre la norma migliore in assoluto, anzi genera continui compromessi, e il sistema democratico ha molte inefficienze, ma bisogna rendersi conto che il sogno della democrazia è la pace, non la perfetta giustizia (che non esiste) o la totale efficienza (la democrazia è inevitabilmente inefficiente). Può essere faticoso e può costringerci a sottostare a molte norme che non condividiamo o a molte inefficienze, ma dopo due guerre mondiali è un sistema prezioso.

Il sistema democratico si regge su uno sforzo di apertura e confronto, ascolto e mediazione, comprensione e dialogo. L’unico modo per portare avanti le proprie convinzioni è attraverso il filtro, lungo e difficile, della procedura democratica, il che richiede di saper capire le ragioni, i sentimenti, i valori, altrui e di saper spiegare i propri; richiede di saper confrontare argomenti e ragioni fra persone che ne hanno di diversi; richiede di parlarsi e convincersi a vicenda; di saper raggiungere mediazioni. È un sistema che prevede giocoforza l’alternanza e quindi vedrà sempre periodi in cui si sarà governati dai propri avversari politici. È un sistema faticoso e abbastanza innaturale che ha bisogno di una diffusa cultura democratica, di una diffusa consapevolezza di tutto ciò, di un diffuso reciproco riconoscimento fra diversi, per reggere. L’azione distruttrice dei 5S erode esattamente queste fondamenta.

I 5S delegittimano ogni interlocutore, ogni partito, ogni istituzione, rigettano ogni dialogo e confronto, anziché costruire mediazioni abbracciano una visione manichea che squalifica e rifiuta tutti gli altri, fanno della violenza dei toni e dei modi un loro carattere distintivo. Sono il più serio pericolo, al di là delle loro intenzioni, buone o cattive che siano, per la democrazia di questo paese. La loro settaria impermeabilità a qualsiasi cosa venga dall’esterno, dimostrata una volta di più nella vicenda del voto di scambio mafia-politica, è quanto di più inquietante. Da qui discende la volontà più volte dichiarata di diventare l’unico partito (come il PNF), con un anelito totalitario che vuole comprendere, sciogliere e annullare in sé l’intera società e le sue contraddizioni. E la promessa mostruosa di caccie alle streghe, inquisizioni, punizioni, pulizie, etc.

 

 

Foto: Wikipedia


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