I giovani italiani. Danneggiati da una classe politica mediocre e arrogante

par Dino Brancia
sabato 12 settembre 2009

Dal 10 settembre 2009 chi conduce un mezzo per il quale è prevista la patente C o CE rischia una multa da 155 a 624 euro, cui segue il fermo amministrativo del veicolo per sessanta giorni. Si applicano alla violazione anche le norme sull’incauto affidamento: chi, avendo la materiale disponibilità di un veicolo, lo affida o ne consente la guida a persona che non ha la Carta di qualificazione del conducente (Cqc) è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 389 a 1.559 euro.

Si deve riconoscere che i politici del bel paese sono veramente interessati ai problemi dei giovani e chi riesce a smentire questa realtà sicuramente ha più fantasia dei politici. A dar retta ai politici e ai governi che si sono succeduti in questi anni, in Italia trovare lavoro non è stato mai un problema. Nel bel Paese si è sempre pensato al bene e alle esigenze dei giovani offrendo loro contratti “faraonici” capestri e corsi, inutili, di aggiornamenti.

Nel bel Paese i cinquantenni, che circa 30 anni fa si avvicinavano per la prima volta nel mondo del lavoro, sono arrivati quasi alla pensione ma devono avere ancora la soddisfazione di firmare un contratto a tempo interminato, avendo condotto una vita di precariato senza nessuna sicurezza economica.

Dopo 30 anni, i politici, che sembrano vivere su marte, continuano a parlare di flessibilità del lavoro e non si riesce a capire come si possano risolvere i problemi dell’occupazione con la flessibilità e, soprattutto, che tipo di lavoro possano ricercare gli italiani dato che nel bel paese il lavoro, flessibile e non flessibile, non si trova. A sostegno delle varie politiche occupazionali, i nostri politici sventolano sempre dati che sembrano confermare la crescita dell’occupazione.

Il motivo per cui questa classe politica, così mediocre e affaristica, fa certe affermazioni è presto spiegata: da marte dove loro vivono, le immagini dalla Terra arrivano sempre distorte mentre gli italiani, che vivono sulla terra, non sanno più a che Santo rivolgersi per cercare di trovare un lavoro.

Il contratto a tempo indeterminato rimane, per molti, un sogno proibito. E’ tempo di ricordare, dunque, a questa classe politica italiana, se a marte le notizie ancora non sono giunte, che sulla terra dei comuni mortali la situazione è peggiorata e anche di tanto, dal momento che ogni giorno ci sono persone che perdono lavoro e si ritrovano a frequentare corsi di formazione obbligatoria per poi continuare a rimanere disoccupati.
 

Il posto di lavoro è diventato, addirittura, un investimento: gli aspiranti autisti devono sborsare una cospicua somma per conseguire la patente.
 
Infatti, con il, Decreto Legislativo 21 novembre 2005, n.286 è stata recepita la Direttiva 2003/59/CE che verte alla qualificazione iniziale e formazione periodica dei conducenti di veicoli stradali adibiti al trasporto di merci o passeggeri, che modifica il regolamento (CEE) 3820/85 del Consiglio e la direttiva 91/439/CEE del Consiglio e che abroga la direttiva 76/914/CEE del Consiglio.
 
Senza nulla eccepire alla direttiva comunitaria, ancora una volta, i problemi nascono quando questa direttiva viene recepita dai politici italiani i quali, sempre da marte, approvano leggi che anziché snellire la burocrazia la complicano.

Il decreto legislativo stabilisce che tutti gli autisti professionisti che hanno conseguito la patente entro il 2007, potevano ottenere, fino al 9 settembre 2009, la Carta di qualificazione del conducente (Cqc), presentando una semplice domanda, senza sostenere esami o corsi specifici. Dal 10 settembre 2009, invece, la nuova normativa prevede che per il conseguimento del Cqc si dovrà frequentare un apposito corso, sia teorico che pratico, di 280 ore e sostenere l’esame finale.
 
Un ragazzo di 21 anni, dunque, che dopo il diploma riceve un’offerta di lavoro come autista, per non perdere questa opportunità, deve conseguire la patente categoria “C”, con un costo che si aggira interno agli 800 euro circa. Invece di impiegare due mesi per conseguire la patente ed iniziare a lavorare, in base alla nuova direttiva, il ragazzo deve frequentare un altro corso, della durata di tre mesi, sborsando circa cinquemila Euro! L’aspirante autista, nell’attesa di compiere 21 anni, necessari per conseguire la patente, dopo aver conseguito il diploma ed aver lavorato precariamente e saltuariamente per tre anni, non può certo permettersi di pagare una cifra così alta per conseguire la patente e l’abilitazione richiesta.

Tale investimento, dunque, graverà, immancabilmente, sulla famiglia. Ma il futuro datore di lavoro è disposto ad aspettare l’aspirante autista che frequenti circa tre mesi di corso per avere questa Carta di qualificazione del conducente (Cqc).?
 
Quando conviene ad una famiglia, con la crisi attuale, investire in un incerto e futuro lavoro per il figlio?
 
Bisogna trovare il modo di contattare un marziano e far aggiornare i politici della situazione critica in cui versa il bel paese.
 
In attesa che tutto questo accada, i giovani, oltre al danno subito, hanno dovuto sopportare anche la beffa visto che furono definiti bamboccioni e mammoni.

Cosa devono aspettarsi ancora da questa classe politica dozzinale? 

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