Grecia, assolto difensore dei diritti umani. Rischiava 20 anni di carcere
par Riccardo Noury - Amnesty International
lunedì 23 febbraio 2026
“La corte ha preso l’unica decisione possibile, alla luce della debole base giuridica delle accuse e delle fragili prove presentate dall’accusa. È un enorme sollievo sapere che non trascorrerò i prossimi 20 anni in carcere, ma allo stesso tempo è profondamente preoccupante che questa sia stata anche solo una possibilità”.
“Oggi è stato chiarito, come avrebbe sempre dovuto essere, che fornire assistenza umanitaria salvavita è un obbligo, non un reato; che usare WhatsApp è normale, non la prova di un reato; che acquistare lavatrici per un campo profughi non rende una persona responsabile di riciclaggio di denaro. Questa assoluzione deve costituire un precedente”.
Sono le prime parole pronunciate la sera del 16 gennaio, fuori dalla corte d’appello dell’isola greca di Lesbo, dal difensore dei diritti umani Seán Binder, un volontario impegnato nelle operazioni di soccorso delle persone migranti provenienti dalla Turchia, assolto insieme alle altre 23 persone coimputate.
Seán Binder rischiava fino a 20 anni di carcere qualora fosse stato riconosciuto colpevole di appartenenza a un’organizzazione criminale, frode, riciclaggio di denaro e favoreggiamento dell’ingresso irregolare. Tutto costruito ad arte per dissuadere altre persone dal salvare vite umane.
Amnesty International ha auspicato che la sentenza invii un messaggio forte alla Grecia e agli altri stati europei: la solidarietà, la vicinanza e la difesa dei diritti umani devono essere tutelate e valorizzate, non punite.