Grazie Napolitano. Il presidente chiude in bellezza il suo settennato

par Voltaire
lunedì 4 giugno 2012

Non poteva fare meglio il Presidente Giorgio Napolitano che con la sua decisione di confermare i festeggiamenti nel giorno della Repubblica lo scorso 2 giugno ha infuso un po’ di speranza ai tanti italiani disorientati ed inorriditi dalla deriva che ha preso il nostro paese. Con la sua scelta di imporre una parata in versione soft e spazzando via le tante polemiche pretestuose che l’hanno accompagnata, il Capo dello stato ha ottenuto il duplice obiettivo di unire per un giorno il popolo ad i simboli della repubblica ed ha smascherato i tanti anti-italiani che per meri calcoli elettorali speculano sulle tragedie nella vana intenzione di guadagnare qualche voto. I vari Berlusconi, Di Pietro, Maroni, Alemanno che per il gusto della polemica a tutti i costi hanno disertato le celebrazioni per il 2 giugno appaiono dei pigmei al cospetto di Napolitano. Il quale anche dinanzi ad un momento di crisi ha saputo tenere la barra dritta coniugando l’esaltazione dei valori democratici ed il rispetto e la sobrietà dovuti alle vittime del terremoto dell’Emilia.

La democrazia è fatta anche di simboli, in un periodo in cui la malavita organizzata ed il terrorismo sembrano rialzare la testa, in un’epoca in cui le istituzioni sono deboli e sferzate dall’anti politica e dalle conseguenze della crisi economica, dare un segno di vitalità, fare sentire che le istituzioni sono presenti e sono al timone (e non in balia) degli eventi è un piccolo ma grande traguardo che la festa del 2 giugno ha segnato plasticamente.

Nella canea della politica italiana in cui tutti si sbranano per avere un minimo di visibilità, in cui le divisioni ed i distinguo si moltiplicano tra i partiti e dentro i partiti stessi, la lucidità con cui Giorgio Napolitano ha segnato la rotta nel suo settennato che volge alla conclusione non può che essere di esempio. Dinanzi alla politica delle invettive di un Di Pietro che spesso scambia le istituzioni per dei mercati rionali o di un Beppe Grillo che ha elevato l’insulto a programma politico, dinanzi alla cieca miopia di un Bossi o di un Maroni che mascherano la propria inconsistenza sotto i vago sogno della secessione, dinanzi il disorientamento dei post-fascisti come il sindaco della capitale, i veri anticonformisti per un giorno sono stati i politici che si sono presentati ed hanno messo la loro faccia sotto le tribune d’onore di Via dei Fori Imperiali, anche correndo il rischio di essere contestati e di essere associati ad un evento divenuto (mediaticamente) impopolare. Non perché la retorica di questi eventi possa costituire una da sola una risposta ad i nostri problemi, ma perché la democrazia si articola anche tramite le sue feste laiche ed i suoi riti a cui tutti i cittadini, e soprattutto i loro rappresentanti dovrebbero prendere parte almeno idealmente.

Nel Regno Unito, altro paese colpito pesantemente dalla crisi economica, si stanno svolgendo 4 giorni di festeggiamenti per il giubileo che celebra i sessanta anni di regno della Regina Elisabetta, l’evento sta avendo un seguito popolare molto elevato e rappresenta molto bene la vitalità della democrazia inglese, da noi una ricorrenza particolare con la festa del 2 giugno diventa l’ennesimo motivo di divisione e polemiche. Se le forze politiche ogni tanto riuscissero a mettere da parte le beche delle diatribe interne per cogliere i frangenti che vanno affrontati con il massimo di unita’ e sforzi comuni tutti ne trarrebbero giovamento.

Napolitano sembra uno dei pochi poltici italiani che al di là del contingente cerca di vedere oltre e lanciare un messaggio positivo alla nazione per questo anche se sarà impopolare dobbiamo essergliene grati.


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