Global Sumud Flotilla | “Mi hanno messo due dita nei genitali”, la denuncia di stupro contro i soldati israeliani
par Medioriente.net
lunedì 20 luglio 2026
Una denuncia per violenza sessuale scuote ancora una volta il caso della Global Sumud Flotilla. Anna Liedtke, giornalista e attivista tedesca di 25 anni, ha raccontato di essere stata sottoposta a un abuso sessuale durante la terza perquisizione subita in un carcere israeliano.
Secondo la sua testimonianza, dietro una tenda le è stato imposto di spogliarsi per un controllo con il metal detector; un’agente della polizia penitenziaria le avrebbe poi inserito le dita sia nella vagina che nell’ano. Liedtke racconta che, mentre subiva questa violenza, poteva sentire le risate degli agenti uomini presenti nella stanza.
Liedtke faceva parte dell’equipaggio della Flotilla partita dall’Italia nel 2025 e intercettata dalla marina israeliana in acque internazionali l’8 ottobre di quello stesso anno, la stessa missione a cui aveva partecipato anche l’inviato del Fatto Quotidiano Alessandro Mantovani, poi espulso da Israele. Dopo essere tornata in Germania, l’attivista aveva già parlato pubblicamente dell’accaduto a partire da dicembre 2025. Solo di recente, però, ha deciso di presentare una denuncia formale davanti alla giustizia israeliana, affidandosi agli avvocati dell’organizzazione Adalah per accusare gli agenti carcerari di stupro davanti alla procura generale e agli organi di controllo delle carceri.
Il percorso di detenzione
Dopo l’arresto in mare, Liedtke e gli altri circa cento membri della spedizione furono condotti nell’hangar del porto di Ashdod, luogo già noto per le violenze contro gli attivisti documentate durante la Flotilla dell’aprile 2026, per poi essere trasferiti nel carcere di Ketziot, altrettanto tristemente noto per i maltrattamenti su attivisti internazionali e palestinesi. Secondo la denuncia presentata dall’avvocata Muna Haddad di Adalah, e consultata dal Fatto, già durante il trasporto dal porto al carcere gli attivisti avrebbero subito violenze fisiche e verbali, tra cui immobilizzazione forzata, uso di fascette in plastica e bende sugli occhi.
Il 10 ottobre Liedtke fu trasferita nella prigione di Givon, dove sarebbe avvenuta la violenza sessuale. In un’intervista al Guardian, ha descritto l’episodio: due, poi tre soldatesse le avrebbero ordinato di spogliarsi; al suo rifiuto e ai tentativi di opporsi, sarebbe stata immobilizzata a terra e le avrebbero tappato la bocca per impedirle di gridare. La detenzione complessiva è durata cinque giorni.
Una denuncia già ignorata
L’esposto di Adalah è stato indirizzato anche al direttore del carcere di Givon, alla procura e all’ufficio legale del servizio penitenziario israeliano, che fa capo al ministero della Sicurezza guidato da Itamar Ben-Gvir. Non è il primo tentativo: una richiesta precedente, inviata il 1° giugno, non ha ricevuto risposta, e nulla garantisce che questa seconda istanza avrà esito diverso.
Secondo il documento, Liedtke non sarebbe stata l’unica a subire questo tipo di perquisizione a Givon, sebbene al momento risulti l’unica ad aver sporto denuncia in Israele. Un caso simile era già stato reso pubblico l’anno precedente da Noa Avishag Schnall, fotoreporter ebrea-americana di Los Angeles, che aveva raccontato sui social di essere stata appesa per polsi e caviglie, ammanettata con catene e percossa. Per Adalah, la mancata apertura di indagini da parte delle autorità israeliane, nonostante le testimonianze dettagliate raccolte, rischia di favorire il ripetersi e l’inasprirsi di questi abusi.
Le indagini internazionali
Al di fuori di Israele, le denunce si moltiplicano: inchieste sulle violenze contro la Flotilla sono state avviate in Francia, Australia, Spagna e Italia. In particolare, la procura di Roma indaga per tortura e altri reati riguardo agli episodi del 2025 e del 2026, con il ministro Ben-Gvir tra gli indagati. Le autorità di Tel Aviv hanno recentemente ricevuto, tramite Interpol, una rogatoria dagli investigatori italiani.