Gli impuniti al governo
par Mario Barbato
mercoledì 15 ottobre 2025
Il copione è sempre lo stesso: il potere politico che vota contro l’autorizzazione a procedere dei suoi sodali. Questa volta il Parlamento ha salvato dal processo i ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi, e il sottosegretario Alfredo Mantovani, tutti e tre accusati di complicità nel caso del generale libico Almasri, “accompagnato” a Tripoli nonostante un decreto di arresto internazionale per crimini di guerra.
La Camera dei deputati ha scelto di salvare dalla scure della giustizia tre persone che, sedute con il deretano sulle poltrone di Palazzo Chigi, si sentono e si credono intoccabili. Giorgia Meloni è intervenuta per il voto, ha applaudito alla sentenza di negazione al rinvio a giudizio e se n’è andata, contenta di aver salvato la sua squadra di governo. Perché il potere accorre solo quando c’è da difendere sé stesso da un altro potere: la magistratura. Eppure le accuse erano gravi: favoreggiamento, peculato, omissione di atti d'ufficio. Reati che commessi da un comune cittadino possono costare caro, cosa che non avviene quando questi reati sono compiuti da ministri.
Nordio, che pure è stato un magistrato, ha definito “uno strazio delle norme” il lavoro del Tribunale dei ministri. Ma lo strazio più grande è quello di una maggioranza al governo che è sempre stata allergica alle toghe. Un problema che va avanti fin dai tempi di Berlusconi e dei suoi compagni di merenda. Con una narrazione che sembra una presa per i fondelli: “Abbiamo agito per interesse pubblico”. Un mantra usato come scudo per ogni abuso di potere, anche rimandare in Libia un torturatore e uno stupratore che, fortunatamente, è stato rimosso dalla guida della sicurezza nazionale.
Il voto del Parlamento conferma quello che ormai è chiaro a tutti: chi siede al governo può violare norme e convenzioni nazionali e internazionali e non essere perseguito, come succede a ogni cittadino. Tutto ciò è segno sfacciato e spudorato di una casta politica che si assolve e si barrica nei palazzi, compattando sé stessa da un altro potere che la mette il bastone tra le ruote; quegli impiccioni dei giudici che si permettono di far rispettare le regole e le leggi anche ai ministri e ai sottoministri.
Il Parlamento avrebbe potuto dare un segno di democrazia, autorizzare il procedimento penale contro i tre inquisiti, ma ha scelto invece di confermare che per chi governa, in Italia, la legge è un optional da usare solo contro nemici veri o presunti, ma non contro i propri camerati. Il governo Meloni ha messo la parola “fine” a un'altra pagina di credibilità istituzionale. E mentre i banchi della destra applaudono, resta la certezza che in Italia la democrazia è solo una mascherata.