Giustizia internazionale, una causa contro le sanzioni di Trump

par Riccardo Noury - Amnesty International
mercoledì 7 ottobre 2026

L’11 agosto quattro gruppi per i diritti umani – American Friend Service Committee, Center for Constitutional Rights, Human Rights Watch e Open Society Institute – si sono rivolte a una corte federale statunitense chiedendo che dichiari illegali le sanzioni emesse dall’amministrazione Trump nei confronti di individui e organizzazioni legati alla Corte penale internazionale.

Le sanzioni sono state dichiarate con un ordine esecutivo del 6 febbraio 2025 nei confronti di funzionari, giudici e altro personale della Corte penale internazionale.

Per le organizzazioni ricorrenti, si tratta di un evidente attacco alla giustizia internazionale basato su una presunta “emergenza nazionale” che non ha riscontro nei fatti.

Le sanzioni danneggiano il loro operato nel campo legale e dei diritti umani, in violazione del Primo e del Quinto Emendamento alla Costituzione statunitense: tutte le organizzazioni statunitensi rischiano multe esorbitanti e i loro dirigenti persino 20 anni di carcere se forniscono servizi a persone o entità oggetto di sanzioni.

Attualmente, sanzioni dell’amministrazione Trump sono in vigore, oltre che contro procuratori e giudici della Corte penale internazionale, anche nei confronti della Relatrice speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani nel Territorio palestinese occupato dal 1967, l’italiana Francesca Albanese, e di tre importanti organizzazioni palestinesi per i diritti umani: Al Haq, il Centro Al Mezan per i diritti umani e il Centro palestinese per i diritti umani.

Il 13 giugno 2026 il segretario di stato Marco Rubio ha annunciato una campagna per “smantellare” la Corte penale internazionale attraverso l’aumento delle sanzioni e la pressione su stati membri affinché si ritirino dallo Statuto istitutivo. Il Venezuela ha già obbedito.

Le organizzazioni ricorrenti sono rappresentate dallo studio legale Foley Hoag LLP.


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