Giubileo | Un milione di giovani per incontrare il Papa
par Attilio Runello
lunedì 4 agosto 2025
Si è conclusa il 3 agosto e con la partecipazione alla Santa messa l'incontro fra papa Leone e i giovani del giubileo
Il due agosto a Tor vergata sono arrivati un milione di giovani da 140 paesi di tutto il mondo. Anche da paesi con conflitti in corso o appena finiti. Sono venuti anche da sud Sudan, dal Libano, dall'Egitto, dall'Iraq.
Fra i partecipanti più originali c'erano gli influencer abbigliati in modo originale, con cappello a falde larghe e bandane.
Nei momenti di pausa ha cantato il trio Il volo.
Il papa è arrivato con l'elicottero e ha fatto un giro in mezzo alla folla in Papamobile. È andato via intorno alle 20.30 di sabato per poi tornare la domenica
L'ultimo incontro fei giovani con il papa è stato per la giornata dei giovani in Portogallo qualche anno fa in cui parteciparono un milione e mezzo di persone.
L'ultimo bagno di folla di papa Francesco è avvenuto lo scorso anno a Timor est, dove si sono radunate seicentomila persone
È una testimonianza che il Vangelo è ancora vivo nel mondo.
Le persone sono state alloggiate in strutture di ogni tipo ma la organizzazione ecclesiale non ha sbagliato
E riporto le parole del Papa raccolte da Ad Kronos e altri giornalim
Di fronte alla sete di Dio “non inganniamo il nostro cuore, cercando di spegnerla con surrogati inefficaci”, perché da essa nascono le domande fondamentali della vita: “cos'è veramente la felicità? Qual è il vero gusto della vita? Cosa ci libera dagli stagni del non senso, della noia, della mediocrità?”. Punta in alto, alle “cose di lassù”, l’orizzonte indicato da papa Leone XIV ai giovani radunati sulla grande spianata di Tor Vergata: sono più di un milione,
Commentando la lettura del Vangelo tratta dal Libro del Qoelet, papa Leone infatti spiega che “propone l'immagine dell'’erba che germoglia; al mattino fiorisce e germoglia, alla sera è falciata e secca’. Sono due richiami forti, forse un po' scioccanti, che però non devono spaventarci, quasi fossero argomenti "tabù", da evitare. La fragilità di cui ci parlano, infatti, è parte della meraviglia che siamo. Pensiamo al simbolo dell'erba: non è bellissimo un prato in fiore? Certo, è delicato, fatto di steli esili, vulnerabili, soggetti a seccarsi, piegarsi, spezzarsi, e però al tempo stesso subito rimpiazzati da altri che spuntano dopo di loro, e di cui generosamente i primi si fanno nutrimento e concime, con il loro consumarsi sul terreno. È così che vive il campo, rinnovandosi continuamente, e anche durante i mesi gelidi dell'inverno, quando tutto sembra tacere, la sua energia freme sotto terra e si prepara ad esplodere, a primavera, in mille colori”.
Il Pontefice evoca l’immagine di uno “sgabello su cui salire per affacciarci, come bambini, in punta di piedi, alla finestra dell'incontro con Dio. Ci troveremo di fronte a Lui, che ci aspetta, anzi che bussa gentilmente al vetro della nostra anima. Ed è bello, anche a vent’anni, spalancargli il cuore, permettergli di entrare, per poi avventurarci con Lui verso gli spazi eterni dell'infinito”.
“La pienezza della nostra esistenza non dipende da ciò che accumuliamo né, come abbiamo sentito nel Vangelo, da ciò che possediamo. È legata piuttosto a ciò che con gioia sappiamo accogliere e condividere. Comprare, ammassare, consumare, non basta”, ammonisce.
“Abbiamo bisogno di alzare gli occhi, di guardare in alto, alle ‘cose di lassù’ per renderci conto che tutto ha senso, tra le realtà del mondo, solo nella misura in cui serve a unirci a Dio e ai fratelli nella carità, facendo crescere in noi «sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità», di perdono, di pace, come quelli di Cristo. E in questo orizzonte - sottolinea Prevost - comprenderemo sempre meglio cosa significhi che ‘la speranza non delude, perché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato’”. (Adn Kronos)