Gherardo Colombo: regole e società
par Antonella Policastrese
sabato 10 novembre 2012
Mercoledì 7 novembre l’Auditorium dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Pertini-Santoni” di Crotone, ha accolto uno dei magistrati più famosi d’Italia, Gherardo Colombo, invitato a partecipare ad un incontro-dibattito organizzato da quella scuola nell’ambito di un proprio percorso / progetto formativo in tema di Legalità e Educazione civile, fortemente voluto dal Dirigente Scolastico: Rosanna Barbieri. Titolo dell’incontro “Persona, regole, società”. A moderare il colloquio: Paolo Vadalà, Magistrato anch’egli ma nel pieno delle sue funzioni, presso il ministero della Giustizia a Perugia.
Nel presentare l’ex PM di Mani Pulite Gherardo Colombo, Vadalà ha fatto cenno al concetto di perdono responsabile sulla giustizia riparativa che coinvolge la responsabilità delle persone e che quindi richiede un impegno particolare sia da parte dell’autore del reato che della vittima in quanto questa riacquisti il senso della propria dignità che con il reato subito aveva perduto e nello stesso tempo il colpevole diventi consapevole del male fatto senza sensi di colpa. Responsabilità e consapevolezza sono state il filo conduttore dell’incontro con i ragazzi che pendevano dalle labbra di un relatore che ha vestito i panni di un primus inter pares, per il dialogare fra loro, lontano dalla cattedra come a voler quasi a sentire gli umori e a respirare le sensazioni di quella platea giovane.
Oggi Colombo è diventato l’apologeta delle regole che fanno dei cittadini uomini liberi nel relazionarsi fra loro. Persona disponibile al dialogo, attualmente l’ex magistrato è nel consiglio d’amministrazione della Rai nonché presidente della casa editrice Garzanti. Scelta culturale a tutto campo quella dell’ex magistrato che attraversa l’Italia in lungo e in largo per avvicinare i ragazzi alle regole del vivere civile spiegandone meccanismi e concetti di natura filosofica con una semplicità tale da farsi capire anche da un bambino delle elementari. Un tema abbastanza ampio e comunque impossibile affrontare se non per grandi linee e tratti essenziali. Giusto quelli indispensabili per riaffermare che, nonostante la barbarie sia oramai divenuta un brodo primordiale riscaldato e arricchito con quel nuovo mix di ingredienti costituito da mafie e finanza planetaria, nel quale la società civile sembra essere ritornata a cuocere, il bisogno di legalità rimane, come direbbero nel corso di un dibattimento in tribunale, salvo e impregiudicato. Le regole dunque, quelle del vivere secondo quanto stabilito e suggerito da leggi, codici, principi e comportamenti, rappresentano la linea di frontiera tra civiltà e barbarie che si trasforma in tale per un rapporto sempre più inquinato e la disabitudine ad osservarli i principi cardini del vivere civile. Sono le regole a farci sentire cittadini e non sudditi Ed esistono i diritti perché le persone le praticano. Le regole non sono obblighi, ma un metodo per farci dialogare insieme nella libertà e nel rispetto reciproco. Le regole determinano anche i diritti degli individui come il diritto alla cura; mentre la libertà presuppone il sapere. Ed è il sapere il desiderio di capire chi eravamo e cosa vogliamo essere che ci permettono di applicare ciò che avvertiamo giusto e necessario quando interagiamo con gli altri.
Come se l’essere cittadini non fosse una categoria della mente ma un modo d’essere che attraverso un metodo o meglio scelte di vita determina il nostro essere liberi. Che non significa anarchia, ma partecipazione senso di responsabilità, consapevolezza nell’essere cittadini. Più siamo informati più tendiamo ad adottare un metodo di vita più siamo liberi. Ed è proprio il metodo, continua l’ex magistrato, che ci aiuta a stabilire a cosa serve il sapere cosa è giusto e cosa sbagliato. Concetti non sono astrusi dalla nostra esistenza ma che si concretizzano acquistano forma nel nostro vissuto, a contatto con gli altri.. La nostra libertà inizia se gli altri sono liberi, tanto quanto me dice Colombo, altrimenti è sopraffazione…
Avremmo voluto chiedere a Colombo quanto siamo oggi liberi se le persone nel rispetto delle regole fanno fatica a farsi ascoltare da un governo non certo espressione della volontà popolare e quanto dannoso sentire su di noi il giogo di un’Europa sempre più despota verso i bisogni dei più deboli che impone rigore cancellando i diritti fondamentali dell’individuo, negando la nostra identità, facendosi sentire sempre più un ibrido sempre meno cittadini.
Ma la scena oggi apparteneva solo ai ragazzi futuri cittadini del domani che s’interrogano, chiedono ascoltano per scelte giuste e consapevoli. Ragazzi che oggi hanno avuto l’opportunità di godere di una lezione di regole e vita. Principi basilari faro di legalità in terre martoriate dall’ingiustizia e dalla sopraffazione, il contrario di ciò che occorre per sentirsi cittadini maturi e consapevoli.