Gaza | Pirateria nel Mediterraneo, Israele sequestra la Global Sumud Flotilla al largo di Creta

par Medioriente.net
lunedì 4 maggio 2026

È pirateria. Non c’è altro termine per definire quanto accaduto nelle acque internazionali del Mediterraneo orientale, a oltre 960 chilometri dalle coste di Gaza e a centinaia di miglia nautiche da qualunque frontiera israeliana.

Nella notte tra il 29 e il 30 aprile 2026, unità militari israeliane, motoscafi armati e almeno una fregata, hanno intercettato le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, una missione civile e umanitaria composta da 58 imbarcazioni e centinaia di attivisti provenienti da decine di paesi. Almeno 22 barche su 58 sono sparite dai tracker di navigazione dopo essere state abbordate. Secondo i comunicati dell’organizzazione, i militari «puntando laser e armi d’assalto semiautomatiche, hanno ordinato ai partecipanti di spostarsi a prua e di mettersi in ginocchio». Le comunicazioni di bordo sono state interrotte e lanciato un SOS. «Si tratta del sequestro illegale di esseri umani in alto mare vicino a Creta», ha denunciato la Flotilla in un comunicato diffuso nella notte, «un’affermazione secondo cui Israele può operare con totale impunità, ben oltre i propri confini, senza subire alcuna conseguenza. Sia chiaro di cosa si tratta: si tratta di pirateria». Giuristi internazionali hanno confermato l’illegalità dell’azione: secondo il diritto internazionale del mare, un intervento israeliano su imbarcazioni battenti bandiere straniere in acque internazionali «costituisce una violazione sia nei confronti degli Stati di bandiera, sia nei confronti dei Paesi dei cittadini stranieri eventualmente arrestati». Un funzionario israeliano, parlando a Ynet, ha cinicamente ammesso che la scelta di intercettare così lontano è stata deliberata: la grande numerosità della flottiglia ha spinto Tel Aviv ad agire prima, il più lontano possibile da Gaza, per evitare che troppe imbarcazioni potessero forzare il blocco. Sul piano della propaganda, il ministero degli Esteri israeliano non ha trovato di meglio che pubblicare su X un video sostenendo che «l’assistenza medica trovata a bordo sarebbe costituita da preservativi e droga» — una menzogna grottesca contro attivisti che rischiavano la vita per portare aiuti a una popolazione sotto assedio.

La complicità dei silenzi, governi eu che si girano dall’altra parte

Di fronte a un atto che viola palesemente la Convenzione ONU sul diritto del mare, la risposta dei governi i cui cittadini erano a bordo è stata, nella migliore delle ipotesi, tiepida. La Farnesina si è limitata a dichiarare che il ministro Tajani «ha chiesto spiegazioni» alle autorità israeliane e greche, senza spendere una parola di condanna, senza pronunciare il termine “pirateria”, senza richiamare l’ambasciatore israeliano. Eppure a bordo delle imbarcazioni si trovavano decine di cittadini italiani, tra cui parlamentari ed eurodeputati. Ancora più grave è il silenzio della Grecia: l’azione è avvenuta nella zona greca di ricerca e salvataggio, praticamente davanti alle coste di Creta, eppure il governo di Atene non ha emesso alcuna dichiarazione tempestiva. «È spaventoso. Il governo greco ha scelto di rimanere l’ultimo e più stabile alleato di Netanyahu nella regione», ha tuonato il deputato greco di Nuova Sinistra Nassos Iliopoulos, sottolineando come Atene avesse addirittura lasciato che atti di «pirateria e terrorismo» avvenissero in acque di propria responsabilità senza reagire. Il presidente dei portuali greci George Gagos è stato ancora più netto: «Il governo greco non rispetta il diritto internazionale, non ha riconosciuto lo Stato di Palestina e sta partecipando con la tolleranza dell’UE, servendo gli interessi israeliani». La Spagna ha inviato una nave militare dichiarando che era solo per il soccorso, non per la scorta. Solo 15 paesi nel mondo — tra cui Spagna, Slovenia e Irlanda, ma non l’Italia — avevano firmato mesi prima un avvertimento formale a Israele: «qualunque attacco costituirà una violazione del diritto internazionale». L’avvertimento è rimasto lettera morta, e nessuno di questi governi ha oggi il coraggio di chiamare l’evento con il suo nome.

La voce degli attivisti e la risposta del mondo arabo

Dal timone della sua imbarcazione, l’attivista marchigiano Vittorio Sergi ha raccontato in diretta il momento dell’abbordaggio: «Eravamo diretti per un’azione non violenta di protesta contro la nave Zim Emeralda, partita dal porto di Genova e diretta ad Haifa con un carico definito “pericoloso”. L’azione voleva essere pacifica e mirava a denunciare il traffico di armi. Siamo in acque internazionali, davanti alla Grecia. Questo è un segnale che iniziative civili e non violente danno fastidio a chi ha fatto del Mediterraneo il suo cortile di casa». Dal mondo arabo e palestinese le reazioni sono state molto più nette di quelle europee. Hamas ha definito l’intercettazione «un crimine di pirateria e terrorismo marittimo contro i civili», chiedendo che «tutti i difensori della libertà nel mondo» la denuncino. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmail Baghaei ha parlato di «chiara violazione dei principi internazionali» e di «atto di terrorismo», esortando la comunità internazionale a «porre fine al genocidio nella Palestina occupata». Al Jazeera ha seguito la vicenda fin dall’inizio, mantenendo un’attenzione costante che i grandi media europei — molti dei quali storicamente inclini a un framing favorevole a Israele — hanno faticato a eguagliare. I Giuristi Democratici italiani hanno chiosato senza mezzi termini: «Israele ha attaccato, in acque internazionali, imbarcazioni della Global Sumud Flotilla — e lo ha fatto preannunciandolo, con il sostegno di fatto, tra gli altri, del governo italiano». La Flotilla, nonostante tutto, non si è arresa: alcune imbarcazioni hanno forzato il motore fino quasi a fonderlo per raggiungere le acque greche; la missione — ridotta ma irriducibile — rivendica «l’elemento di pace, di fratellanza tra i popoli» e non si rassegna a un Mediterraneo trasformato in cortile privato di uno Stato che considera sé stesso al di sopra di ogni legge.


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