Garante Privacy, inghiottitoio di soldi

par Massimo Icolaro
giovedì 22 gennaio 2026

Il Garante della Privacy: stipendi d’oro, riserve milionarie e un conto che non torna

Mentre ospedali pubblici arrancano, le pensioni minime condannano alla povertà chi ha lavorato una vita intera e lo Stato chiede continui “sacrifici”, esiste un angolo dell’amministrazione pubblica che sembra vivere in una realtà parallela: l’Autorità Garante per la protezione dei dati personali.

Un’Autorità certamente prevista dalla legge e formalmente necessaria, ma il cui peso economico e soprattutto la gestione delle risorse pubbliche sollevano interrogativi sempre più difficili da ignorare.

Cinquanta milioni l’anno. Sempre.

Il Garante della Privacy costa circa 50 milioni di euro l’anno allo Stato. Denaro pubblico, trasferito regolarmente dal Ministero dell’Economia.
Di questa somma, oltre il 70–80% finisce in stipendi e indennità, secondo le ricostruzioni emerse anche dall’inchiesta di Report.

Una macchina costosa, rigidamente autoreferenziale, dove la parte preponderante delle risorse non va in investimenti tecnologici, tutela dei cittadini o rafforzamento dei controlli, ma nella remunerazione del personale.

E qui i numeri iniziano a stridere.

Stipendi fuori scala

Secondo i dati emersi e secondo l'analista economico di Report:

Tutti stipendi pagati con soldi pubblici.

Per confronto:

Qui non si tratta di “invidia sociale”, ma di proporzioni.

Il paradosso dei 100 milioni fermi in banca

Ma il dato più clamoroso, emerso dagli economisti interpellati da Report, riguarda un altro aspetto ancora più difficile da giustificare.


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