Finanziaria: studiare diventa un handicap, gli anni universitari non varranno più per la pensione
par Mazzetta
martedì 30 agosto 2011
Nel nostro paese il numero dei laureati è inferiore a quello della media degli altri paesi avanzati, ma se l'ultima versione della manovra del governo Berlusconi dovesse andare in porto, c'è da scommettere che le cose peggioreranno. Il governo ha deciso il mantenimento dei provvedimenti di macelleria sociale già decisi nella prima versione di cancellare il "contributo di solidarietà" ipotizzato per i percettori di redditi elevati, compensando il buco agendo sul fronte delle pensioni con l'introduzione del criterio degli "anni effettivamente lavorati" per il computo degli anni necessari all'ottenimento della pensione. Il resto della manovra si compone dell'abolizione delle province e del dimezzamento del numero dei parlamentari, ma questi due provvedimenti sono demandati al futuro, quando e se in parlamento si riuscirà a mettere insieme i due terzi dei votanti per la maggioranza richiesta per le modifiche costituzionali necessarie o al termine del lungo iter che concede l'approvazione a maggioranza semplice, sulla quale comunque incomberà ancora la minaccia di un successivo referendum confermativo. Quindi mese al mese del poi dell'anno del mai e sicuramente oltre la fine del mandato di questo governo. Il classico provvedimento a babbo morto al quale ci ha abituato Berlusconi.
Questo vuol dire che tutti i laureati italiani, abbiano o meno riscattato gli anni di laurea ad oggi versando volontariamente i contributi all'INPS, sono destinati ad andare in pensione almeno quattro anni più tardi 8 aseconda della durata del corso frequentato), quattro anni in più che ora dovranno ora passare al lavoro per arrivare al fatidico limite oltre il quale scatta la pensione. A questi si aggiungeranno un anno relativo al servizio militare per gli uomini che lo hanno fatto e i periodi di maternità per le donne che hanno "goduto" di questo beneficio. Periodi ugualmente esclusi dal computo degli anni "lavorati". Una schifezza inaudita, che difficilmente diventerà realtà, si toglie il contributo da parte di chi percepisce redditi più elevati e si colpisce chi ha studiato, fatto figli o regalato un anno alla patria. E in quest'ultimo caso si tratta addirittura di un servizio obbligatorio, imposto all'epoca dalla stato.
Con tanti saluti ai buffoni come Calderoli che faceva il maramaldo con i calciatori, che adesso non pagheranno nulla e che l'università per lo più non sanno nemmeno dove stia di casa e l'ennesima smentita di quella macchietta di Bossi che aveva tuonato "le pensioni non si toccano". Per non parlare del Berlusconi che non voleva mettere le mani nelle tasche degli italiani, che ora non pagherà un euro di tasse in più e non sarà minimamente toccato dalla manovra, come non lo saranno tutti i possessori di grandi patrimoni che delle pensioni dello stato non sanno che farsene o i grandi evasori.