Eucarestia fonte e culmine della vita cristiana
par Maria Francesca Carnea
martedì 8 luglio 2025
Il Concilio Vaticano II ha chiarito che «l’Eucaristia è la fonte e il culmine della vita cristiana» (Lumen Gentium, 11). Il teologo che contribuì eminentemente alla comprensione dell’Eucaristia fu Tommaso d’Aquino. Per questo specialmente fu chiamato sole di scienza e santità, aquila di teologia.
In un tempo in cui tutto ‘appare’, nell’avvicinare temi delicati, a volte si dimentica la profondità abissale di ciò che per i credenti è sostanza di vita: l’Eucaristia. Si arriva anche a considerazioni relativiste, a giudizi provvisti di inopportunità e saccenza fuorviante, atti ad alimentare dicotomie tra il vero e il faceto, ancor più sulle 'piazze social' che tutto sono tranne che fucine di confronto. La comunicazione sana deve saper essere vera, buona, utile; sa discostarsi dal fare relativista che inficia ogni buona comprensione, tiene conto di testo e contesto, soprattutto non attribuisce l’inopportuno. Una dialettica realmente intenzionata a costruire interazione, non può osare un agire deistruttivo che si rivela inappropriato per tempestiva mal-educazione. Certo, l’intensità di un accadimento inspiegabile impedisce che l’intelligenza dispieghi tutto il suo vigore, anche perché chi intende pensare metafisicamente e fare teologia speculativa deve accettare l’ascesi intellettuale che consiste nel non lasciarsi condizionare dagli schemi emotivi ma confutarne contenuto. Se l’intelligenza non è in grado di liberarsi dalle “categorie” della sensibilità, o le teme, - non dico di negarle, ma di metterle al loro posto -, ne risulta una grande confusione nel discorso sulle cose di Dio. L’ecumene cristiana non mira solo alla riflessione teologica ma anche all’azione pratica che sperimenta e testimonia la fede in Cristo. È un viaggio dinamico quello della conoscenza, che non produce contrapposizioni, ma si rende pietra d’angolo di un umanesimo votato a sollevare la dignità dello spirito umano.
Posto che, sulla scia dell'Aquinate, la fede emotiva non è fede, che l’emotività non è soggetto della fede, che soggetto della fede è l’intelletto speculativo, mi pongo sub tutela Dei che non si fa vedere ma che credo sia, che ascolto e rispetto; permette di essere giusti, di vedere quello che serve, di esercitare il difficile discernimento. Chiamati dunque ad essere credibili, non solo credenti, è dono meta-fisico innestato nel dato spirituale che ci alberga, e diventiamo credibili quando viviamo quello che diciamo, quando non ostentiamo la fede ma la pratichiamo nelle scelte concrete, credibili per la vita e non per le apparenze. Una persona credibile aiuta a credere, come anche un ‘miracolo’, riconosciuto tale, aiuta a credere. Ecco che "Ti coprirà con le sue penne, sotto le sue ali troverai rifugio. La sua fedeltà ti sarà scudo e corazza" (Sal 91, 4). Per i cristiani parlare di Eucaristia significa inchinarsi, accoglierne vita, germoglio interiore, amore: ogni cattolico è chiamato a comprenderne, a penetrarne mistero, diversamente accostarsi al Santissimo Sacramento come a un rituale a trazione tribale è sacrilegio. Il fascino sapiente della comprensione delle grandi quaestio che abbracciano la fede cristiana attraggono il cuore e l’intelletto e si lasciano sedurre, pronti a relazionare, ossia mettere in relazione, nell’unità della comunione, il grande mistero della vita che inquieta e incoraggia la sua narrazione.
In un'opera di commento alla Scrittura, s. Tommaso ci aiuta a capire l'eccellenza del Sacramento dell’Eucaristia, quando scrive: "Essendo l’Eucaristia il sacramento della Passione di nostro Signore, contiene in sé Gesù Cristo che patì per noi. Pertanto tutto ciò che è effetto della Passione di nostro Signore, è anche effetto di questo sacramento, non essendo esso altro che l’applicazione in noi della Passione del Signore" (In Ioannem, c.6, lect. 6, n. 963). Contribuì l’Aquinate a creare formule e linguaggio utilizzati per spiegare la transustanziazione del pane e del vino nel corpo e nel sangue di Cristo. Nella terza parte della Summa Theologiae, egli studia il Mistero di Cristo - la via e la verità - per mezzo del quale noi possiamo ricongiungerci a Dio Padre. Scrive così pagine insuperate sul Mistero dell’Incarnazione e della Passione di Gesù e, parlando dei Sacramenti, si sofferma in modo particolare sul Mistero dell’Eucaristia, per il quale ebbe grandissima devozione, al punto che, secondo antichi biografi, era solito accostare il capo al Tabernacolo, come per sentire pulsare il cuore di Gesù.
Per la relazione completa: EUCARISTIA FONTE E CULMINE DELLA VITA CRISTIANA