Ermal Meta: musica e scrittura

par Gianleonardo Latini
venerdì 17 aprile 2026

In eventi come il Festival di Sanremo, tra abiti scintillanti o la loro idea e rituali televisivi dell’intrattenimento, sembra non esserci spazio per composizioni intime e dolorose come la ninna nanna che Ermal Meta dedica a una bambina palestinese nel brano “Stella stellina”.

Il contrasto è evidente: da una parte la scenografia del benessere e dello spettacolo; dallâaltra la crudezza della realtà evocata dalla musica. à proprio in questo scarto che emerge una delle tensioni più profonde della cultura dellâintrattenimento contemporaneo.

I grandi eventi televisivi nascono come riti collettivi di evasione. In questa bolla spettacolare, la sofferenza reale fatica a trovare una collocazione che non appaia stonata. Una canzone che parla di guerra, di infanzia ferita e di paura rischia così due destini opposti:

âEssere normalizzataâ, inserita tra una gag e una sfilata di abiti dâalta moda, fino a perdere la propria forza emotiva. âEssere marginalizzataâ, perché ritenuta inadatta a un contesto che deve restare leggero e festoso.

In entrambi i casi emerge una contraddizione: lo spettacolo tende a neutralizzare ciò che mette in crisi la sua superficie brillante.

Nel titolo âStella stellinaâ si nasconde una sorta di ironia tragica. Sul palco di Sanremo le âstelleâ sono gli artisti sotto i riflettori, celebrati da luci e applausi. Nella canzone di Meta, invece, la stella è quella fragile che brilla sopra un cielo segnato dalle macerie.

Da un lato câè lo spettacolo che deve continuare; dallâaltro una musica che si ferma, almeno per un momento, a testimoniare lâorrore.

Il disagio che nasce da questo contrasto suggerisce forse una verità più profonda: non è la canzone a essere fuori luogo, ma il contesto che fatica ad accogliere la realtà quando questa interrompe la narrazione dellâintrattenimento.

Con âStella stellinaâ, Meta ricorda che la musica non è soltanto evasione o racconto sentimentale. Può diventare anche una forma di testimonianza civile.

Una ninna nanna, nella tradizione, serve a far dormire i bambini. Qui invece sembra rivolta a chi non riesce a dormire perché la notte è attraversata dalle bombe. In questo senso la canzone recupera una funzione antica della musica: quella di dare voce a chi non ne ha.

Se un grande evento mediatico non riesce a contenere questo tipo di verità, forse è lâevento stesso a rivelarsi insufficiente, non la canzone.

Come scriveva Bertolt Brecht: «Lâarte non è uno specchio per riflettere il mondo, ma un martello per scolpirlo».

Quando quel martello colpisce una superficie fragile, ricoperta di paillettes, è spesso la superficie a incrinarsi, rivelando il vuoto che câè sotto.

La storia evocata nel brano è diventata anche un libro illustrato: âStella stellinaâ di Ermal Meta, con illustrazioni di Michele Bernardi, pubblicato nel 2026 da La nave di Teseo.

Il volume nasce proprio dalla canzone e ne amplia lâuniverso narrativo. Racconta di un padre che torna a casa con un dono inatteso per sua figlia: una bambola che diventa testimone di un presente drammatico e insieme promessa di un futuro diverso. à una favola poetica sullâamore che resiste anche nei momenti più bui, capace di trasformare la notte in un cielo di primavera.

I diritti dâautore del libro sono destinati a iniziative a favore dellâinfanzia, rafforzando ulteriormente il senso etico del progetto

La storia si muove così tra due registri: la delicatezza della fiaba e la consapevolezza di una realtà tragica. Ed è proprio questo equilibrio a renderla potente.


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