Epstein allo specchio
par Annalisa Martinelli
martedì 24 febbraio 2026
Con la desecretazione massiva a gennaio 2026 degli “Epstein Files“, da parte del Dipartimento di Giustizia USA, è emersa l’intervista di due ore di Steve Bannon a Jeffrey Epstein, rimasta finora inedita e segreta al grande pubblico, salvo un breve trailer pubblicato nel 2021 dal New York Post.
Steve Bannon ha usato lo strumento dell’intervista come arma di propaganda e difesa mediatica, con lo scopo di ripulire e riabilitare l’immagine del finanziere Jeffrey Epstein, prima del secondo arresto. Il girato, per un totale di circa quindici ore effettuate nel 2019, serviva per la realizzazione di un documentario in più parti ed il progetto aveva il titolo provvisorio di “The Monsters: Epstein’s Life Among the Global Elite“. Bannon ha definito l’operazione “Media training” (addestramento mediatico), diretta a smontare la narrazione di Epstein come predatore sessuale per ricostruirne una in qualità di filantropo e intellettuale, vittima di una élite dominante globale.
In questo Steve Bannon è abile maestro, un esperto stratega politico, che sa come creare narrazioni tali da confondere l’opinione pubblica e riabilitare figure oscure come in questo caso. A quale scopo? Chi ha usato chi, viene da chiedersi. Probabilmente si sono usati a vicenda in uno scambio di favori intrecciati ad interessi politici. L’intervista raggiungeva un duplice obiettivo: A Jeffrey Epstein interessava pulire la sua immagine dalle accuse di pedofilia, mantenere relazioni con persone influenti, “acquistare” legittimità sociale. Per Steve Bannon invece era l’importante occasione per ottenere supporto finanziario alla sua rete politica e per attaccare l’establishment globale.
Sono state girate quindici ore di filmati nella casa di Esptein a Manhattan, in cui guardava spesso dritto nell’obiettivo, seguendo i suggerimenti di Bannon, per non sembrare evasivo, per comunicare fiducia e sincerità. Ha risposto in merito al suo status ammettendo di essere un criminale, definendosi però del più basso livello. Bannon parlava a lungo, molto più dell’intervistato costretto a risposte molto concise. Lo ha incalzato chiedendogli se i suoi soldi erano sporchi e la risposta è stata un secco “No”. Quando poi gli ha chiesto direttamente se si considerasse “il diavolo in persona“, Epstein ha risposto: “No, ma ho un buon specchio“. Questa frase enigmatica apre diversi scenari interpretativi. Jeffrey Epstein ha respinto l’idea di essere la personificazione del diavolo, dichiarando il suo timore per lo stesso, ma con smisurata dose di narcisismo è sembrato alludesse al fatto di non considerarsi al suo livello. Pur non essendo l’entità suprema del male, saprebbe guardarsi bene allo specchio e vederne certi tratti o addirittura il riflesso (e si potrebbe ricollegare ad un’altra sua frase dove si definiva un criminale del basso livello).
Dall’analisi dello scambio di email e messaggi, risalenti al 2018 e 2019, emerge tra Bannon ed Epstein un legame fatto di pianificazione strategica e finanziaria. L’idea dell’intervista è maturata nel corso di una stretta collaborazione e scambio tra i due, negli anni in cui Esptein è stato anche consulente di Bannon durante le campagne mediatiche pro-Trump. L’intervista è stata finanziata dallo stesso Jeffrey Epstein. In pratica era un tentativo di manipolazione mediatica, orchestrato da Bannon per conto di Epstein. Bannon delineava la linea comportamentale di Epstein nel corso delle registrazioni, dalla postura al tipo di dichiarazioni.
FITTO SCAMBIO DI EMAIL E MESSAGGI TRA BANNON ED EPSTEIN
Nello scambio di comunicazioni tra i due, nel maggio 2019, Bannon gli scriveva chiaramente che voleva prepararlo ad una intervista che avrebbe fatto passare le sue trasgressioni come errori di gioventù di un genio incompreso, suggerendogli di negare ogni accusa, negare di essere un pedofilo. Inoltre Bannon chiedeva aiuto ad Epstein per raccogliere fondi a sostegno di Matteo Salvini e Marine Le Pen, in modo da assicurarsi che che il fronte populista avesse la “benzina necessaria” per mandare in frantumi Bruxelles. È emersa anche una strategia coordinata di attacco al Vaticano, nello specifico per colpire e rimuovere Papa Francesco. In diversi messaggi del giugno 2019, Bannon scriveva a Jeffrey Epstein “Will take down Francis“, faremo cadere Francesco.
Steve Bannon ha sfruttato Esptein come risorsa strategica e strumentale al suo progetto di un sovranismo globale. La visione di Bannon sta tutta in The Movement, la centrale operativa operativa del sovranismo globale che ha fondato nel 2017. Si tratta di una fondazione no-profit di diritto belga, con sede a Bruxelles, creata dall’ex-stratega di Trump, per promuovere il nazionalismo economico, il sovranismo e il populismo di destra in Europa, eludere i limiti ai finanziamenti politici nazionali, creare una rete internazionale di partiti sovranisti e populisti di destra per influenzare le elezioni del Parlamento Europeo e destabilizzare l’Unione Europea.
STEVE BANNON E DONALD TRUMP
Steve Bannon è stato il direttore della campagna elettorale di Donald Trump nel 2016, e poi Chief Strategist alla Casa Bianca. Lo scontro tra due ego titanici ha deteriorato in breve tempo un sodalizio che all’inizio era fortissimo, portando alla rimozione dal suo incarico dopo 210 giorni (circa sette mesi) dall’insediamento dell’amministrazione. Bannon, spesso in contrasto con le fazioni più moderate, era visto come una figura divisiva e fortemente radicale. Dopo il licenziamento di Bannon dalla Casa Bianca, nell’agosto 2017, la collaborazione tra i due è proseguita tra alti e bassi molto estremi, fino alla rottura pubblica e (temporaneamente) definitiva nel 2018. Fattore scatenante: le pesanti critiche di Bannon sulla famiglia Trump dopo l’uscita del libro “Fire and Fury: Inside the Trump White House” di Michael Wolff. L’aperta ostilità creatasi, ha segnato la fine del “patto di convenienza” tra i due.
La riconciliazione è avvenuta in maniera lenta e graduale, in particolare alla fine del 2020, in seguito alle contestazione elettorali in cui Trump aveva messo in dubbio la legittima vittoria di Joe Biden. Bannon ha offerto tutto il suo sostegno a Donald Trump. Nel 2021 hanno ripreso a sentirsi regolarmente per discutere su strategie politiche, e Trump gli ha concesso la grazia presidenziale, bloccando così il caso “We Build the Wall” in cui Bannon era coinvolto per frode telematica e riciclaggio di denaro. Continuano quindi ad operare come due centri di potere separati che si supportano a vicenda, avendo un comune obiettivo politico. Per legittimare il potere di Trump, Bannon e leader religiosi, all’interno dell’ala destra evangelica, sono arrivati perfino a definirlo “strumento della provvidenza divina“.